Umberto Buglione, visione e audacia: il talento che conquista i set globali
Umberto Buglione incarna il principio secondo cui il successo nasce dall’incontro tra talento, urgenza e desiderio di evasione. Nato e cresciuto a Napoli, scopre presto nella fotografia non solo una forma espressiva, ma una via per immaginare un altrove e costruire il proprio percorso, passo dopo passo, fino ai set internazionali.
A 16 anni hai firmato il tuo primo contratto professionale. Qual è stata la chiave per emergere così giovane nel settore?
“Non aspettare e mai chiedere il permesso: essere audace. A 16 anni non avevo esperienza, ma avevo urgenza e tanta, tantissima voglia di fare. Ho sempre lavorato come se fossi già al livello successivo. Nel mio settore chi emerge non è il più pronto, ma il più deciso”.
Un’attitudine che affonda le radici negli inizi, quando ancora giovanissimo sperimenta, crea e costruisce la propria identità visiva, fino a definire uno stile riconoscibile.
I tuoi scatti sono noti per essere evocativi e raffinati. Come definiresti il tuo marchio personale nella fotografia e a cosa ti ispiri?
“L’evocazione è solo un mezzo: quello che cerco davvero è tensione, qualcosa che ti costringa a fermarti. Se un’immagine è ‘bella’ ma non lascia traccia, per me non funziona. Mi ispiro molto alle icone degli anni passati, sono un po’ nostalgico di quella estetica: James Dean, Marlon Brando, Marilyn Monroe, Lady D. Personalità raffinate, ma sempre avvolte da un velo di oscurità. Il mio stile è evocativo con note drammatiche. Amo le luci soffuse, le atmosfere sospese. Mi piace creare quel velo di mistero: voglio arrivare a chi sa leggere tra le righe”.
Nel corso della sua carriera, questo linguaggio lo porta a collaborare con alcuni dei nomi più importanti della moda, costruendo un dialogo tra visione personale e identità dei brand.
Hai lavorato con brand come Calvin Klein, Mario Valentino, Ysl, Tod’S, Church’s. Qual è stata la collaborazione più significativa e perché?
“Non scelgo i lavori per il nome, ma per quello che rappresentano. Sono ossessionato da Helmut Newton: ha definito un certo modo di vedere la moda anche attraverso le campagne per Mario Valentino. Quelle immagini oggi non sono solo belle, sono ancora vive. Il punto è questo: oggi mi trovo io a scattare per lo stesso brand. È come entrare in una conversazione iniziata molto prima di me… e avere anch’io qualcosa da dire”.
Il suo percorso internazionale — da Napoli a Milano, fino a New York e Dubai — contribuisce a definire un approccio sempre più consapevole e stratificato.

Dal trasferimento da Napoli, Milano, New York e Dubai come è cambiato il tuo approccio al lavoro?
“Napoli mi ha dato l’istinto, l’estetica spontanea, quel senso di bellezza imperfetta che non puoi costruire a tavolino. Milano mi ha insegnato la disciplina e il sistema. Ho capito come funziona davvero questo lavoro: i tempi, i clienti e la struttura. È il posto dove trasformi il talento in professione. New York invece ti mette davanti alla verità: non importa da dove vieni, conta solo cosa porti sul tavolo. È brutale ma pulita. Se hai una visione forte, trovi spazio. Se sei mediocre, sparisci. Dubai è strategia. È il luogo dove impari a posizionarti. Qui ho capito che non basta essere bravo: devi essere desiderabile”.
Oggi, a meno di trent’anni, ha già costruito una carriera internazionale solida, ma lo sguardo resta rivolto avanti, verso progetti capaci di lasciare un segno duraturo.
Hai solo 29 anni ma hai già collezionato servizi e clienti internazionali di alto profilo. Quali altre sfide e progetti sogni di affrontare nei prossimi anni nella fotografia di moda?
“Essere un fotografo under 30 italiano e portare la nostra bandiera sui set in giro per il mondo mi rende felice, ma non mi basta. Non voglio lavorare per piacere, voglio lavorare per restare. Voglio immagini che sopravvivono al momento, non solo che funzionano adesso. Essere apprezzato non è così difficile, essere ricordato è un’altra cosa”.
L’articolo Umberto Buglione, visione e audacia: il talento che conquista i set globali è tratto da Forbes Italia.
