Final Frontier: Amalia Ercoli Finzi ed Elvina Finzi raccontano come lo spazio sia la nuova frontiera del possibile
Viviamo in un’era di straordinario cambiamento, un vero e proprio nuovo rinascimento guidato da tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale e il quantum computing, che stanno trasformando radicalmente le nostre vite. Oggi è diventato del tutto normale confrontarsi con droni, esplorazione spaziale e software in grado di replicare l’essere umano con incredibile realismo, aprendo la strada a opportunità imprenditoriali senza precedenti.
Proprio per esplorare queste nuove frontiere dell’umanità, noi, Amalia Ercoli Finzi – prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica e pioniera dello spazio – ed Elvina Finzi – ingegnere nucleare e manager di alto livello in EssilorLuxottica –, vi portiamo all’interno del nostro mondo attraverso questa discussione intima e strategica sul futuro del cosmo e delle discipline scientifiche.
L’intervista completa:
Come sta lo spazio attualmente e come state vivendo questo momento?
Per quanto riguarda me, Elvina, posso dire che stiamo attraversando un momento estremamente dinamico, interessante e ricco di bellissime evoluzioni. Dal mio punto di vista, invece, io, Amalia, scherzo dicendo che starei molto meglio se avessi vent’anni di meno, anche se purtroppo non siamo ancora i padroni del tempo, una capacità che forse l’umanità svilupperà solo in futuro. Questo scenario attuale rappresenta un autentico rinascimento per il settore, ma non dobbiamo nasconderci che si tratta contemporaneamente di un periodo molto difficile, anzi, moltissimo complicato. Viviamo una transizione che unisce un enorme entusiasmo a sfide inedite e non sempre rassicuranti.
Perché lo spazio è diventato così centrale oggi e che tipo di evoluzione sta affrontando?
Io, Amalia, ho avuto il privilegio anagrafico di assistere alla nascita stessa dell’era spaziale, un fenomeno unico che possiede una data di nascita esatta: il 4 ottobre 1957. Quel giorno i russi lanciarono lo Sputnik con l’unico scopo di dichiarare dall’orbita la propria supremazia tecnologica. Sebbene quel primo satellite si sia poi distrutto nell’atmosfera senza un seguito immediato, da lì è partito tutto: appena quattro anni dopo volò Yuri Gagarin e subito dopo prese il via lo straordinario programma Apollo. Questa vera e propria esplosione ha vissuto fasi alterne di grande dinamismo e di stasi, queste ultime legate soprattutto alle decisioni dei presidenti americani che scelsero di non finanziare le ultime tre missioni Apollo per mancanza di interesse. Oggi stiamo vivendo una grandiosa fase di ripresa che tocca ogni ambito, dalle missioni di esplorazione fino alle telecomunicazioni e all’osservazione della Terra. La vera e complessa novità che sta cambiando radicalmente le regole del gioco è l’ingresso massiccio dei privati, un insieme numeroso e diversificato di nuovi attori globali, tra cui figura anche l’Italia, che si affiancano alle grandi agenzie spaziali tradizionali.
Possiamo parlare apertamente di una nuova Corsa allo Spazio con l’arrivo dei privati?
Io, Elvina, sulla scia del libro di mia madre intitolato proprio La Corsa allo Spazio, confermo assolutamente che siamo di fronte a una nuova competizione, alimentata da questo rinascimento tecnologico e da modalità completamente inedite per raggiungere il cosmo. L’ingresso dei privati ha introdotto una sana concorrenza e una forte spinta creativa, un cambiamento necessario dal momento che le agenzie governative erano diventate nel tempo troppo elefantiache ed appesantite. Quando si fa affidamento esclusivamente su fondi statali senza l’obbligo di generare un ritorno economico immediato, i processi di sviluppo e innovazione rischiano inevitabilmente di rallentare. Certamente la ricerca fondamentale rimane indispensabile e deve continuare a essere alimentata pubblicamente poiché non garantisce profitti immediati. Tuttavia, quando la ricerca di base è consolidata, permettere ai privati di usufruirne e correre velocemente genera non solo un profitto personale, ma un beneficio immenso per l’intera umanità, dando vita a un settore economico completamente nuovo.
