4 miliardi da investire e 500 milioni per il buyback: così la holding degli Agnelli prepara la prossima mossa
Di PNA
I prossimi passi di Exor, holding della famiglia Agnelli, sono tutti incisi nella lettera agli azionisti con cui il ceo John Elkann ha accompagnato la presentazione dei risultati del primo semestre del 2026. I conti hanno messo in evidenza un Nav (valore patrimoniale netto) di 32 miliardi di euro, in calo del 3,7% da fine 2025, a causa dell’impatto negativo arrivato da Stellantis. Il Nav per azione è invece sceso del 3,9%, a 157,9 euro dai 164,4 euro di fine 2025.
Le altre partecipazioni di Exor hanno dato invece un solido apporto a Exor, che presenta oggi un bilancio rafforzato anche grazie ai proventi incassati con le dismissioni lanciate quest’anno. Elkann ha citato il completamento delle cessioni di Gedi, Lifenet e Nuo, così come la vendita della divisione Defense da parte di Iveco a Leonardo, l’opa di Tata Motors sulle restanti attività di Iveco e l’accordo per vendere Welltec che, ha precisato il ceo, “porterà la nostra liquidità disponibile per nuovi investimenti a circa 4 miliardi di euro”.
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La potenza di fuoco di Exor
Exor disporrà dunque di una vera e propria potenza di fuoco, che le consentirà di lanciarsi anche in nuovi investimenti. D’altronde “i proventi di queste operazioni”, ha fatto notare il ceo, “sommati a quelli incassati nel 2025 e a quelli che arriveranno ancora nel corso di quest’anno, rendono Exor finanziariamente più solida e strutturalmente più semplice”. Di conseguenza, ed è questa la novità che riguarda la holding, il rafforzamento del bilancio “ci consentirà di agire con decisione quando emergeranno nuove opportunità, compresa la possibilità di realizzare un nuovo investimento di dimensioni analoghe a quello in Philips”.
Non solo. Exor ha deciso di destinare fino a 500 milioni di euro al riacquisto di azioni proprie, attraverso un buyback che sarà lanciato sul mercato, ha detto ancora Elkann, “fino alla pubblicazione dei nostri prossimi risultati finanziari, prevista a marzo”. Dal numero uno della holding è arrivata anche una prova di fiducia nei confronti delle azioni Exor che, ha fatto notare il ceo, sono scambiate a “un sostanziale sconto rispetto al Nav”, pari al 57,6% a fine giugno, non riflettendo il valore intrinseco del portafoglio. Allo stesso tempo Elkann ha messo in evidenza, nella lettera inviata agli azionisti, che “la prima metà del 2026 è stata caratterizzata da tensioni geopolitiche e da una persistente incertezza sui mercati di tutto il mondo”.
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Il peso di Stellantis e la solidità di Ferrari
È in questo contesto che deve essere considerato il trend del Nav per azione di Exor, sceso del 3,9%, a fronte di un rialzo dell’11,8% dell’indice Msci World. A pesare sul trend è stata per l’appunto soprattutto Stellantis, con “le azioni del gruppo che sono state le uniche tra le quattro principali partecipazioni detenute da Exor a scendere nei primi sei mesi dell’anno”, ha sottolineato Elkann, esercitando “un forte impatto sul nostro NAV”.
Il total return dell’azienda guidata dall’ad Antonio Filosa, inclusi i dividendi, è stato così negativo del 47%, quasi dimezzando il valore della quota detenuta da Exor a 2,24 miliardi, dai 4,25 miliardi di fine dicembre. A compensare in parte l’impatto di Stellantis sono state le performance positive di Ferrari, Cnh, Philips e Iveco. Elkann ha rimarcato la solidità di Ferrari, che si è confermata la principale partecipazione di Exor con un valore di 12,3 miliardi e un total return del 3%.
Positivo anche il total return di Cnh, pari al +27%, che ha portato il valore della partecipazione di Exor a 3,62 miliardi di euro, dai 2,88 miliardi di fine 2025. In rialzo anche Philips (+6%) e Iveco (+5%), mentre Juventus ha registrato un total return negativo del 29%. Nel complesso, Il valore complessivo delle partecipazioni quotate di Exor è sceso nel primo semestre 2026 a 24,45 miliardi di euro, rispetto ai 26,12 miliardi di fine 2025, segnando un ribasso del 6,4%.
“Semplificazione e prudenza”
Ma Elkann guarda avanti, rimanendo concentrata sulla “semplificazione e sulla prudenza”, come ha scritto il ceo John Elkann nella lettera agli azionisti. Fiducia nei confronti di Exor è stata manifestata da Equita che, nel ribadire la visione positiva sulle azioni Exor, ha alzato il target price sulle azioni del 5% a 113 euro (+58% rispetto i 71,5 euro della chiusura di ieri). La Sim ha fatto notare che, sulla base di quanto annunciato dalla holding, Ferrari rimane per l’appunto il primo asset in portafoglio (41% del Nav), mentre al secondo posto figura il Lingotto (14%), seguito da Cnh (13%) e Philips (12%).
Stellantis è scesa invece al quinto posto (6%). Equita si è soffermata sull’ottima notizia rappresentata dalla flessione del debito netto, sceso a 1,6 miliardi, grazie a dividendi incassati e alla cessione di asset minori. La Sim ha aggiunto che, con la cessione di Lifenet a luglio (0,21 miliardi), di Iveco a novembre (1 miliardo ) e l’annuncio della cessione di Welltec (0,47 miliardi) “il debito viene praticamente azzerato”. Motivo per cui i suoi analisti ritengono, testuali parole, “che la potenza di fuoco per nuovi investimenti indicata in 4 miliardi possa teoricamente arrivare a 5 miliardi”.
L’articolo 4 miliardi da investire e 500 milioni per il buyback: così la holding degli Agnelli prepara la prossima mossa è tratto da Forbes Italia.
