Quarant’anni, ricavi più che raddoppiati e nuovi progetti: la società It di Forlì che prepara le infrastrutture per l’IA
Quarant’anni di storia, un fatturato più che raddoppiato nell’ultimo decennio e nuovi progetti per accompagnare la trasformazione digitale delle imprese. Vem sistemi ha celebrato il suo anniversario al Museo San Domenico di Forlì, la città in cui è nata nel 1986, riunendo rappresentanti del mondo imprenditoriale, tecnologico e culturale. Al centro della convention, intitolata Valori, Esperienze e Meraviglie, il rapporto tra innovazione e persone, in uno scenario segnato dall’avanzata dell’intelligenza artificiale, dalla crescente importanza delle infrastrutture digitali e dalle tensioni geopolitiche.
Crescita del gruppo e nuovi progetti
Un fatturato più che raddoppiato nell’ultimo decennio, passato dai 40 milioni di euro del 2016 ai 95,5 milioni del 2025. È uno dei risultati con cui Stefano Bossi, amministratore delegato e general manager di Vem sistemi, ha ripercorso l’evoluzione dell’azienda, oggi attiva nell’integrazione e nella gestione di infrastrutture tecnologiche complesse.
“In dieci anni siamo passati da 170 a 450 collaboratori e abbiamo investito 28,5 milioni di euro in ricerca e sviluppo, formazione e tecnologie di laboratorio”, ha ricordato Bossi. A questi investimenti si affiancano 2.500 certificazioni professionali conseguite dai dipendenti, l’ampliamento degli spazi di lavoro da 3.600 a 9.200 metri quadrati e la collaborazione con il sistema formativo del territorio, attraverso l’accoglienza di oltre 6mila studenti e il coinvolgimento di cinque ITS regionali.
Una crescita che, ha sottolineato l’amministratore delegato, è avvenuta in modo organico, senza ricorrere ad acquisizioni, e che dovrebbe proseguire anche nel 2026. “Tutto questo è il risultato della perseveranza delle persone di Vem, della capacità di ispirarsi ogni giorno ai propri valori e del coraggio di difenderli, traducendoli in azioni concrete con la massima capacità di esecuzione”.
Ma l’anniversario è stato anche l’occasione per delineare le prossime direttrici di sviluppo del gruppo. La prima riguarda la sicurezza informatica, con il lancio di una nuova business unit di advisory dedicata alla strategia e alla governance della cybersecurity. Un’iniziativa che risponde, secondo Bossi, alla necessità per le imprese di dotarsi di una vera e propria “geostrategia digitale”, capace di orientare le decisioni sulla protezione delle infrastrutture e dei dati in uno scenario internazionale complesso.
La seconda direttrice è legata all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture necessarie per sostenerne la diffusione. Vem ha infatti avviato una collaborazione con Core Stack: la società del Gruppo Lazzari, in partnership con Green Arrow Capital, ha infatti presentato lo scorso 7 ottobre, il primo progetto italiano per una rete distribuita sul territorio di 13 data center di media dimensione per accelerare la transizione digitale, supportare la crescita del cloud e dell’IA in Italia. Il modello integra infrastruttura tecnologica all’avanguardia, produzione di energia rinnovabile in loco e valorizzazione del territorio. Vem affiancherà Core Stack nella gestione operativa delle infrastrutture, contribuendo a garantire standard di affidabilità, sicurezza e continuità operativa.
A collegare questi investimenti è una precisa visione del ruolo della tecnologia. “Per noi, infatti, innovazione non significa necessariamente complessità. Al contrario, la nostra missione è rendere semplice ciò che è complesso, progettando e modellando le infrastrutture IT per creare valore per le persone, le organizzazioni e i loro processi”, ha spiegato Bossi. Una filosofia che, nelle sue parole, si accompagna alla necessità di mantenere un approccio antropocentrico: “La tecnologia deve essere al servizio delle persone e valorizzarne le capacità. L’intelligenza artificiale può ampliare le nostre possibilità, ma l’uomo è nato per progettare con creatività”.
