Come Capo Plaza è diventato uno dei rapper più influenti della sua generazione

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Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Successo uguale sogni. Capo Plaza la riassume così, senza girarci intorno. E nel suo caso non è una frase motivazionale buona per i social. La sua carriera è stata costruita a velocità altissima. Luca D’Orso, nato a Salerno nel 1998, è partito dalla periferia e dalle prime tracce registrate in cameretta a 15 anni, fino a diventare uno dei nomi più osannati del rap italiano.

Oggi ha all’attivo 78 dischi di platino, 38 dischi d’oro, centinaia di milioni di stream e una presenza fissa nelle classifiche Fimi. Ferite, uscito nel 2024, ha segnato il miglior debutto italiano su Spotify dell’anno. Un dato che conferma una cosa: Capo Plaza non è più solo un rapper, ma è un brand musicale che continua a muovere numeri enormi.

La coerenza come cifra distintiva

La sua forza, il suo focus, però, non è mai stato costruire l’immagine di un personaggio. “La cosa di cui vado più fiero è la coerenza”, ci racconta. Coerenza con la sua musica, con il suo pensiero, con il percorso iniziato anni fa a Salerno. In un’industria che cambia faccia ogni sei mesi, Plaza torna spesso sul fatto di essere rimasto fedele alla propria identità. “Accetto consigli, ma poi vado dritto per la mia strada”. Ed è la strada che lo ha portato dove si trova oggi: ai vertici della scena urban italiana. La svolta ha un titolo: 20. Il disco che nel 2018 ha debuttato direttamente al numero uno della classifica Fimi e ha cambiato le regole del gioco per lui. “Mi ha cambiato la vita, ancora oggi è il progetto a cui i fan sono più legati”, dice. Quel disco non è soltanto un album di successo, ma il momento in cui Capo Plaza ha smesso di essere una promessa della trap ed è diventato un nome centrale della scena.

L’incontro con Ghali e il salto nell’industria musicale

Poi c’è Milano, città simbolo dell’industria musicale italiana, quella che spesso decide chi resta e chi sparisce.

Fondamentale nel suo percorso è stato Ghali, il primo artista a offrirgli un contratto discografico con la sua etichetta. “Mi ha portato a Milano, è venuto da me e mi ha offerto un contratto”, ricorda. Un passaggio decisivo per entrare nell’industria musicale nazionale e iniziare il salto definitivo. Poco dopo è arrivato infatti l’accordo con il colosso Warner.

Soldi, classifiche e ambizioni internazionali

Sul denaro Capo Plaza mantiene un approccio distante dalla retorica eccessiva spesso associata alla trap: “Non ho un rapporto tossico con i soldi. Devono essere una conseguenza del lavoro fatto bene”. Mentre sul business musicale è netto: “Oggi il settore guadagna molto più di dieci anni fa. Streaming, piattaforme digitali e nuovi contratti hanno completamente cambiato il mercato, soprattutto nel rap e nell’hip hop”. Se gli si chiede un podio italiano dei trapper più forti, non cerca risposte diplomatiche: “Shiva al primo posto, poi Sfera Ebbasta e Geolier”. E lui? “Mi metto in top 10”. Poi ci sono gli obiettivi ancora da raggiungere. In Italia dice di aver collaborato quasi con tutti. All’estero, invece, la lista è lunga. Da ragazzino ascoltava Jay-Z e Rick Ross, oggi sogna un featuring con Travis Scott. E detta così non sembra neanche un azzardo.

L’articolo Come Capo Plaza è diventato uno dei rapper più influenti della sua generazione è tratto da Forbes Italia.

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