Deloitte: digitalizzazione e transizione energetica guidano il settore manifatturiero italiano

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Nel panorama manifatturiero globale, l’Italia ricopre un ruolo di primo piano. Dopo un 2025 difficile, il settore manifatturiero italiano mostra segnali di ripresa nonostante il contesto internazionale complesso, segnato da sfide che incidono su continuità operativa e capacità di preservare i margini. Digitalizzazione, automazione e transizione energetica sono elementi chiave del suo sviluppo: le imprese che investono nel digitale, nella resilienza energetica e nella relazione con il cliente mostrano una maggiore capacità di generare margini operativi.

Questi sono alcuni dei risultati emersi dal report “La manifattura industriale in Italia 2026 – Le dinamiche della catena del valore e le leve strategiche per la competitività”, condotto da Deloitte, che approfondisce le priorità strategiche del settore e le trasformazioni in atto. Nello studio è possibile trovare il contributo diretto di figure di vertice di sei aziende leader nei rispettivi segmenti di mercato come ABB, Hitachi Rail, Schindler, Irsap, Bitron Electronics e Bonfiglioli.

“Il settore manifatturiero italiano sta dimostrando una significativa capacità di adattamento e dispone di fondamentali solidi per affrontare sia l’attuale fase di consolidamento sia una successiva fase di ripresa – ha dichiarato Andrea Muggetti, Industrial Products & Construction Sector leader di Deloitte – I risultati del report mostrano come le imprese possano tradurre questa capacità in maggiore competitività agendo concretamente su diversi fronti: dalla digitalizzazione alla resilienza energetica, fino alla costruzione di una relazione sempre più forte con il cliente. Per farlo, serve una visione integrata della catena del valore, sostenuta da una forte sponsorship del management, investimenti e capacità di adattamento continuo”.

La sfida sarà costruire un ecosistema digitale

Per le pmi manifatturiere italiane, la trasformazione digitale è l’investimento più importante per incrementare il valore dell’impresa. Il 63% valuta buono o elevato il proprio livello di adozione digitale, anche se questo rimane inferiore alla media del settore (77%).

Le aziende puntano sempre più su tecnologie digitali, dati e competenze per costruire fabbriche intelligenti, connesse e resilienti, concentrandosi su tre ambiti chiave: smart manufacturing, logistica automatizzata e manutenzione predittiva. I leader intervistati da Deloitte osservano benefici soprattutto in termini di qualità del prodotto e della precisione dei processi, oltre a impatti positivi su produttività, efficienza e capacità di pianificazione.

Secondo Deloitte, oltre l’80% delle ore lavorative resterà guidato dagli esseri umani anche nei 3 prossimi anni, a conferma del ruolo complementare, e non sostitutivo, dell’IA.“Sarà fondamentale cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dalla sua integrazione nei processi, come strumento a supporto delle persone e nell’evoluzione dei modelli operativi. Le aziende che sapranno orchestrare in modo coerente tecnologia, processi e persone saranno quelle meglio posizionate per trasformare le evoluzioni in corso in opportunità di crescita e consolidare la propria competitività nei prossimi anni”, ha aggiunto Muggetti.

“L’evoluzione verso la fabbrica intelligente risponde all’esigenza delle imprese manifatturiere di convergere verso un modello produttivo digitale, tecnologicamente avanzato e sostenibile, in grado di rispondere con rapidità e precisione alle pressioni del mercato – ha sottolineato Cosimo Luca Negro, Technology & Transformation leader di Deloitte per il settore Industrial Products & Construction -. Questo non significa soltanto adottare nuove tecnologie, ma costruire un ecosistema capace di utilizzare i dati per anticipare le discontinuità, aumentare la produttività e sostenere qualità, efficienza e innovazione. La sfida non sarà solo sperimentare nuovi casi d’uso, ma riuscire a portarli su scala: integrarli nei processi e nei diversi stabilimenti richiede dati affidabili, modelli operativi coerenti e competenze adeguate. È in queste condizioni che il valore dell’IA può emergere, attraverso un approccio ‘human-in-the-loop’, in cui tecnologia e competenze umane lavorano insieme e le persone mantengono un ruolo centrale nelle decisioni”.

