Tony Elumelu, l’inventore dell’Africapitalismo: “Abbiamo fatto uscire 2 milioni di persone dalla povertà”

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Contenuto tratto dal numero di aprile 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

“È fondamentale sostenere le istituzioni che aiutano ad affrontare i bisogni e le esigenze critiche dell’Africa. Non solo con elargizioni, ma investendo nel vero futuro del continente, nelle nostre comunità rurali, nei nostri giovani. È così che svilupperemo e trasformeremo l’Africa nel XXI secolo. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno per portare la pace nel mondo”. Imprenditore, investitore e filantropo nigeriano, Tony Elumelu è una delle voci più autorevoli a livello globale nel dibattito sulla trasformazione economica e sociale dell’Africa. Nel 2020 la rivista Time lo ha inserito nella lista delle 100 persone più influenti al mondo.

In Africa l’agricoltura e le risorse naturali sono una fonte significativa di occupazione. Investendo nel potenziale imprenditoriale dei giovani si aprono nuove strade all’occupazione, garantendo prosperità e crescita sostenibile. Elumelu era alla conferenza annuale dell’International Fund for Agricultural Development (Ifad) a Roma, dove ha raccontato la sua esperienza come presidente del gruppo United Bank for Africa e fondatore della Tony Elumelu Foundation. 

Gli investimenti in agricoltura sono una leva di sviluppo per le comunità locali e le filiere produttive che esportano anche verso l’Italia?
L’Ifad svolge un ruolo molto importante nella trasformazione delle economie rurali. In Africa oltre il 55% della popolazione è impegnata nell’agricoltura. Una delle sfide più grandi che affrontiamo è proprio la disoccupazione: è a causa di questo che i giovani africani decidono di emigrare e venire in Europa. Non c’è lavoro. Noi ci identifichiamo con le organizzazioni, gli individui e le istituzioni che contribuiscono ad aumentare la produttività agricola in Africa, perché le economie rurali sono arretrate e non offrono alcuna prospettiva in termini di opportunità economiche per i giovani. Istituzioni come l’Ifad, la Tony Elumelu Foundation e altri partner di sviluppo lavorano insieme per sostenere e migliorare le infrastrutture nelle comunità locali in Africa, contribuiscono alla sicurezza alimentare di tutti e migliorano le catene di valore nel continente. Tutto questo è necessario per creare pace, armonia e dignità umana nel XXI secolo.

Il settore privato ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’Africa e deve creare ricchezza. In questo modo, secondo lei, viene promossa l’eliminazione della povertà e la creazione di posti di lavoro?
Parlo per esperienza, in qualità di leader del settore privato in Africa. Come altri, investo in settori critici dell’economia del continente, come l’energia, l’elettricità, i sistemi di pagamento, i servizi finanziari e la tecnologia, attraverso la Heirs Holdings, società di investimento a conduzione familiare di cui sono fondatore e presidente. Investo in questi settori perché hanno un potenziale, possono contribuire a creare occupazione per le persone. E quando si crea occupazione, si contribuisce a sradicare la povertà e a vivere in modo più felice. Quando si apportano miglioramenti, si contribuisce a rafforzare economicamente i giovani africani, che sono energici, intraprendenti, vogliono avere successo, ma non hanno accesso all’elettricità. E non hanno accesso al capitale, soffrendo di un ambiente operativo inadeguato. Tutto questo li ha paralizzati. Attraverso la Tony Elumelu Foundation, che io e mio fratello abbiamo creato, aiutiamo a fornire capitale iniziale non rimborsabile ai giovani africani. 

Di cosa si occupa la fondazione? 
L’abbiamo istituita nel 2019 con un capitale di 100 milioni di dollari. Ogni anno selezioniamo migliaia di giovani africani, li formiamo per 12 settimane, diamo loro un capitale iniziale non rimborsabile di 5mila dollari e li lasciamo andare nel mondo per creare più occupazione per tutti. Alcuni di loro hanno successo, altri no. Ma, in media, quelli che hanno successo sono più di quelli che falliscono. Abbiamo visto con i nostri occhi come questo stia contribuendo a stimolare l’occupazione, a migliorare il Pil nazionale, a creare un effetto dimostrativo nelle comunità locali, mostrando alle persone che non è necessario ricorrere a cattive abitudini sociali o pratiche scorrette per avere successo. Per diffondere la prosperità, aiutare le persone a diventare autosufficienti, indipendenti e non perennemente dipendenti dagli aiuti. Con questo programma abbiamo sostenuto migliaia di imprese, contribuendo a far uscire oltre 2,1 milioni di persone dalla povertà grazie agli investimenti diretti nei business e ai posti di lavoro creati dalle aziende supportate.

In che modo cerca di guidare i giovani?
Ogni anno invitiamo giovani imprenditori africani e diciamo loro che l’unica cosa che conta sono le loro idee. Non ci interessa il settore. Si devono sentire liberi di proporre qualsiasi idea. Ci avvaliamo inoltre della collaborazione di Accenture, Deloitte, Ernst&Young per esaminare le candidature, sulla base dei nostri criteri di selezione. Alla fine scegliamo i beneficiari in base al capitale a disposizione per quell’anno. Il nostro impegno è di mille beneficiari all’anno. Però per noi l’accesso al capitale non è tutto. È una condizione necessaria, ma non sufficiente. È fondamentale avere una formazione aziendale, una preparazione professionale, mentori e persone che ti sostengano, in modo tale che, nei momenti in cui ti senti bloccato, tu abbia qualcuno con cui parlare. E quando cerchi di avviare un’attività, devi sapere che ci sono alcune cose fondamentali che devi fare. Noi forniamo solo il capitale iniziale per consentire loro di dimostrare la validità delle loro idee. A oggi, oltre 24mila giovani africani hanno beneficiato di questo programma. E la cosa positiva è che sono circa 50% uomini e 50% donne. Circa 5.400 persone, il 21%, operano nel settore agricolo e agroalimentare. E tra queste, il 55% sono donne: ne siamo molto orgogliosi. Quindi in Africa, secondo la nostra esperienza, ci sono più imprenditrici agricole che imprenditori. E stanno avendo successo. 

