San Cirillo alla Dogana: contiamo sulla sua evangelizzazione del diritto tributario (anche doganale)

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Ci sono aree del diritto tributario dove si è in terre pagane, in attesa di evangelizzazione, delle specie di lande infernali. Una di quelle è la materia doganale. Qui ci sono i diritti di confine che possono essere evasi, quindi possibili violazioni, cui reagire con punizioni o risposte preventive/risarcitorie. Cosa prevede la legge doganale, limitandosi a grandi linee? La confisca, diretta o equivalente, cioè sul valore, del profitto. Qui non ci sono problemi: il profitto va sradicato perché la sua conservazione è criminogena, ovvero perché così si restituisce il maltolto. Poi, la confisca, diretta – o anche per equivalente in caso di reato – degli strumenti e soprattutto della merce. E qui le cose si complicano, perché la proporzionalità della risposta dello Stato va perdendosi. Ma qualcosa si sta muovendo, ancora troppo poco, nonostante il recente intervento della Corte costituzionale. Come dicevano gli antichi: “Deus amentat quos perdere vult”; speriamo che a salvarci arrivi San Cirillo ad evangelizzare la tundra e la taiga del diritto tributario in genere, e la Siberia del diritto doganale, in particolare.

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