Passaggio generazionale, IA e sovranità digitale
Il rapporto tra generazioni e le sfide del ricambio generazionale sono stati al centro dell’intervento di Beppe Severgnini. Il giornalista e scrittore ha evidenziato che l’Italia, pur potendo contare su una significativa coesione sociale e su un solido tessuto produttivo, deve fare i conti con uno squilibrio demografico ed economico che penalizza soprattutto i più giovani. “Per la prima volta, ha osservato, le nuove generazioni rischiano di essere più povere di quelle che le hanno precedute: basti pensare alle difficoltà di chi, a Milano, non riesce a mantenersi autonomamente con il primo stipendio”.
“Abbiamo salari italiani e prezzi europei”, ha sintetizzato il giornalista. Una situazione che rende ancora più delicato il passaggio generazionale, anche all’interno delle aziende, dove si confrontano la prudenza di chi ha maggiore esperienza e l’impazienza dei giovani, desiderosi di cambiamento e più attenti alla qualità della vita. Aspirazioni che possono talvolta essere interpretate dalle generazioni precedenti come una minore disponibilità al lavoro, ma che riflettono anche un diverso rapporto con la professione. La sfida, secondo Severgnini, è riuscire a conciliare queste prospettive, valorizzando tanto l’esperienza quanto la spinta innovativa delle nuove generazioni.
Dalle trasformazioni sociali a quelle tecnologiche, Emanuela Girardi, divulgatrice scientifica e presidente di Pop AI e Adra, ha ripercorso l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, dalle prime sperimentazioni degli anni Cinquanta fino allo sviluppo dei sistemi agenti, capaci di svolgere attività con livelli crescenti di autonomia.
“L’innovazione non è mai stata la storia della macchina, ma di quello che gli esseri umani hanno deciso di farne”, ha osservato. Se le precedenti rivoluzioni industriali avevano progressivamente automatizzato le attività manuali, oggi l’intelligenza artificiale interviene anche sulle funzioni cognitive, aprendo nuove prospettive per la ricerca scientifica e il mondo produttivo.
Ma la rapidità di questa trasformazione pone anche nuove questioni di sicurezza e responsabilità. “Il pensiero critico e la capacità di giudizio sono ciò che non possiamo delegare”, ha sottolineato Girardi, richiamando la necessità di sviluppare un’intelligenza artificiale antropocentrica, affidabile e sottoposta al controllo umano. “La vera sfida – conclude- non riguarda soltanto ciò che queste tecnologie saranno in grado di realizzare, ma le scelte che le persone compiranno nel loro utilizzo”.
Sulle applicazioni concrete dell’intelligenza artificiale si è soffermato Agostino Santoni, senior vice president South Europe di Cisco, secondo cui l’IA è già in grado di aumentare la competitività dei professionisti e trasformare profondamente il mondo del lavoro. “L’affermazione degli agenti intelligenti, destinati ad affiancare le persone nello svolgimento di numerose attività, comporterà anche una crescita dei volumi di traffico e nuove esigenze per le infrastrutture di rete”, ha spiegato.
Santoni ha richiamato inoltre le opportunità offerte dall’incontro tra tecnologia e creatività, citando l’esperienza di Cisco alla Biennale di Venezia: “Dieci ingegneri hanno collaborato con alcuni artisti alla realizzazione di un’opera d’arte contemporanea attraverso l’intelligenza artificiale. Un esempio del modo in cui l’innovazione possa aprire possibilità anche al di fuori degli ambiti strettamente tecnologici”. Per Santoni però “questa trasformazione deve procedere insieme alla crescita delle persone e alla capacità di creare nuove opportunità: i talenti sono distribuiti equamente nel mondo, mentre le possibilità di sviluppo non lo sono». Realtà quali Cisco e Vem possono contribuire a colmare questa distanza, favorendo l’incontro tra competenze e opportunità.
