Tassiamo gli extraprofitti (ma nella consapevolezza che gli extraprofitti non esistono)

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La questione degli extraprofitti si è riaffacciata anche nel 2026. È di questi giorni, avvitata ad un quadro economico fortemente penalizzato dalla guerra e da una crisi energetica mondiale, la proposta di tassare imprese che si sarebbero arricchite senza merito. Mi chiedo: siamo di fronte a una proposta dipendente da ragioni tecniche? Oppure si tratta di un’imposizione taumaturgica ideata per mere ragioni di maquillage del bilancio pubblico? Oppure un prelievo a matrice valoriale, dettato da finalità puramente sociali? L’extraprofitto è un concetto creato dagli economisti ed è solamente un pezzo del reddito d’impresa o dell’utile di bilancio, a seconda che lo si guardi dal punto di vista della dichiarazione tributaria o da quello delle scritture contabili. Immeritato o meritato, l’extraprofitto non è un concetto pre-normativo, se non nei limiti in cui lo si consideri già inglobato nell’utile o nel reddito. Non vive insomma di luce propria, ma di luce riflessa: assume consistenza giuridica solamente in ragione dell’intervento legislativo, come risultato di una specificazione normativa finalizzata all’applicazione di un’imposta o alla determinazione di un contributo straordinario. In altre parole, la legge se ne occupa e, nel farlo, gli conferisce dignità.

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