Perché lo spazio è così fondamentale per la nostra vita quotidiana sulla Terra?
Io, Amalia, voglio ricordare che lo spazio garantisce applicazioni immediate che ci consentono concretamente di vivere meglio ogni giorno. Pensiamo alle previsioni meteorologiche: tutto è iniziato con i satelliti russi in orbita Molnija, studiati specificamente per monitorare il tempo sulla Russia, e oggi disponiamo di sistemi satellitari che forniscono previsioni ottime, con il 95% di probabilità di realizzarsi a tre giorni. A questo si aggiungono il GPS e i programmi di osservazione della Terra come Copernicus. Copernicus non interviene direttamente, ma monitora costantemente il pianeta e ci mostra purtroppo come le cose vadano male, rilevando eruzioni vulcaniche, inondazioni e permettendoci di lanciare allerte tempestive in caso di tsunami con un anticipo di ore, salvando così moltissime persone. Anche se non siamo ancora in grado di prevedere i fenomeni con mesi di anticipo, i satelliti cambieranno sempre di più la nostra routine. In futuro, aspiriamo a traguardi ambiziosi ma realizzabili, come permettere a un ipovedente di attraversare la strada in totale sicurezza grazie al supporto satellitare quando il semaforo diventa verde, o persino localizzare e riprendere immediatamente un bambino che scappa di mano alla mamma.
L’economia spaziale è in forte crescita, ma non temete che le rivalità terrestri si stiano riproducendo nel cosmo?
Io, Amalia, riconosco che l’economia spaziale muove oggi cifre enormi, tra i 400 e i 600 miliardi di dollari all’anno, con proiezioni che parlano di 1.800 o addirittura 3.000 miliardi nell’arco di un decennio. È inevitabile che dove risiede il potere economico si concentrino anche dinamiche di potere politico, culturale e sociale, riproducendo nello spazio le divisioni geopolitiche della Terra, come la competizione per la Luna tra l’Occidente a guida statunitense, supportato da Europa e Italia, e la Cina. La Cina sta compiendo passi eccezionali, ma il vero elemento di rottura è stato l’ingresso di privati come Elon Musk. Musk ha affrontato direttamente il punto più dolente dell’intera industria: la limitata capacità di lancio dell’umanità, storicamente bloccata a poche tonnellate in orbita bassa o una o due tonnellate in orbita geostazionaria. Sviluppando lanciatori straordinari come il Falcon e offrendo la capsula Dragon per inviare immediatamente gli astronauti nello spazio, Musk ha trasformato il privato da semplice fornitore di base a protagonista assoluto nel decidere le sorti delle future imprese spaziali. Mentre la gloriosa Stazione Spaziale Internazionale si avvia verso la sua fine, nuove realtà come la stazione Axiom sono pronte a subentrare, dimostrando che il futuro resta meraviglioso e pieno di opportunità.
Com’è crescere con una madre così importante e come si spiega un percorso che unisce ingegneria nucleare, motori per Marte e top management?
Io, Elvina, posso dire che crescere in questo contesto ha significato respirare un humus culturale fondamentale, di cui inizialmente non mi rendevo nemmeno conto. A casa nostra era assolutamente normale intavolare discussioni scientifiche a tavola, ogni singola sera. Questo ti allena costantemente ad essere ambiziosa, a porti domande e a sostenere un dibattito, il che ha rappresentato per me un grandissimo privilegio e una fortuna immensa. La mia è una famiglia interamente composta da ingegneri: mia madre, mio padre, i miei zii, quattro fratelli di cui uno architetto e gli altri ingegneri, e persino mio nonno che è stato rettore del Politecnico. Proprio per questo mantra familiare, inizialmente desideravo fare qualcosa di diverso, ma l’amore per la matematica, la logica e le scienze era troppo forte per immaginare una vita senza questi temi. Ho così intrapreso un dottorato in ingegneria nucleare focalizzato su una base umana, sviluppando un reattore nucleare per poterla alimentare. Successivamente, con il cambio dell’amministrazione americana, i fondi per lo spazio sono svaniti da un giorno all’altro, interrompendo bruscamente le mie intense collaborazioni con i laboratori nazionali di Los Alamos, dove si sviluppavano materiali e combustibili. Di fronte a quella totale riconversione dei laboratori, mi sono chiesta cosa fare e ho scelto di orientarmi verso l’industria per mettere la tecnologia direttamente al servizio delle persone. Questo mi ha spinto prima nel mondo degli elettrodomestici bianchi per aiutare la “signora Maria” a vivere meglio grazie allo sforzo tecnologico, e successivamente a ricoprire da ormai dieci anni un ruolo di top management in EssilorLuxottica, mantenendo sempre lo stesso scopo profondo.
