Crollano i titoli dell’AI dopo gli appelli al rallentamento: il patrimonio del ceo di SoftBank scende di 8 miliardi di dollari
Le azioni di SoftBank, tra i principali investitori di OpenAI, sono crollate di oltre il 10% in Asia, trascinando al ribasso i principali titoli legati all’intelligenza artificiale sui mercati globali lunedì. Il calo arriva a seguito dei crescenti appelli a un rallentamento dello sviluppo giunti da laboratori leader come Anthropic e OpenAI, con l’avvertimento che una rapida evoluzione della tecnologia potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per l’umanità.
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Fatti principali
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I futures statunitensi hanno registrato perdite nelle prime ore di lunedì, guidati da un calo dell’1,9% dell’indice dei futures sul Nasdaq, ad alta componente tecnologica.
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Le azioni del gigante dei chip per l’AI Nvidia sono scese del 3% nel pre-market a 211 dollari, mentre i produttori concorrenti Amd, Intel e Qualcomm hanno perso rispettivamente il 5,76%, il 6,20% e il 5,12%.
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Le azioni del produttore di chip di memoria Micron, cresciute di oltre il 240% dall’inizio dell’anno grazie al boom della domanda guidato dall’AI, sono scese del 5% a 926 dollari.
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I titoli quotati a Tokyo di SoftBank, che detiene una quota del 13% in OpenAI, sono crollati di oltre il 13% prima di chiudere le contrattazioni di giornata a 5.839 yen (37,80 dollari), in calo di oltre il 10,7% rispetto alla chiusura della scorsa settimana.
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Anche l’indice di riferimento Kospi della Corea del Sud ha perso più del 3,2%, con i produttori di chip di memoria Samsung e SK Hynix – i cui utili sono saliti alle stelle durante il boom dell’AI – in calo rispettivamente del 4% e del 6,3%.
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In Europa, le azioni del gigante olandese dei semiconduttori Asml, che produce i macchinari utilizzati per la fabbricazione dei chip, sono scese del 4,53%.
La valutazione di Forbes
Secondo le nostre stime, il patrimonio netto di Masayoshi Son, miliardario fondatore e ceo di SoftBank Group, è sceso di oltre 8 miliardi di dollari a 72,5 miliardi di dollari a causa del crollo di lunedì. Son è passato dal 27esimo al 29esimo posto nella classifica delle persone più ricche del mondo ed è ora il quarto asiatico più ricco della lista, alle spalle degli indiani Mukesh Ambani e Gautam Adani e del fondatore e ceo di ByteDance, Zhang Yiming.
Cosa sappiamo della spinta al rallentamento dell’AI?
Durante il fine settimana, il ceo di Anthropic e miliardario Dario Amodei ha esortato le principali aziende di AI a rallentare deliberatamente il ritmo di sviluppo dei modelli di frontiera. Amodei ha avvertito che una spinta incontrollata verso la creazione di modelli più avanzati senza adeguate barriere di sicurezza potrebbe minacciare l’infrastruttura internet globale. L’appello di Amodei ha incassato il sostegno del ceo di OpenAI Sam Altman e del fondatore di SpaceXAI Elon Musk, due dei principali rivali di Anthropic.
In un post sul blog intitolato We Must Pace the Frontier, ha avvertito che i modelli di AI all’avanguardia stanno progredendo a un ritmo significativamente superiore alle attese, mentre gli sforzi per renderli sicuri non hanno tenuto il passo. Amodei ha avvertito che proseguire con l’attuale ritmo di sviluppo potrebbe portare bot autonomi a prendere il controllo dell’intera rete internet entro sei-dodici mesi. Altman ha sostenuto le affermazioni di Amodei con un post su X, ed entrambe le società hanno concordato di potenziare il monitoraggio di terze parti sui propri modelli. Musk ha scritto su X: “Dario ha ragione”, pur senza assumere i medesimi impegni a nome della sua azienda SpaceXAI.
Il contesto
Il post di Amodei è arrivato pochi giorni dopo che un ex ricercatore di Anthropic ha pubblicato un post virale su X, mettendo in guardia contro l’estinzione umana causata dall’AI dopo essersi dimesso dall’azienda. Il ricercatore, Jacob Coxon, ha sollevato le sue preoccupazioni in una serie di post su X accusando sia OpenAI sia Anthropic di non agire responsabilmente “correndo direttamente verso una superintelligenza capaci di auto-migliorarsi e scommettendo sulle nostre vite”. Ha aggiunto che chi sviluppa l’AI crede che questa potrebbe “ucciderci tutti entro la fine del decennio”, e che non si tratta di un “trucco di marketing”.
Evan Hubinger, alignment science lead di Anthropic, ha ricondiviso i post di Coxon scrivendo che lui e i suoi colleghi “credono fermamente che l’AI possa uccidere tutti gli esseri umani”, dichiarando che a suo avviso c’è oltre il 10% di probabilità che ciò accada nel prossimo decennio.
La dichiarazione
Il presidente di OpenAI Greg Brockman è intervenuto in una puntata del podcast Odd Lots di Bloomberg, andata in onda lunedì mattina, per discutere della spinta al rallentamento. Brockman ha chiarito che il rallentamento di cui parla la sua azienda è focalizzato esclusivamente sui modelli di frontiera. “Quando parliamo di regolare il passo… ci riferiamo proprio allo sprint finale. Stiamo parlando di questi enormi supercomputer che comportano centinaia di miliardi di dollari di spese in conto capitale. È un numero ristrettissimo di player ed è una scala completamente diversa”.
Le parole di Brockman confermano quanto affermato da altri allarmisti, ossia che i rischi maggiori rappresentati dagli attuali modelli di AI offerti da OpenAI e Anthropic rimangono molto bassi.
L’articolo Crollano i titoli dell’AI dopo gli appelli al rallentamento: il patrimonio del ceo di SoftBank scende di 8 miliardi di dollari è tratto da Forbes Italia.
