Tata punta su Iveco per sfidare i camion cinesi: la strategia del nuovo gigante da 590mila veicoli
di PNA
Iveco si prepara a passare sotto il controllo di Tata Motors e a dire addio a Piazza Affari. Lo scorso 7 settembre 2026, ha preso il via l’opa del colosso indiano sul gruppo italiano, attivo nella produzione di veicoli commerciali e industriali, dopo il completamento dell’iter autorizzativo.
Tra i marchi storici dell’industria italiana, Iveco ha fatto parte per decenni della galassia Fiat, prima di diventare indipendente nel 2022 con lo spin-off da Cnh Industrial. Ora il gruppo si appresta a vivere una nuova e decisiva fase della propria storia, sulla scia dell’accordo per la sua acquisizione da parte di Tata Motors, con un’opa di circa 3,82 miliardi di euro, pari a 14,10 euro (cum dividend).
I dettagli dell’operazione, la quota Exor e il nodo delisting
Obiettivi di Tata: rilevare il 100% delle azioni Iveco e procedere al delisting dell’azienda dall’Euronext Milan. Il prossimo appuntamento cruciale che si innesta nel periodo dell’opa – che si concluderà il prossimo 26 ottobre – è l’assemblea straordinaria degli azionisti di Iveco, in calendario il 16 ottobre. Il consiglio di amministrazione del gruppo, che supporta all’unanimità l’operazione, ha raccomandato ai soci di votare a favore delle deliberazioni relative all’offerta.
Exor, holding della famiglia Agnelli e principale azionista di Iveco Group, si è già irrevocabilmente impegnata a sostenere il deal e a portare in adesione la propria partecipazione, rappresentativa di circa il 27,06% delle azioni ordinarie e del 43,19% di tutti i diritti di voto.
L’opa di Tata Motors è subordinata al raggiungimento di una soglia minima di adesioni del 95% del capitale di Iveco: soglia che tuttavia potrebbe scendere automaticamente all’80% nel caso in cui l’assemblea straordinaria degli azionisti approvasse la delibera “back-end”. In questo caso, Tata potrebbe completare l’operazione anche con una quota inferiore al 95%.
La sfida del mercato globale e la minaccia della concorrenza cinese
Mentre l’opa procede (le adesioni risultano per ora piuttosto basse, attorno allo 0,6014% secondo i dati di Borsa italiana), il grande interrogativo è cosa accadrà a Iveco se e una volta che l’opa andrà in porto. Per quanto condizione imprescindibile per l’integrazione tra le due aziende, il successo dell’operazione non è il fine ultimo. Il vero obiettivo è creare un leader globale nella produzione di veicoli commerciali che riesca a tener testa alla concorrenza sempre più temibile delle rivali cinesi.
È tra l’altro di questi ultimi giorni la notizia del piano relativo al primo lancio in Europa di camion pesanti nel 2027 da parte del colosso delle auto elettriche cinese Byd, determinato a produrre i propri veicoli direttamente in Europa, puntando a diventare un’azienda europea, stando a quanto riportato da Reuters. “Nel lungo termine, produrremo tutto ciò che venderemo in Europa qui, localmente”, ha detto Stella Li, vice presidente esecutivo di Byd.
Una dichiarazione che rende ancora più evidente il contesto competitivo nel quale si inserisce la strategia di Tata, che ha deciso di inglobare Iveco proprio per rafforzare la propria presenza nel continente europeo.
Le sinergie industriali e l’impatto sul business Fpt
Il completamento dell’acquisizione di Iveco da parte di Tata consentirà a due business geograficamente complementari di dar vita a un’unica piattaforma globale che, secondo le previsioni di entrambe le aziende, venderà più di 590.000 unità ogni anno, riportando ricavi combinati per circa 21 miliardi di euro, forte di una maggiore leva operativa, della possibilità di distribuire gli investimenti di capitale su volumi più elevati e di ottenere nuove efficienze. L’Europa rappresenterebbe circa il 46% del giro d’affari, l’India il 32%, il Sud America l’8% e il resto del mondo il 14%.
L’integrazione avrebbe anche l’effetto positivo di ridurre la volatilità dei flussi di cassa tipica nel settore dei veicoli commerciali. Ancora, così come ha rimarcato il ceo di Iveco Olof Persson, verrebbero rafforzate le prospettive per i fornitori e partner dei rispettivi gruppi. Un ulteriore valore aggiunto sarebbe per l’indiana Tata il controllo del business dei sistemi di propulsione di Iveco, Fpt, altro tassello della ratio industriale dell’operazione. La divisione, attiva nello sviluppo e nella produzione di motori e sistemi di propulsione per veicoli commerciali e industriali, potrebbe beneficiare della maggiore scala del nuovo gruppo e della sua presenza su più mercati. Tata dunque non si appresta a comprare solo camion, autobus e una maggiore presenza in Europa, ma anche Fpt Industrial, piattaforma tecnologica nel powertrain.
Garanzie occupazionali e sede a Torino: cosa prevede l’accordo
Sul fronte occupazionale, il gigante indiano ha assunto impegni non finanziari validi per due anni dal pagamento dell’offerta, che blindano la forza lavoro di Iveco, composta da più di 14.000 dipendenti in Italia, su un totale di 36mila a livello globale.
Tata si è dunque impegnata a non procedere a licenziamenti, così come a non effettuare ristrutturazioni e/o a chiudere gli stabilimenti di Iveco. La sede dell’azienda italiana resterà inoltre a Torino. Con il successo del deal, in sostanza, Tata si assicurerà una maggiore presenza in Europa, accedendo alle tecnologie, ai marchi e alle competenze industriali sviluppate da Iveco, mentre quest’ultima conterà sulla dimensione internazionale e sulla presenza di Tata in mercati nei quali è meno esposta.
L’articolo Tata punta su Iveco per sfidare i camion cinesi: la strategia del nuovo gigante da 590mila veicoli è tratto da Forbes Italia.