Quali sono i dati reali sulla presenza femminile nei settori tecnologici e che consigli dareste alle giovani donne?
Io, Amalia, guardando indietro alla mia carriera iniziata nel 1962, posso confermare che i numeri storici sulla presenza delle donne sono spaventosi e persino imbarazzanti, sebbene oggi si stiano finalmente conquistando posizioni di rilievo. All’inizio partecipavo a riunioni in cui si esordiva dicendo “lady and gentleman” al singolare, perché la sola donna in sala ero io. Nel nostro libro Oltre le stelle più lontane abbiamo voluto scardinare il pregiudizio secondo cui le donne non sarebbero naturalmente portate per l’esplorazione spaziale o lunare, raccogliendo le interviste di venti donne straordinarie che lavorano con enorme successo e soddisfazione in questo campo prettamente maschile. Nonostante gli sforzi attuali di agenzie come NASA ed ESA, le donne rappresentano ancora solo il 20-22% del totale. Io, Elvina, alle ragazze che vogliono intraprendere questa strada consiglio prima di tutto di ascoltarsi nel profondo e di osare, rifiutando l’idea preconcetta che non sia un mestiere per donne. La preparazione solida è fondamentale perché a noi donne purtroppo non viene perdonato nulla, ma occorre avere il coraggio di fare quel passo in più per andare a cercarsi le opportunità. Io, Amalia, sposo interamente questa visione: la cultura e la preparazione di base sono le uniche armi che permettono di esplorare e capire cosa si ama davvero, trasformando il sogno in qualcosa di concreto. L’occasionissima con la lettera maiuscola capita a chiunque nella vita, e chi dice di non averla ricevuta spesso semplicemente non ha saputo riconoscerla o coglierla al passaggio del treno per mancanza di preparazione.
Perché è politicamente e socialmente strategico che le donne occupino ruoli decisionali nelle nuove frontiere dell’umanità?
Io, Amalia, ritengo che la presenza femminile nei ruoli decisionali sia l’unico modo reale per modificare e decidere il nostro futuro. Le donne portano prerogative uniche, come l’attenzione innata verso gli altri e una prospettiva che non si limita alla pura esecuzione del lavoro, ma ne valuta attentamente le conseguenze sul vivere comune e sulla sensibilità altrui. Cerchiamo una felicità condivisa, il che rappresenta una pretesa complessa, ma introduciamo anche una straordinaria capacità intuitiva ancestrale che trascende la pura logica consequenziale. Questa intuizione raccoglie un insieme ricchissimo di informazioni conservate nel subconscio, consentendoci di decifrare la complessa tessitura della realtà e di individuare soluzioni altrimenti introvabili. Io, Elvina, aggiungo che nel marketing questo approccio coincide esattamente con l’ascolto dei segnali deboli, ovvero la capacità di cogliere fenomeni non macroscopici che finiranno per influenzare contesti insospettabili. Si tratta di una profonda empatia legata alla valutazione delle ricadute tecnologiche e sociali, una sensibilità verso il prossimo che da un lato può essere vista come una condanna gestionale, ma dall’altro arricchisce e guida immensamente la nostra vita privata e professionale.
Come si posiziona l’Italia nello scenario spaziale internazionale e quali sono i suoi punti di forza storici?
