Quale geografia giudiziaria per i nuovi giudici tributari?

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Nella delega al Governo per la riforma fiscale si era richiesto al legislatore delegato di “ridefinire l’assetto territoriale delle corti di giustizia tributaria” entro il 31 agosto 2025. A inizio febbraio, in vista dell’approssimarsi della scadenza, il Ministero dell’economia e delle finanze ha sottoposto al Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria un primo progetto di riassetto che prevede, secondo le prime indiscrezioni, la soppressione di 64 Corti di giustizia tributaria di primo grado sulle 103 attualmente esistenti. Se si può convenire in astratto sull’opportunità di accorpare le Corti in modo da garantire un flusso di causa sufficiente per i nuovi giudici, non si può pensare che l’unico criterio da utilizzare per misurare il “carico di lavoro” associato a ciascuna sede sia il numero delle cause: le controversie, quanto a tempo richiesto al giudice per rendere una decisione corretta, non sono tutte uguali. Il progetto ministeriale non scongiura, quindi, il rischio di destinare molti dei nuovi selezionatissimi giudici al disbrigo di cause di ridottissimo valore e complessità, così sacrificandone la preziosa professionalità. Si è ancora in tempo, però, per cambiare rotta.

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