Le alleanze trasformative ridisegnano la sostenibilità: quando la collaborazione diventa una leva strategica per le imprese
La sostenibilità non è più una funzione aziendale separata dal business. È diventata un fattore strategico che attraversa modelli operativi, filiere, relazioni con i territori e capacità di innovazione. In questo scenario, nessuna organizzazione può affrontare da sola sfide complesse come la transizione energetica, l’inclusione sociale, la lotta alle disuguaglianze o la costruzione di comunità resilienti. Per questo motivo, le imprese più avanzate stanno evolvendo da una logica di interventi individuali a una logica di ecosistema, nella quale il valore nasce dalla collaborazione tra soggetti diversi.
Le cosiddette ‘alleanze trasformative’ rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per generare impatti concreti e duraturi. Non semplici partnership, ma modelli di collaborazione in cui imprese, istituzioni finanziarie, enti pubblici, organizzazioni del Terzo settore e comunità condividono obiettivi, competenze, investimenti e responsabilità.
“Le alleanze trasformative nascono quando organizzazioni diverse scelgono di affrontare insieme sfide che nessun attore potrebbe risolvere autonomamente. La loro forza non deriva dalla somma delle risorse coinvolte, ma dalla capacità di generare soluzioni nuove, creare fiducia e produrre impatti misurabili nel tempo”, osserva Danilo Devigili, partner di Collectibus e autore del libro La formula della sostenibilità. Dalla finanza sostenibile alla lotta alla povertà alimentare, passando per la transizione energetica, alcune esperienze di imprese italiane dimostrano come queste collaborazioni stiano diventando vere e proprie infrastrutture di cambiamento, capaci di coniugare crescita economica, innovazione e valore sociale.
Comunità energetiche rinnovabili e finanza leva di inclusione: il caso di Banca Etica
Tra le realtà che meglio interpretano il paradigma delle alleanze trasformative vi è Banca Etica, che negli ultimi anni ha costruito partnership in grado di mettere in relazione istituzioni, imprese, cooperative e comunità locali per affrontare alcune delle principali sfide della sostenibilità. La transizione energetica richiede competenze tecniche, strumenti finanziari e il coinvolgimento dei territori. Da questa visione nasce Respira.coop, la piattaforma promossa da Banca Etica insieme a Legacoop e Coopfond per accompagnare cittadini, cooperative ed enti locali nella creazione di Comunità energetiche rinnovabili.
“Investire in una Cer è una scelta responsabile che guarda al futuro collettivo che intendiamo costruire insieme ai nostri partner”, spiega Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica. “Il valore di Respira.coop risiede proprio nel modello collaborativo su cui poggia: mettendo a sistema competenze complementari, la piattaforma integra consulenza, supporto organizzativo, strumenti finanziari e accompagnamento alla governance con l’obiettivo di rendere la produzione di energia rinnovabile accessibile e condivisa. Respira.coop dimostra così che le alleanze possono accelerare la transizione energetica e generare benefici ambientali, economici e sociali”.
Lo stesso approccio ispira la partnership tra Banca Etica e la Banca europea per gli investimenti (Bei), che ha attivato un programma da oltre 165 milioni di euro destinato a sostenere imprenditoria femminile, inclusione delle persone rifugiate e sviluppo delle aree più fragili del Paese. “Banca Etica ha nella sua mission l’impegno a finanziare l’economia sociale sostenendo le imprese e le persone maggiormente a rischio di esclusione finanziaria, tra cui le persone rifugiate e le donne. La Bei mette a disposizione risorse finanziarie, mentre Banca Etica contribuisce con la propria esperienza nella finanza a impatto e la conoscenza dei territori”, prosegue Gabrielli. “Il risultato è un modello di collaborazione che trasforma il credito in uno strumento di sviluppo inclusivo, capace di generare valore economico e sociale”.
Azione contro la fame: dall’assistenza all’autonomia grazie a una rete di alleanze
Le alleanze trasformative sono altrettanto decisive nel contrasto alla povertà. Ne è un esempio ‘Mai più Fame: dall’emergenza all’autonomia’, il programma di Azione Contro la Fame, attivo a Milano dal 2022, a Napoli dal 2023 e oggi anche a Bari. L’iniziativa supera la logica assistenziale, accompagnando le famiglie vulnerabili verso l’autonomia attraverso tre leve integrate: sostegno alimentare, educazione nutrizionale e inserimento lavorativo.
“A rendere il progetto un modello di alleanza trasformativa è la rete costruita tra i Comuni di Milano, Napoli e Bari, le amministrazioni locali, i servizi sociali, i centri per l’impiego, gli enti territoriali, i centri antiviolenza”, racconta Licia Casamassima, deputy general director partnership and programs manager, “che collaborano nella diffusione del progetto e nell’individuazione delle famiglie, mentre aziende come Capgemini, Carrefour, Areas, Sodexo, Mipharm e Clo contribuiscono alla formazione e all’inserimento lavorativo dei partecipanti ai percorsi, generando valore sia per le persone sia per il sistema produttivo”. L’impatto è misurabile: secondo l’analisi realizzata con Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, ogni euro investito nel programma genera due euro di valore sociale ed economico per la collettività. Una dimostrazione concreta di come le alleanze tra pubblico, privato e Terzo settore possano trasformare il welfare da assistenziale a generativo.