Io, Amalia, posso affermare con orgoglio che l’Italia è messa molto bene poiché vanta radici storiche lontanissime, essendo stata il terzo Paese al mondo in assoluto ad entrare nello spazio, subito dopo i russi e gli americani. Questa tradizione è coronata da un successo unanime, tanto che all’estero ci riconoscono capacità eccezionali e una creatività unica: la celebre “soluzione all’italiana” è sinonimo di una risposta intelligente, creativa e capace di ribaltare positivamente una situazione critica. Purtroppo, come accade ovunque, abbiamo dovuto fare i conti con ostacoli politici. In passato abbiamo vissuto un grave arresto quando, dopo aver messo in orbita il primo satellite per telecomunicazioni potenzialmente commercializzabile, i governi dell’epoca decisero di non investire ulteriormente, consegnando di fatto il comparto delle telecomunicazioni nelle mani dei francesi che ne sono diventati padroni. Nonostante questi errori storici, siamo riusciti a ripartire e oggi partecipiamo attivamente alle scelte e ai programmi dell’ESA, sebbene il lanciatore Ariane rappresenti attualmente una croce pesante per noi a causa dei suoi costi di gestione decisamente troppo elevati, nonostante la sua indiscutibile eccellenza ingegneristica.
Esiste il rischio che l’Europa e l’Italia diventino solo una boutique di lusso per le grandi superpotenze spaziali?
Io, Amalia, vedo lo scenario in modo positivo poiché, all’interno dei programmi ESA condotti in sinergia con gli Stati Uniti per la stazione spaziale lunare, l’Italia sta realizzando componenti fondamentali riscuotendo un grandissimo successo. Tuttavia, lo scacchiere globale sta cambiando rapidamente: la Cina sta compiendo imprese straordinarie, avendo riportato a terra campioni lunari nel 2024 con la missione Chang’e 6, preceduta nel 2023 dallo straordinario programma indiano Chandrayaan 3 che ha portato con successo una struttura complessa di sette elementi sulla faccia nascosta della Luna, senza dimenticare le grandi ambizioni degli Emirati Arabi Uniti. Io, Elvina, confermo che possediamo una competenza straordinaria e un tessuto industriale solidissimo, come dimostrano i futuri moduli della nuova stazione spaziale lunare che abbiamo visto e toccato con mano a Torino, interamente realizzati da noi. Il vero nodo strategico, che riguarda l’Italia e l’intera Europa, è evitare di disperdere le energie facendo un po’ di tutto, col rischio di non essere leader in nulla e di ridursi, appunto, a una boutique d’alta gamma dove americani e cinesi, che stanno iniettando capitali colossali, vengono solo a comprare il meglio. Dobbiamo compiere una scelta di identità e di strategia industriale solida, identificando una nostra specifica zona di eccellenza primaria ed esclusiva su cui investire in modo coerente e consistente tutti insieme, senza pretendere di accontentare ogni singola agenzia a discapito della leadership.
Qual è la vostra visione su Elon Musk e sull’impatto dei suoi progetti di costellazioni satellitari?
Io, Amalia, provo una sincera ammirazione per come Elon Musk ha costruito il proprio successo partendo da un’infanzia e un percorso non facili in Sudafrica, dimostrando un coraggio fuori dal comune. Al tempo stesso, ammetto che alcune sue iniziative mi fanno molta paura, in particolare l’occupazione dell’orbita bassa a 500 chilometri di altitudine per le telecomunicazioni. Musk ha avuto la geniale intuizione di sostituire le pesanti piattaforme geostazionarie tradizionali con una rete fittissima di piccolissimi satelliti vicini alla Terra che passano in serie garantendo la trasmissione dati. Tuttavia, ha già lanciato diecimila satelliti, possiede la licenza per trentaduemila e punta a raggiungerne quarantamila sulla stessa orbita. Questa densità preoccupa enormemente per il rischio di collisioni: se oggi i sistemi di allerta automatica riescono a far spostare i satelliti per evitare impatti, con quarantamila, sessantamila o ottantamila oggetti in orbita il sistema di allerta smetterà di funzionare, minacciando la sicurezza delle telecomunicazioni stesse. Inoltre, temo che Musk o altri privati possano decidere in futuro di appropriarsi di porzioni della Luna, come l’ambitissimo bacino di Aitken al Polo Sud, dove si concentreranno i futuri insediamenti umani. L’humanità ha già commesso errori imperdonabili nell’Ottocento con la colonizzazione selvaggia dell’Africa, come fece il re del Belgio in Congo dimezzandone la popolazione in soli dieci anni. Non dobbiamo assolutamente colonizzare la Luna in quel modo selvaggio, e io stessa sono pronta a farmi incatenare simbolicamente vicino al bacino di Aitken per protestare, perché lo spazio appartiene di diritto a tutta l’umanità.