Una prospettiva geopolitica è stata invece offerta da Gianluigi Castelli, direttore del Devo Lab di SDA Bocconi, che ha affrontato il tema della sovranità digitale e della crescente rilevanza strategica delle infrastrutture tecnologiche. Per anni il cloud è stato considerato principalmente uno strumento di semplificazione operativa, ma la diffusione dell’IA ha cambiato profondamente lo scenario. “L’accesso al calcolo è una variabile geopolitica, non un contratto di fornitura”, ha osservato Castelli, evidenziando che la disponibilità di semiconduttori, infrastrutture cloud e modelli di IA sia ormai un elemento determinante negli equilibri internazionali.
“L’Italia, pur avendo sviluppato competenze e investimenti nella digitalizzazione, rimane fortemente dipendente da fornitori stranieri lungo gran parte della filiera tecnologica”, ha aggiunto. Una condizione che espone imprese e istituzioni a rischi legati alla continuità operativa, alla giurisdizione applicabile ai dati e all’accesso alla capacità di calcolo. “Nessuna di queste è una questione IT. Ognuna è una questione di governance strategica a livello aziendale e nazionale”, ha sottolineato, invitando le organizzazioni a valutare con maggiore attenzione le proprie dipendenze tecnologiche. L’obiettivo, secondo Castelli, non deve essere l’autarchia, ma la costruzione di una maggiore autonomia e capacità negoziale.
Energia, cultura e futuro dell’innovazione
La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale pone anche una questione energetica. Davide Zardo, presidente e amministratore delegato di Schneider Electric Italia, ha illustrato il modo in cui l’incontro tra digitalizzazione, elettrificazione e nuove tecnologie stia trasformando il fabbisogno energetico delle imprese.
“Oggi il problema è che le reti non sono bilanciate”, ha osservato, richiamando la necessità di adeguare le infrastrutture elettriche a una domanda destinata a crescere anche per effetto dei data center. “L’aumento della capacità di calcolo richiesta dall’intelligenza artificiale rende infatti indispensabile sviluppare nuove soluzioni per la gestione dell’energia, in un contesto segnato dall’evoluzione del mix energetico e dalle tensioni geopolitiche”. Zardo ha ricordato anche il rapporto di collaborazione con Vem, sviluppato nell’arco di quindici anni e attraverso circa 500 progetti, sottolineando il ruolo della fiducia, dell’affidabilità e della condivisione dei valori nella costruzione di partnership durature.
A chiudere il percorso della convention è stata Maria Vittoria Baravelli, Art and Photography curator, autrice e docente, che ha invitato a guardare all’innovazione partendo da ciò che ci rende umani. Le tecnologie cambiano, ma resta intatta la spinta dell’uomo a esplorare nuovi orizzonti, oltrepassare i confini del possibile e confrontarsi con le conseguenze delle proprie invenzioni. Arte e tecnologia, pur attraverso forme espressive differenti, nascono entrambe da questa stessa inquietudine creativa: il desiderio di immaginare ciò che ancora non esiste e di dare forma a nuove visioni. Dalla fotografia alla letteratura, dalla poesia alla musica, fino alle più avanzate frontiere tecnologiche, emerge così un tratto comune dell’esperienza umana: la continua ricerca di altre possibilità, perché una sola vita non sembra mai sufficiente a esaurire la nostra voglia di scoprire, creare e andare oltre.
Dalle infrastrutture digitali alla ricerca scientifica, dall’energia alla cultura, gli interventi hanno così restituito un quadro delle trasformazioni che accompagneranno le imprese nei prossimi anni. Per Vem, il quarantesimo anniversario è diventato l’occasione per ripercorrere la propria crescita e confrontarsi con le sfide di un futuro nel quale la tecnologia avrà un ruolo indubbiamente centrale, ma la capacità di orientarne lo sviluppo resterà una responsabilità umana.
L’articolo Quarant’anni, ricavi più che raddoppiati e nuovi progetti: la società It di Forlì che prepara le infrastrutture per l’IA è tratto da Forbes Italia.
