Per gli imprenditori italiani fondare un’azienda è una scelta di vita più che economica

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Chi fonda un’impresa lo fa sempre più spesso per costruirsi una carriera vicina alle sue aspirazioni, ai suoi valori e al suo ideale di vita. Un fattore che pesa più dei guadagni o del mito della startup di successo. A fotografare la tendenza è il rapporto La nuova imprenditorialità italiana, realizzato da Startup Geeks, con il patrocinio di Italian TechAlliance e InnovUp, su un campione di oltre 800 neo-imprenditori del nostro Paese.

Questione di identità

Nell’ultimo anno è quasi raddoppiata la quota di chi dice di voler lasciare il suo settore per intraprendere una nuova strada: dal 5,65% al 10,1%. In generale, la scelta di diventare imprenditore ha sempre meno a che vedere con il malcontento nei confronti del proprio datore di lavoro e sempre più con l’esigenza di riallineare l’attività professionale con l’identità personale. Un fatto che secondo Alessio Boceda, cofondatore di Startup Geeks, “racconta un’evoluzione profonda del concetto stesso di imprenditorialità” e “un passaggio culturale importante: non si tratta più soltanto di creare un’azienda, ma anche di trovare il proprio posto nel mondo del lavoro”.

A confermare questa interpretazione c’è l’età di chi diventa imprenditore: l’età media è di 34 anni e più della metà del campione è nella fascia 26-35. La gran parte di chi si mette in proprio non è composta, dunque, da neolaureati o giovani appena entrati nel mondo del lavoro, ma da professionisti che hanno già accumulato competenze ed esperienze.

Perché si diventa imprenditori

La principale ragione che spinge a diventare imprenditori, secondo la ricerca, è generare un impatto positivo. Motivazione che, rispetto a un anno fa, cala però dal 41,9% al 36,3% e viene quasi raggiunta dal desiderio di autonomia professionale, che cresce dal 31% al 35,9%. Sempre più persone fanno impresa per sviluppare una propria idea innovativa o perché puntano a una maggiore indipendenza.

Rimane bassa la quota di chi indica il guadagno quale principale ragione per avviare una propria attività: la cita solo il 6,1% degli intervistati, percentuale pressoché uguale tra uomini e donne, tra giovani e meno giovani e tra Nord e Sud.

Le aspettative

Il 38,6% del campione dichiara di attendersi una maggiore realizzazione personale con il passaggio all’imprenditoria. Cresce il peso attribuito all’equilibrio tra vita privata e lavoro, mentre diminuisce il peso dell’apprendimento e della sperimentazione.

“Per molti anni l’immaginario imprenditoriale è stato dominato dall’idea della crescita a ogni costo e dalla ricerca della prossima startup di successo”, commenta Giulia D’Amato, cofondatrice di Startup Geeks. “Oggi vediamo emergere una generazione di fondatori più matura e consapevole, che cerca autonomia, equilibrio e realizzazione personale. Non è un ridimensionamento dell’ambizione, ma una sua evoluzione: le persone continuano a voler costruire qualcosa di significativo; semplicemente lo fanno partendo da bisogni e priorità diversi rispetto al passato”.

L’onda dell’individualismo

Cambia anche la tipologia di azienda immaginata dai neo-imprenditori: se nel 2025 una netta maggioranza degli intervistati immaginava di creare una startup tradizionale, quest’anno il modello ‘personal’ (attività professionali indipendenti, consulenza, personal brand e business costruiti attorno a competenze individuali) è ugualmente gettonato.

Effetto IA

Gli autori del rapporto hanno posto ai neo-imprenditori anche alcune domande sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto sul mondo del lavoro. Sei intervistati su dieci ritengono che l’IA ridurrà in misura significativa i tempi necessari per validare un’idea di business e la maggior parte la usa per creare contenuti o per svolgere attività di ricerca e di analisi. Emergono però anche diversi dubbi: il 39% ritiene che l’IA non potrà sostituire l’accesso a relazioni, contatti e opportunità offerte dal mondo reale, e il 58% di chi usa regolarmente la tecnologia dice di essere diventato più produttivo, ma al prezzo di una minore chiarezza sulla direzione del suo progetto.

Secondo Boceda, “l’intelligenza artificiale sta abbassando molte barriere che in passato rendevano più difficile avviare un progetto imprenditoriale, ma i dati mostrano che non può sostituire gli elementi più importanti del percorso”.

L’articolo Per gli imprenditori italiani fondare un’azienda è una scelta di vita più che economica è tratto da Forbes Italia.

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