Quando gli stakeholder critici diventano partner del cambiamento
Per Bolton Food la sostenibilità non è soltanto una responsabilità, ma un elemento identitario e una leva di competitività. Da questa visione nasce una strategia fondata sulle alleanze trasformative, anche con interlocutori tradizionalmente critici nei confronti dell’industria ittica. “Operiamo in un settore costantemente sottoposto a scrutinio pubblico e scientifico”, spiega Luciano Pirovano, chief sustainability officer di Bolton Food. “Di fronte alle criticità evidenziate dalle organizzazioni ambientaliste e sociali abbiamo scelto di non contrapporci, ma di ascoltare, confrontarci e costruire insieme percorsi di miglioramento”.
È così che sono nate partnership di lungo periodo con Wwf, dedicate alla sostenibilità della pesca del tonno e alla tutela degli ecosistemi marini, e con Oxfam, focalizzate sul rafforzamento della due diligence e della tutela dei diritti umani lungo la filiera. Collaborazioni che hanno consentito all’azienda di sviluppare nuove metodologie di valutazione, sistemi di monitoraggio e Kpi sempre più evoluti, trasformando il confronto con i cosiddetti critical friends in un motore di innovazione continua.
L’approccio collaborativo si estende anche al mondo della ricerca, considerata da Bolton Food un motore di innovazione capace di generare conoscenze, sviluppare nuove soluzioni e contribuire all’evoluzione dell’intera filiera del seafood. Convinta che la sostenibilità debba poggiare su solide evidenze scientifiche e tradursi in applicazioni concrete, l’azienda ha costruito un ecosistema di partnership con università, centri di ricerca e istituzioni nazionali e internazionali per approfondire il ruolo del seafood nella salute delle persone, favorire l’innovazione e promuovere modelli alimentari più sostenibili.
Tra i partner figurano il Cnr, l’Istituto nazionale tumori, l’Istituto neurologico Carlo Besta, le Università di Milano, Bologna, Napoli Federico II, Catania, Padova e Bari Aldo Moro, oltre al network OnFoods, il partenariato nazionale finanziato dal Pnrr dedicato alla ricerca su alimentazione e nutrizione sostenibile. “La ricerca si concentra sia sui benefici del consumo di pesce nella prevenzione delle patologie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative, sia sulla valorizzazione delle risorse ittiche attraverso progetti di economia circolare” dice Luciano Pirovano. “In quest’ultimo ambito, collaborazioni con realtà come One Earth mirano a recuperare e valorizzare i sottoprodotti della lavorazione, trasformando gli scarti in nuove risorse e contribuendo a un modello produttivo sempre più sostenibile”.
La filiera come alleanza di valore
Per un’insegna della grande distribuzione, creare valore non significa soltanto selezionare i migliori prodotti, ma contribuire allo sviluppo delle filiere da cui questi prodotti nascono. Le partnership trasformative di Esselunga nelle filiere italiane si fondano su una visione di lungo periodo. Non si tratta di semplici rapporti di fornitura, ma di percorsi di co-creazione in cui ciascuno dei partner mette a disposizione le proprie competenze distintive: Esselunga contribuisce con know-how, capacità di innovazione, sistemi di controllo e assicurazione qualità e la forza di operare su larga scala; i produttori portano tradizione, artigianalità e una profonda conoscenza del territorio.
“Questo modello consente alle aziende partner di investire nella crescita, aumentare la propria capacità produttiva e svilupparsi in modo sostenibile, generando valore condiviso per entrambe le parti e per le comunità locali”, spiega Astrid Palmieri, chief sustainability officer. “Un esempio è la collaborazione con Pastificio Gentile, da cui è nata la Pasta di Gragnano Igp Esselunga Top: un progetto che ha valorizzato una delle eccellenze della tradizione alimentare italiana, accompagnandone lo sviluppo attraverso un percorso di innovazione, qualità e crescita duratura”.
Le esperienze di Banca Etica, Azione Contro la Fame, Bolton Food ed Esselunga dimostrano che la sostenibilità non si costruisce più attraverso iniziative isolate, ma grazie alla capacità di creare alleanze in cui competenze, responsabilità e obiettivi convergono verso un impatto condiviso. È una trasformazione culturale prima ancora che organizzativa, che ridefinisce il ruolo delle imprese nella società. Del resto, un antico proverbio africano ricorda che “se vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, vai insieme”. È probabilmente questa la sintesi più efficace del significato delle alleanze trasformative: costruire valore duraturo, andando più lontano insieme.
L’articolo Le alleanze trasformative ridisegnano la sostenibilità: quando la collaborazione diventa una leva strategica per le imprese è tratto da Forbes Italia.