Necessario ampliare l’adozione delle tecnologie verdi

In Europa, oltre il 90% delle aziende manifatturiere ha  dichiarato di essere in linea o in anticipo rispetto ai propri obiettivi di sostenibilità, mentre un’impresa su tre punta a raggiungere il net-zero entro il 2045. In questo percorso, l’Italia parte da una posizione favorevole, grazie a un ruolo di primo piano a livello europeo nell’economia circolare. Secondo Deloitte, per accelerare il raggiungimento degli obiettivi è necessario innanzitutto ampliare l’adozione delle tecnologie verdi per migliorare l’efficienza energetica. Oggi, infatti, solo un terzo delle aziende manifatturiere europee le ha già integrate in modo esteso nelle proprie operations e appena il 20% ritiene di disporre delle competenze e delle risorse necessarie per un’adozione su vasta scala. Al tempo stesso è fondamentale estendere gli interventi lungo l’intera catena del valore, coinvolgendo fornitori e clienti per accelerare la decarbonizzazione della filiera.

I modelli di Smart Factory, attraverso l’integrazione di macchinari, processi e persone in un ecosistema basato sui dati consentono di monitorare le attività in tempo reale, prevedere gli impatti ambientali e ottimizzare l’utilizzo di risorse ed energia, contribuendo a ridurre significativamente l’impronta di carbonio degli asset produttivi.

Le catene di fornitura verso modelli resilienti e data-driven

La supply chain è un’altra priorità strategica delle aziende manifatturiere, in una fase in cui instabilità geopolitica, tensioni commerciali e rischio di un crescente protezionismo continuano a influenzare la disponibilità dei materiali, la prevedibilità delle rotte internazionali e la continuità degli approvvigionamenti. Secondo l’analisi di Deloitte, in Europa il 77% delle aziende manifatturiere produce fuori dal continente per servire il mercato domestico e la logistica rimane un fattore di costo rilevante: per il 37% delle imprese incide per oltre il 10% dei costi di produzione.

In questo scenario, la supply chain è chiamata a evolvere verso modelli più preventivi, resilienti e collaborativi, capaci di anticipare le disruption, proteggere la continuità operativa e rafforzare competitività e sostenibilità economica lungo l’intera catena del valore. Il 60% delle pmi manifatturiere in Italia si orienta verso soluzioni digitali per individuare fornitori alternativi e migliorare la forza e l’agilità della catena di fornitura, mentre una quota analoga delle grandi imprese italiane analizzate investe in modelli avanzati di risk management lungo la filiera e in parte sviluppa partnership strategiche con i fornitori chiave.

Una customer experience mirata

Una leva sempre più importante di competitività risiede nella capacità di generare valore e costruire fiducia attraverso una customer experience distintiva. Non a caso, i leader di 5 su 6 tra le aziende coinvolte nelle interviste indicano che la capacità di garantire una relazione continua, trasparente e reattiva lungo l’intero customer journey sia un fattore chiave di competitività.

In questo percorso, il digitale gioca un ruolo centrale, consentendo di evolvere l’esperienza del cliente sia sul piano della relazione (ad esempio attraverso maggiore facilità di comunicazione e collaborazione) sia su quello del valore generato dai dati. La raccolta e l’analisi in tempo reale di informazioni operative e prestazionali permettono infatti di monitorare lo stato e l’efficienza degli asset, prevedere guasti e inefficienze e intervenire in modo preventivo, trasformando il prodotto in una fonte continua di valore per il cliente.

A beneficiarne è anche l’aftermarket, che assume un ruolo sempre più strategico come leva di customer retention: servizi più evoluti e personalizzati possono rafforzare la fiducia, aumentare la soddisfazione e consolidare la relazione con il cliente ben oltre la vendita iniziale. Un’evoluzione già in atto: almeno tre quarti delle grandi imprese italiane analizzate da Deloitte comunicano il presidio di quest’area di business.

L’articolo Deloitte: digitalizzazione e transizione energetica guidano il settore manifatturiero italiano è tratto da Forbes Italia.

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