Trump rilancia le licenze all’estero: business in crescita del 900% dopo il ritorno alla Casa Bianca
L’attività internazionale di concessione in licenza del presidente, che solo pochi anni fa sembrava ormai prossima all’estinzione, ha generato, secondo la dichiarazione finanziaria pubblicata la scorsa settimana, 61 milioni di dollari nel 2025. Si tratta di un aumento stimato del 30% rispetto al 2024 e del 900% rispetto al 2023.
Nessun Paese ha contribuito quanto gli Emirati Arabi Uniti, dove Trump ha incassato 23 milioni di dollari grazie ad accordi con due sviluppatori immobiliari. Ha inoltre generato 10 milioni di dollari in India e 9 milioni in Arabia Saudita. Accordi in Qatar, Romania e Vietnam hanno fruttato 5 milioni di dollari ciascuno.
I rappresentanti della Trump Organization non hanno risposto alle domande sulle operazioni concluse. “Non esistono conflitti di interesse”, ha dichiarato in una nota Anna Kelly, vice addetta stampa della Casa Bianca.
Dalle promesse di prudenza al cambio di rotta
Lo stesso Trump aveva in passato riconosciuto le preoccupazioni legate ai rapporti economici con l’estero, promettendo di non siglare nuovi accordi internazionali durante il suo primo mandato. Una linea che ha però invertito con il ritorno alla Casa Bianca, dando il via a un nuovo afflusso di denaro, proveniente in larga parte dal Medio Oriente.
Trump concluse il suo primo accordo nella regione circa vent’anni fa, collaborando con Sultan Ahmed bin Sulayem, imprenditore degli Emirati Arabi Uniti. I due avevano un conoscente in comune, Jeffrey Epstein, che in quel periodo inviò un’email al partner di Trump scrivendo di “amare il video della tortura”. I rappresentanti dell’azienda del sultano, dalla quale quest’ultimo si è dimesso all’inizio di quest’anno, non hanno risposto a una richiesta di commento. Trump e bin Sulayem avevano progettato di costruire il grattacielo più alto sull’isola artificiale a forma di palma di Dubai. Dopo che la crisi finanziaria fece crollare il mercato, il partner di Trump avrebbe abbandonato il progetto.
L’alleanza con Hussain Sajwani
Trump trovò poi un nuovo alleato nel miliardario Hussain Sajwani, che ancora oggi mantiene uno stretto rapporto con il presidente. Le loro ambizioni iniziarono in modo relativamente contenuto, con un accordo per dare il nome Trump a un campo da golf alla periferia di Dubai. L’intesa ha garantito a Trump diversi milioni di dollari nell’arco di circa dieci anni, inclusi 1,3 milioni di dollari nel solo 2025.
La politica sembra aver dato ulteriore impulso alla partnership. Pochi giorni prima del suo insediamento nel 2017, Trump dichiarò di aver rinunciato a un accordo da 2 miliardi di dollari con Sajwani, spiegando: “Non voglio approfittare della situazione”.
L’espansione dopo il ritorno alla Casa Bianca
Fino a quando non lo fece davvero. Nel 2021 Trump lasciò la Casa Bianca con un’immagine indebolita e una pipeline di accordi ormai ridotta. Il 14 novembre 2022, un giorno prima di annunciare la sua terza candidatura alla presidenza, concluse però un nuovo accordo. Ziad El Chaar, uno degli storici collaboratori di Sajwani, era passato nel frattempo alla società immobiliare saudita Dar Al Arkan. L’azienda saudita accettò di utilizzare il marchio Trump per un progetto alberghiero e golfistico in Oman. Man mano che Trump si avvicinava nuovamente alla Casa Bianca, arrivarono altri accordi, estendendo l’impero Trump in Arabia Saudita e Qatar. Nel 2025 Sajwani ha aggiunto altre due intese ad Abu Dhabi.
Gli alleati stranieri
Il presidente ha incassato 61 milioni di dollari da accordi di licensing in dieci Paesi stranieri nell’anno del suo ritorno alla Casa Bianca.

In India, Trump può contare su amici di vecchia data e nuovi alleati. Tra questi c’è Mukesh Ambani, l’industriale con un patrimonio stimato di circa 90 miliardi di dollari. La sua società, che non ha risposto a una richiesta di commento, ha versato 10 milioni di dollari a una delle società di Trump nel 2024 e altri 1,5 milioni a una seconda società nel 2025. A febbraio è emerso che l’amministrazione Trump aveva concesso all’azienda di Ambani una licenza per acquistare petrolio venezuelano. Il mese successivo Trump ha elogiato un investimento della società di Ambani a sostegno dello sviluppo di una raffineria in Texas, nella quale, secondo indiscrezioni, il figlio Donald Trump Jr. detiene una partecipazione.
Anche i figli entrano nel business
Donald Trump Jr. e suo fratello Eric, che oggi gestiscono operativamente la Trump Organization, hanno trascorso anni viaggiando in tutto il mondo alla ricerca di nuovi accordi, pur ricevendo quote di partecipazione minime o inesistenti. Di recente, però, la situazione è cambiata. L’ultima dichiarazione finanziaria del presidente mostra che alcuni membri della sua famiglia — presumibilmente Eric e Donald Trump Jr. — detengono ora il 20% delle sue nuove operazioni di licensing.
Una quota significativa, soprattutto in una fase in cui il business è in piena espansione.
L’articolo Trump rilancia le licenze all’estero: business in crescita del 900% dopo il ritorno alla Casa Bianca è tratto da Forbes Italia.