Elvina, qual è il ricordo più bello legato alla tua esperienza nel settore spaziale?
Io, Elvina, custodisco come ricordo più bello in assoluto l’incredibile esperienza di aver lavorato all’interno di team internazionali composti da professionisti provenienti da ogni parte del mondo. Insieme avevamo il compito straordinario di immaginare e progettare il futuro dello spazio, valutando sia la fattibilità ingegneristica sia l’aspetto strettamente umano di una futura base su Marte, vedendo donne e uomini collaborare fianco a fianco per dare forma a un domani completamente nuovo.
Professoressa Amalia, qual è invece il suo ricordo spaziale più emozionante?
Per me, Amalia, il punto di massima meraviglia e orgoglio coincide indubbiamente con la storica missione Rosetta, all’interno della quale ho ricoperto responsabilità cruciali sia per la realizzazione dello strumento scientifico destinato alla cometa, sia per lo sviluppo delle celle solari destinate a nutrire l’orbiter e il lander sceso sulla superficie, oltre che nell’organizzazione generale della missione. Rosetta è stata per me una vera pietra di paragone personale e professionale in cui mi sono ritrovata nel profondo. Ricordo con immensa emozione il momento della discesa sulla cometa: sopraffatta dalle preoccupazioni gestionali, mi sono isolata in un angolo e ho pregato intensamente il Padre Eterno, dicendogli che noi avevamo fatto tutto il possibile e che adesso toccava a Lui. Lui mi ha ascoltata e la missione è arrivata a compimento con successo, permettendoci di effettuare lo storico salto sulla superficie cometaria. In quel frangente, da donna di scienza e tecnologia, non ho semplicemente ritrovato la mia fede, ma ho vissuto un dialogo operativo e profondo con Dio che mi definisce interamente.
Quale lascito concreto desiderate trasmettere in dote alle nuove generazioni che si affacciano al futuro?
Io, Elvina, credo che ogni giovane debba giustamente costruire il proprio percorso autonomo, ma il nostro compito è dimostrare concretamente che determinati traguardi scientifici sono possibili. Vogliamo far vedere che si può migliorare il mondo attraverso il proprio operato quotidiano nelle discipline STEM e nell’alta tecnologia, raccontando queste storie affinché le ragazze comprendano di avere pieno diritto e capacità di guidare la scienza e cambiare in meglio la società grazie a questi argomenti. Io, Amalia, aggiungo che dobbiamo continuare a investire con convinzione nell’attività spaziale non solo per i già straordinari risultati pratici ottenuti, ma perché lo spazio rappresenta l’ultimo vero territorio rimasto all’umanità per sognare. Sulla Terra la globalizzazione ci ha messi in contatto costante annullando le distanze storiche e ormai tutto è stato mappato, fin da quando gli inglesi scoprirono le sorgenti del nero azzurro. Lo spazio ci permette di andare oltre, di cercare risposte sulla nostra esistenza, di ipotizzare contatti futuri o persino l’esistenza di altri universi paralleli tra i tanti teorizzati dagli esperti del settore. Ai giovani e soprattutto alle giovani dico: continuate a studiare e a prepararvi con rigore nelle materie STEM, poiché questi sono gli strumenti indispensabili per arrivare lontano e raccogliere soddisfazioni personali ed umane enormi.
L’articolo Final Frontier: Amalia Ercoli Finzi ed Elvina Finzi raccontano come lo spazio sia la nuova frontiera del possibile è tratto da Forbes Italia.
