OpenAI potrebbe cedere una quota del 5% al governo degli Stati Uniti
Secondo il Financial Times, OpenAI è in trattative con l’amministrazione Trump sulla possibilità di concedere al governo degli Stati Uniti una quota del 5% della società. La mossa sarebbe un tentativo di rispondere alle preoccupazioni legate alla necessità di garantire al pubblico un interesse economico nel successo dell’intelligenza artificiale, mentre cresce il timore che questa tecnologia possa provocare una significativa perdita di posti di lavoro.
I fatti principali
- Citando due fonti anonime, il Financial Times ha riferito che la società che sviluppa ChatGPT ha avviato colloqui preliminari con il governo statunitense su questo tema.
- La proposta attribuita a OpenAI prevede inoltre che anche altre grandi aziende statunitensi attive nell’intelligenza artificiale concedano al governo una quota del 5%, anche se non è chiaro se altre società siano disposte ad accettare.
- La proposta potrebbe inoltre contribuire a rafforzare i rapporti di OpenAI con l’amministrazione Trump, in un momento in cui la Casa Bianca è intervenuta con sempre maggiore frequenza per regolamentare il rilascio di modelli avanzati come Mythos di Anthropic e GPT-5.6 di OpenAI.
- Secondo il Financial Times, finora i colloqui tra la società e il governo sono stati soltanto di natura “concettuale”, con il ceo di OpenAI, Sam Altman, impegnato direttamente in discussioni con il presidente Donald Trump, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Il contesto
Secondo il rapporto, la proposta avanzata da OpenAI mira a replicare l’Alaska Permanent Fund, un fondo sovrano istituito nel 1976 per investire le entrate derivanti dalle eccedenze petrolifere dello Stato dell’Alaska. Il fondo distribuisce ogni anno un dividendo ai residenti dello Stato e, al 31 maggio, aveva un valore di quasi 91,2 miliardi di dollari.
Non è chiaro quali altre società potrebbero aderire all’iniziativa contribuendo al fondo, ma tra i principali concorrenti di OpenAI figurano Anthropic, Google e Meta. Non è inoltre chiaro se anche colossi dei semiconduttori come Nvidia, Micron e Amd, che hanno beneficiato del boom dell’intelligenza artificiale, sarebbero chiamati a partecipare.
La proposta di OpenAI sulla condivisione dei profitti
Ad aprile OpenAI ha pubblicato un documento nel quale illustrava quella che ha definito una nuova politica industriale per affrontare l’impatto della cosiddetta “superintelligenza”, descritta come un’intelligenza artificiale capace di superare anche gli esseri umani più intelligenti. Tra le varie proposte, il documento prevedeva la creazione di un Public Wealth Fund che avrebbe garantito automaticamente agli americani una partecipazione nelle società e nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, anche senza un investimento diretto nei mercati finanziari.
Il documento includeva inoltre altre proposte, tra cui la settimana lavorativa di quattro giorni, l’aumento dell’aliquota dell’imposta sulle società per compensare la perdita di gettito derivante dalle imposte sul reddito e una tassazione delle imprese che sostituiscono i lavoratori con sistemi di intelligenza artificiale.
Cosa ha detto Trump
Lo scorso anno il governo degli Stati Uniti ha acquisito una partecipazione del 10% nel produttore di semiconduttori Intel, allora in difficoltà. Da allora, il presidente e altri membri dell’amministrazione hanno proposto di acquisire partecipazioni anche in altre aziende produttrici di chip e attive nell’intelligenza artificiale.
Il mese scorso Trump ha dichiarato ai giornalisti di aver sentito parlare di “ipotesi secondo cui alcune quote potrebbero essere assegnate al popolo americano, facendo sì che gli americani diventino sostanzialmente partner delle aziende”. Il presidente ha definito l’idea “interessante” e ha affermato che la sua amministrazione la “esaminerà”.
A margine
Secondo il Financial Times, Altman avrebbe inoltre discusso della questione con il senatore Bernie Sanders, indipendente eletto in Vermont. Il mese scorso il senatore progressista ha sostenuto una versione più ampia della presunta proposta di OpenAI, che prevederebbe l’acquisizione da parte del governo degli Stati Uniti di una quota del 50% in tutte le principali società di intelligenza artificiale attraverso un fondo sovrano.
L’articolo OpenAI potrebbe cedere una quota del 5% al governo degli Stati Uniti è tratto da Forbes Italia.
