Il cofondatore Hastings lascia Netflix. Il titolo crolla in Borsa nonostante i conti sopra le attese
Il cofondatore Reed Hastings lascerà il consiglio di amministrazione di Netflix a giugno, uscendo definitivamente dalla governance del gruppo che ha guidato per quasi 30 anni. L’annuncio arriva in concomitanza con i risultati del primo trimestre 2026 e coincide con una reazione negativa del mercato: il titolo ha perso quasi il 10% nel pre-market, nonostante numeri superiori alle aspettative.
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Risultati solidi, crescita a doppia cifra
Nel primo trimestre Netflix ha registrato ricavi per circa 12,2 miliardi di dollari, in aumento del 16% su base annua, e un utile per azione di 1,23 dollari, ben al di sopra delle stime di consenso, come riportato da Forbes. La crescita è stata sostenuta principalmente dagli abbonamenti, che hanno beneficiato sia dell’espansione dell’offerta sia degli aumenti di prezzo introdotti negli ultimi mesi.
Anche i margini restano in miglioramento: l’utile operativo ha raggiunto i 4 miliardi di dollari (+18%), con un margine operativo superiore al 32%. A incidere positivamente sui risultati è stata anche la penale da 2,8 miliardi di dollari incassata dopo il fallimento dell’operazione con Warner Bros. Discovery.
Previsioni sotto le attese e pressione sul titolo
Nonostante i conti solidi, la reazione degli investitori è stata negativa. Il mercato guarda alle prospettive più che ai risultati passati, e le indicazioni per il secondo trimestre sono state giudicate deboli. Netflix prevede ricavi per 12,5 miliardi di dollari e un utile per azione di 0,78 dollari, entrambi al di sotto delle stime di Wall Street.
A questo si aggiunge l’impatto potenziale degli aumenti di prezzo sugli abbonamenti, che potrebbero rallentare la crescita della base utenti nel breve periodo. Il mix tra crescita meno brillante attesa e maggiore pressione sui consumatori ha contribuito a innescare le vendite sul titolo.
L’uscita di Hastings pesa sul sentiment
In questo contesto si inserisce l’addio di Hastings, figura centrale nella storia di Netflix. Si tratta di un passaggio simbolico rilevante: l’imprenditore lascia il board dopo aver già ceduto la guida operativa, chiudendo definitivamente un’era iniziata con la trasformazione del modello di business e proseguita con l’espansione globale.
La gestione resta affidata ai co-ceo Greg Peters e Ted Sarandos, ma l’uscita del fondatore contribuisce ad aumentare l’incertezza tra gli investitori, soprattutto in una fase in cui il gruppo deve affrontare nuove sfide strategiche.
Nodo strategico: m&a, pubblicità e contenuti
Sul fronte industriale, Netflix arriva da un 2025 da record, con oltre 45 miliardi di dollari di ricavi e una crescita significativa degli utili. Tuttavia, alcune scelte recenti hanno riacceso il dibattito sulla strategia.
Il gruppo ha rinunciato all’acquisizione di Warner Bros. Discovery, accettando di pagare una penale da 2,8 miliardi di dollari e lasciando spazio all’offerta rivale di Paramount Skydance. La decisione riflette prudenza finanziaria ma allo stesso tempo evidenzia la necessità di ridefinire le leve di crescita. Tra queste, un ruolo centrale è affidato alla pubblicità, con l’obiettivo di raddoppiare i ricavi entro il 2026, e all’espansione dei contenuti live, inclusi eventi sportivi e intrattenimento dal vivo. Parallelamente, l’azienda continua a investire in tecnologia e intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza utente e ampliare l’offerta.
Le previsioni per l’intero 2026 restano confermate, con ricavi attesi tra 50,7 e 51,7 miliardi di dollari e un miglioramento della redditività complessiva. Tuttavia, nel breve termine il mercato chiede maggiore visibilità sulla crescita e sulla capacità di sostenere i nuovi driver di business.
L’articolo Il cofondatore Hastings lascia Netflix. Il titolo crolla in Borsa nonostante i conti sopra le attese è tratto da Forbes Italia.
