Buoni pasto del professionista: quali sono le criticità applicative?
Per il professionista che opera in autonomia, senza un rapporto di lavoro subordinato o una collaborazione assimilata, i costi relativi ai buoni pasto risultano deducibili nel limite del 75% entro il 2% del fatturato annuo, mentre l’IVA resta interamente detraibile. Le agevolazioni riconosciute in caso di lavoro subordinato o collaborazione non si estendono al libero professionista puro. Operativamente, si possono però presentare diverse criticità, soprattutto nei casi dubbi o di confine. Ad esempio, l’utilizzo dei buoni pasto al di fuori dell’orario lavorativo o la cessione a terzi possono determinare la perdita del requisito di inerenza della spesa rispetto all’attività professionale, con conseguente perdita della deducibilità fiscale del costo. In assenza di una disciplina tributaria specifica per i professionisti, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare la deducibilità in caso di utilizzo dei buoni non conforme alle finalità lavorative o di documentazione incompleta, con la conseguente ripresa a tassazione delle somme dedotte.