Che cos’ è l’Africapitalism di cui è sostenitore?
È un’evoluzione delle esperienze che abbiamo maturato crescendo e facendo affari in Africa. Conosciamo bene il continente, le sfide e le opportunità. Per troppo tempo siamo stati dipendenti dagli aiuti e dall’assistenza di altri per svilupparci, ma ora siamo diventati adulti. La Fondazione Tony Elumelu è una dimostrazione pratica di un’iniziativa fondata, finanziata e guidata dall’Africa per aiutare lo sviluppo del continente. Ci siamo resi conto che il settore privato deve svolgere ruolo fondamentale nella trasformazione economica del continente. Attraverso attività commerciali e filantropiche, è possibile fare del bene e ottenere buoni risultati, dando un contributo profondo alla società e all’umanità. La povertà è una minaccia per tutti noi e la migrazione è un sintomo dell’esclusione economica. Le persone che sono felici, che vedono un futuro economico, non ricorreranno al duro viaggio per attraversare il Mediterraneo.

Che cosa significano per lei la crescita e lo sviluppo del continente africano?
Vorrei vedere un’Africa prospera, in cui i giovani contribuiscono allo sviluppo del continente e non cercano pascoli più verdi altrove. Vorrei che migliorasse l’accesso all’elettricità e che i giovani non fossero esclusi dalla nuova rivoluzione digitale, quella dell’IA. 

Parliamo dei rapporti tra Africa e Italia: come possono collaborare per costruire modelli economici sostenibili?
Amo l’Italia, è un paese di imprenditori. Nel 2020 abbiamo acquisito la joint venture nel settore petrolifero di Shell, Ernst&Young e Total. Oggi sta andando molto bene: da questa partnership, produciamo oltre 50mila barili di petrolio al giorno. Inoltre amo la moda italiana. Anche la mia casa è un omaggio allo stile italiano e africano. Dal punto di vista geografico, siamo vicini. Culturalmente, c’è un elemento comune: sia in Africa che in Italia ci sono imprenditori. L’Italia è un modello da seguire in termini di piccole e medie imprese. Vedo progressivamente crescere il rapporto tra Africa e Italia e voglio farne parte. Ecco perché sono venuto a Roma per partecipare alla sessione dell’Ifad: per onorare l’invito come relatore ospite e per dare a me stesso l’opportunità di continuare a diffondere il messaggio di cooperazione, di collaborazione e partnership tra le due realtà. 

Nella sua carriera ha guidato un gruppo di investitori ad acquisire una piccola banca commerciale in difficoltà a Lagos, in Nigeria. Poi quella banca è stata fusa con la United Bank of Africa, di cui è presidente, e ha filiali in decine di paesi. Come è nato questo business e cosa ha visto in quegli investitori?
Sono nato e cresciuto in Africa, sono il frutto della fortuna e beneficiario dell’imprenditorialità, dei principi e della filosofia. Secondo me, nella vita non c’è mai un momento migliore per diventare un investitore. Le opportunità spesso ci chiamano, ma a volte non ce ne rendiamo conto. Invece dobbiamo approfittarne. Ho fondato la Tony Elumelu Foundation perché volevo democratizzare e diffondere la fortuna di cui ho beneficiato. Sono una persona che si è trovata al posto giusto nel momento giusto. Ho avuto l’opportunità di investire in una banca in difficoltà e, per la prima volta nella storia del nostro paese, un gruppo di investitori ha rilevato un’istituzione finanziaria in difficoltà e l’ha risanata in tempi record. In un paese che all’epoca contava oltre 120 banche, siamo diventati una delle prime cinque. Il nostro è il più grande gruppo finanziario mai realizzato con un’operazione di fusione, oggi United Bank of Africa. Operiamo in 20 paesi africani, in Europa, Francia, Regno Unito, nel Golfo, e impieghiamo 35mila persone in tutto il mondo. Il progetto è iniziato con una sola idea. Ecco perché ho detto ai giovani: ‘La vostra idea può trasformare l’Africa. Non è importante quanto grande sia il vostro inizio, ma la costanza. Siate costanti e continuerete a fare progressi’.

Tanti processi lavorativi sono stati automatizzati con l’intelligenza artificiale. Come si inserisce questo strumento nel suo disegno di business?
L’intelligenza artificiale è fondamentale e molto rilevante per la nostra attività. Nel 2018 la United Bank of Africa è stata la prima a sperimentare l’applicazione dei chatbot nel settore bancario. Li abbiamo adottati da tempo, ma c’è ancora margine di miglioramento. In Africa abbiamo sfide da affrontare nel campo delle telecomunicazioni digitali e delle infrastrutture: stiamo continuando a evolvere e le nostre attività hanno bisogno dell’IA. La tecnologia è diventata uno strumento fondamentale per il progresso economico e io voglio vedere l’Africa intraprendere il percorso della rivoluzione digitale.

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L’articolo Tony Elumelu, l’inventore dell’Africapitalismo: “Abbiamo fatto uscire 2 milioni di persone dalla povertà” è tratto da Forbes Italia.

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