Mps, Lovaglio licenziato per giusta causa: scontro sulle liste e governance in bilico

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Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha deliberato la risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro con Luigi Lovaglio, nella sua qualità di amministratore delegato e direttore generale. La decisione, formalizzata al termine della riunione del board presieduto da Nicola Maione il 7 aprile, rappresenta l’ultimo passaggio di una procedura avviata il 25 marzo con la revoca delle deleghe operative.

Secondo la banca, il provvedimento è “riconducibile alla perdita del rapporto fiduciario” tra il manager e il consiglio. Una motivazione formale che, tuttavia, si inserisce in uno scontro più ampio sulla governance e sul futuro dell’istituto, maturato nelle settimane precedenti all’assemblea chiamata a rinnovare il consiglio.

Tre liste e due linee strategiche

Il confronto si concentra sulle tre liste presentate per il rinnovo del cda. Da un lato c’è quella del consiglio uscente, che punta sulla continuità dell’assetto di vertice con la candidatura di Maione alla presidenza e l’indicazione di Fabrizio Palermo come nuovo amministratore delegato. Dall’altro si colloca la lista alternativa di Plt Holding, la società della famiglia Tortora, che propone Cesare Bisoni alla presidenza e lo stesso Lovaglio come ceo, in un’ottica di continuità con la gestione degli ultimi anni.

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A completare il quadro c’è la terza lista, quella di minoranza promossa dalle Sgr e dai fondi riuniti in Assogestioni. La contrapposizione principale resta però quella tra la lista del board e quella di Plt Holding, espressione di due visioni diverse sulla guida futura della banca.

Il punto di rottura

La crisi si è innescata con la decisione di Lovaglio di aderire alla lista alternativa. Secondo la ricostruzione della banca, questa scelta è incompatibile con il ruolo ricoperto e con il coinvolgimento del manager nel processo interno di selezione dei candidati. Da qui la revoca delle deleghe e, successivamente, il licenziamento per giusta causa anche nella sua funzione di direttore generale.

Una lettura respinta con forza dalla famiglia Tortora, promotrice della lista Plt Holding. In una nota, la decisione viene definita “infondata e abnorme”, sostenendo che l’unica vera motivazione sia la candidatura di Lovaglio nella lista alternativa dopo la sua esclusione da quella del cda. Secondo questa interpretazione, il provvedimento si inserirebbe in una strategia volta a ostacolare la lista Plt e a limitare la possibilità per gli azionisti di esprimersi su una proposta che punta alla continuità della gestione recente.

Il ruolo degli azionisti

Determinanti per l’esito dell’assemblea di Mps del 15 aprile saranno le scelte dei grandi soci. Oltre a Delfin, l’attenzione si concentra su Francesco Gaetano Caltagirone, investitore noto per il suo ruolo attivo nelle partite di governance. La sua posizione, insieme a quella di altri soci rilevanti, potrebbe incidere in modo decisivo sugli equilibri finali del nuovo consiglio.

La vicenda si inserisce in una fase delicata per Mps, reduce da anni di ristrutturazione dopo la crisi che aveva portato all’intervento pubblico. L’arrivo di Lovaglio nel 2022 aveva segnato un cambio di passo, con il ritorno all’utile e il rafforzamento della struttura finanziaria, elementi che oggi alimentano il confronto tra chi sostiene la continuità e chi punta a una discontinuità nella guida.

L’articolo Mps, Lovaglio licenziato per giusta causa: scontro sulle liste e governance in bilico è tratto da Forbes Italia.

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