Adam Godson racconta Workday: così l’intelligenza artificiale sta ridisegnando il lavoro
Workday continua il suo piano di investimenti in Europa. L’azienda di Pleasanton, California, dieci miliardi di dollari fatturati, sceglie Dublino per un suo centro di sviluppo per l’Intelligenza Artificiale. Specializzata in sviluppo di piattaforme di integrazione AI per mercati come finanza, hr e talent acquisition, ha fatto questo passo dopo l’apertura dell’Innovation Lab milanese “dedicato alla trasformazione del potenziale dell’AI generativa in valore reale per il business per ospitare e condividere con le aziende, anche Pmi, le possibilità offerte dall’AI”.
Proprio nella città di James Joyce viene inaugurato un nuovo Centro di Eccellenza (CoE) per l’AI, sede centrale Emea dell’azienda, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione europea. La nuova struttura ha un investimento triennale di 175 milioni di euro e la creazione di 200 posizioni specializzate in IA. L’investimento, sostenuto dal governo irlandese, amplia il ruolo di Dublino nella strategia globale di innovazione di Workday. Adam Godson, general manager per la divisione Talent acquisition product, ha risposto alle domande di Forbes in esclusiva per l’Italia.
Come vede il mercato del lavoro nel prossimo biennio con l’espansione delle vostre piattaforme?
Oggi il mercato delle assunzioni vale 150 miliardi di dollari in forza lavoro e 8 in software. Il nostro compito è ridurre l’attrito tra le aziende e i talenti disponibili. E l’unico modo per realizzare questo obiettivo è adottare un sistema che connette profondamente le persone ai dati aziendali. L’uso dell’AI è cruciale per migliorare l’efficienza dei processi di assunzione, come la programmazione dei colloqui e la gestione delle candidature. Questa professione dovrà diventare sempre meno manuale.
I professionisti del settore, quindi, potrebbero perdere il lavoro?
No. C’è tantissimo lavoro che deve essere necessariamente svolto da persone: la gestione della documentazione, il colloquio personale, la valutazione sul campo, restano attività che spettano agli umani.
Parliamo di sicurezza. Il lancio di Mythos da parte di Anthropics, con la capacità di integrarsi e scavare nel profondo le piattaforme, compreso la stessa struttura di internet, ha sconvolto la business community, perché Mythos potrebbe finire nelle mani sbagliate.
Ho molto apprezzato il saggio sull’adolescenza della tecnologia e dell’AI scritto dal fondatore di Anthropic, Dario Amodei, in cui delinea i rischi che, in generale, essa comporta. Credo che nel mondo, oggi, ci sia dieci volte più codice di qualche anno fa e si potrebbero offrire possibilità maggiori agli attaccanti. Il rapporto tra Workday e gli utenti si basa sulla fiducia, che deve rimanere integra. Per questo abbiamo un fortissimo reparto dedicato alla sicurezza, non solo nell’headquarter, ma ovunque ci siano i nostri uffici.
Di fronte alla sfida dell’AI si parla spesso di upskilling per i professionisti delle aziende. Quali consigli si sente di dare?
Una delle modalità in cui crediamo è la gestione dei trasferimenti interni, prima di attingere al mercato esterno e poi far sì che gli agenti AI si occupino del resto del lavoro. E guardare prima internamente. Penso che, man mano che l’IA trasforma il mondo del lavoro, la mobilità interna dei talenti di un’azienda sarà uno dei processi più importanti nei prossimi anni.
Quali skills sono richieste per questa professione? Sono apprezzate le componenti umanistiche?
Certo. La progettazione dei processi include molti aspetti interdisciplinari e prevede anche una componente emotiva. Rifiuto il concetto e mi infastidisco quando qualcuno dice che candidarsi per un lavoro è come fare shopping online. Non lo è. Coinvolge la tua autostima, la tua situazione economica. È un processo profondamente emotivo, che influenza il futuro di una persona. Quindi, comprendere questo aspetto e saper progettare un processo è fondamentale.
Il nuovo centro di eccellenza di Dublino fortifica la vostra presenza in Ue. Quali sono gli obiettivi a medio termine?
La nuova struttura testimonia il fatto che Workday vuole investire ulteriormente nell’AI e nei talenti in questo campo a Dublino, per costruire la prossima generazione di prodotti di Intelligenza Artificiale. Qui siamo presenti da molto tempo, ma è un ottimo punto di accesso per un’azienda americana. Quindi, poter avere un grande gruppo di talenti nel campo dell’IA che lavorano insieme in un unico luogo, supporta l’ipotesi su come i team di AI lavorino meglio di persona e non online.
Il nuovo CoE per l’AI accelererà l’innovazione, amplierà le partnership all’interno della rete di innovazione irlandese e svilupperà competenze fondamentali in questo settore. Il governo irlandese ha co-investito in questa operazione: “Da quando Workday ha acquisito l’innovatore tecnologico irlandese Cape Clear nel 2008, si è evoluta in un polo di ricerca e sviluppo all’avanguardia, basato su una combinazione di persone di talento, tecnologia e innovazione che l’Irlanda può offrire in modo unico”, ha dichiarato Peter Burke T.D., Ministro per le imprese, il turismo e l’occupazione.
L’articolo Adam Godson racconta Workday: così l’intelligenza artificiale sta ridisegnando il lavoro è tratto da Forbes Italia.
