Pininfarina verso il delisting: come Mahindra punta a trasformare la storica azienda italiana
di PNA
Pininfarina, altro grande marchio del made in Italy destinato a lasciare Piazza Affari? È proprio al delisting, di fact, che punta l’opa volontaria totalitaria che è stata annunciata sull’azienda da PF Holdings. Controllata dagli indiani di Mahindra, PF Holdings ha di fatto già il controllo di Pininfarina, con una partecipazione pari al 78,823% del capitale sociale del gruppo attivo nel settore dell’automotive.
Nel dicembre del 2015, Tech Mahindra e m&m (Mahindra & Mahindra) – entrambe parti del gigante indiano di Mahindra Group – avevano raggiunto infatti un accordo con Pincar, holding della famiglia fondatrice di Pininfarina, per rilevare una partecipazione di controllo dell’azienda. L’acquisizione della quota era avvenuta attraverso PF Holdings, controllata al 60% da Tech Mahindra e al 40% da M&M (Mahindra & Mahindra). Un orgoglio per il colosso indiano dell’automotive, che aveva definito Pininfarina “il nuovo gioiello della corona di Tech Mahindra”.
I dettagli finanziari e il prezzo delle azioni nell’opa Pininfarina
Ora, però, gli indiani di Mahindra vogliono di più, puntando al delisting della leggendaria carrozzeria torinese. Si spiega così l’opa totalitaria, operazione che sarà lanciata anche stavolta dal veicolo di investimento PF Holdings. Oggetto dell’opa un numero massimo di 16.660.587 di azioni Pininfarina, che rappresentano il 21,177% del capitale sociale dell’azienda, al netto della quota già in mano alla holding.
Il corrispettivo dell’offerta pubblica di acquisto è stato fissato a 1 euro per azione: valore che, ha precisato PF Holdings, incorpora un premio pari al 20% rispetto a quello a cui le azioni Pininfarina hanno chiuso la sessione del 15 settembre 2026, giorno antecedente all’annuncio dell’opa, arrivato nella serata di ieri.
Il veicolo di investimento ha indicato anche altri premi incorporati nei prezzi, pari al 19,7%, al 22%, al 26,9% e al 22,3% rispetto alla media aritmetica ponderata dei prezzi ufficiali per azione di Pininfarina, relativa rispettivamente agli ultimi 1, 3, 6 e 12 mesi precedenti il 15 settembre 2026. Inizialmente sospese, le azioni del gruppo italiano sono poi entrate nelle contrattazioni di Piazza Affari scattando del 18%, a 1 euro, e allineandosi così al prezzo dell’opa.
Le ragioni del delisting
PF Holdings ha illustrato i motivi per cui punta al delisting del titolo da Piazza Affari. La premessa è il processo di trasformazione che Pininfarina sta attraversando, passando da una società tradizionale di design automobilistico a “una piattaforma più ampia incentrata su design, architettura, ingegneria e brand”.
La holding ha fatto notare che una maggiore integrazione di Pininfarina con il Gruppo Tech Mahindra e con Mahindra & Mahindra potrebbe migliorare “l’accesso al mercato, ampliare l’offerta di servizi e incrementare l’efficienza operativa”.
Per l’offerente, il compimento di questa strategia richiede tuttavia un arco di tempo piuttosto lungo, a causa della necessità di concentrarsi “su investimenti volti ad accelerare il passaggio verso attività meno dipendenti dai tradizionali servizi di design automobilistico”. Pur rimarcando l’intenzione di offrire a Pininfarina un sostegno finanziario, insieme alla “supervisione strategica” e all’ “accesso alle più ampie competenze commerciali, ingegneristiche e tecnologiche del gruppo”, PF Holdings ha fatto notare che un ostacolo è rappresentato proprio dalla presenza delle azioni Pininfarina alla Borsa di Milano.
La quotazione a Piazza Affari, è stato infatti sottolineato, potrebbe “limitare la flessibilità necessaria per attuare la trasformazione prevista, che potrebbe richiedere un significativo ulteriore apporto di capitale da parte degli azionisti”. La holding ha menzionato anche i costi da sostenere per garantire “il mantenimento dello status di società quotata”, considerati “non adeguatamente giustificati alla luce della scarsa liquidità delle azioni sul mercato”.
Di qui, il progetto di delisting da Piazza Affari. L’operazione consentirebbe agli azionisti di Pininfarina di liquidare il proprio investimento a 1 euro per azione, corrispettivo che l’offerente considera più vantaggioso rispetto alle attuali condizioni di mercato. Allo stesso tempo, Mahindra potrebbe gestire l’evoluzione dell’azienda con maggiore flessibilità e senza sostenere i costi legati alla quotazione. Il delisting viene quindi indicato dall’offerente come funzionale al percorso di evoluzione di Pininfarina.
PF Holdings ha chiarito, tra l’altro, che non intende mantenere un flottante sufficiente a garantire il regolare andamento delle negoziazioni. Di conseguenza, se l’offerta, anche dopo eventuali proroghe, non consentirà di raggiungere il traguardo del delisting, la holding potrebbe procedere alla revoca dalla quotazione attraverso la fusione per incorporazione di Pininfarina in una società non quotata.
I colossi indiani nell’automotive italiano
Il caso Pininfarina arriva in un momento in cui è evidente la maggiore presenza che i colossi indiani vogliono assicurarsi nel tessuto industriale dell’Italia. Mentre Mahindra punta al delisting dell’azienda torinese, Tata Motors procede con l’opa su Iveco, con l’obiettivo di assumerne il controllo. Si tratta di due operazioni diverse, che presentano tuttavia un elemento in comune cruciale: gruppi industriali stranieri di grandi dimensioni, entrambi indiani, che stanno ridisegnando la mappa dell’automotive italiano.
L’articolo Pininfarina verso il delisting: come Mahindra punta a trasformare la storica azienda italiana è tratto da Forbes Italia.
