Come è cambiato il Fair play finanziario e cosa rischiano ora i club europei
Contenuto tratto dal numero di settembre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
A cura di Francesco Fimmanò, ordinario di diritto commerciale all’Università Mercatorum
Per oltre un decennio il Fair play finanziario è stato raccontato come un insieme di regole destinate a punire i club che spendevano più di quanto incassassero. La narrazione era semplice: chi violava i parametri pagava una multa, subiva qualche limitazione sul mercato e, nei casi più gravi, rischiava l’esclusione dalle competizioni europee. Oggi quel modello non esiste più.
Dopo una sospensione del regime in epoca Covid, il 7 aprile 2022 il comitato esecutivo Uefa a Nyon ha varato il nuovo ‘Regolamento Uefa sulle licenze per club e la sostenibilità finanziaria’, che si fonda su quattro pilastri.
Solvibilità e conti sotto controllo
Il primo è la solvibilità (no overdue payables rule), ossia l’obbligo di pagare tutti i debiti verso altri club, dipendenti, autorità fiscali, sociali e Uefa entro 90 giorni, soggetto a quattro controlli l’anno. La regola è diretta a garantire una maggiore capacità di adempimento e a proteggere l’integrità delle competizioni. I controlli vengono effettuati ogni trimestre, con una minore tolleranza nei confronti dei soggetti morosi.
Il secondo pilastro è la football earnings rule, che sostituisce il tradizionale break-even requirement. Quindi non viene più valutato il risultato economico del singolo esercizio, bensì l’equilibrio complessivo del club su un periodo di monitoraggio pluriennale. Il sistema consente uno scostamento entro limiti predeterminati, purché adeguatamente coperto dagli apporti degli azionisti secondo le condizioni previste dal regolamento.
Il tetto del 70% ai costi della rosa
C’è poi il controllo dei costi (squad cost rule), regola secondo cui per stipendi, mercato e commissioni per gli agenti non si poteva spendere più del 90% del fatturato per la stagione 2023-2024, l’80% per la successiva e il 70% a regime dalla stagione 2025-2026. Dalla scorsa stagione, quindi, il costo complessivo della rosa – comprendente stipendi, ammortamenti dei cartellini e commissioni agli agenti – non può superare il 70% dei ricavi rilevanti del club.
Infine è previsto un sistema di sanzioni fisse all’esito dei controlli, ossia misure predeterminate in relazione alle violazioni, che non lasciano margini di discrezionalità, tra cui multe progressive in relazione sia alle violazioni che alla recidiva, sanzioni sportive (divieto di schierare dei giocatori, esclusioni dai tornei, retrocessione da una coppa a un’altra) ed economiche.
Come funziona la vigilanza della Uefa
Il sistema di sostenibilità finanziaria viene applicato mediante un processo denominato ‘monitoraggio dei club’ e vale per le squadre che partecipano alle competizioni Uefa. Più di 230 club vengono osservati nell’arco dell’intera stagione dal Club Financial Control Body Uefa (Cfcb), un organo di controllo finanziario. Il Cfcb verifica periodicamente la documentazione trasmessa dai club, valuta il rispetto dei requisiti di sostenibilità e adotta le eventuali misure correttive o sanzionatorie.
La ‘first chamber’ decide in prima istanza se i club rispettano le regole di sostenibilità finanziaria, può imporre ‘settlement agreement’, sanzioni economiche, limitazioni sportive o, nei casi più gravi, l’esclusione dalle competizioni europee. La sezione d’appello dell’organo esamina i ricorsi contro le decisioni della prima sezione. Le decisioni definitive possono essere impugnate solo davanti al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna.
Juventus e il piano di risanamento triennale
La valutazione è stata effettuata, per la prima volta, sul triennio 2023-2025 e ha portato la Uefa ad aprire procedure nei confronti di Juventus, Newcastle, Nizza, Santa Clara, Astana e Partizan Belgrado. I bianconeri dovranno rispettare un percorso di risanamento di tre anni. È prevista una sanzione potenziale di 20 milioni di euro, dei quali 6 immediatamente esigibili e 14 subordinati al raggiungimento degli obiettivi concordati. In caso di mancato rispetto dei target intermedi, potranno essere applicate ulteriori restrizioni di mercato e, nei casi più gravi, perfino l’esclusione dalle competizioni Uefa.
Il settlement agreement assomiglia sempre meno a una transazione e sempre più a un piano di risanamento aziendale. Il club presenta proiezioni economico-finanziarie, concorda obiettivi intermedi, viene sottoposto a verifiche annuali e può addirittura uscire anticipatamente dal regime di controllo se raggiunge gli obiettivi prima del previsto.
Dal Manchester City al Newcastle, il cambio di paradigma
È un cambio di paradigma. Nel 2014 Manchester City e Paris Saint-Germain furono sanzionati perché avevano finanziato una crescita ritenuta incompatibile con il Fair play finanziario. Ora la Uefa non si limita più a verificare se un club abbia speso troppo. Valuta se il suo modello economico sia sostenibile nel medio periodo, con un continuo monitoraggio.
Lo dimostra il caso Newcastle. Il club inglese, controllato dal fondo sovrano saudita Pif, è stato sottoposto a un settlement triennale dopo la violazione della football earnings rule. Le condizioni imposte dalla Uefa influenzeranno direttamente la politica dei trasferimenti almeno fino al 2028-2029, inducendo il club a valutare importanti cessioni per mantenere l’equilibrio economico.
Da Bologna e Napoli a Chelsea e Fiorentina
Bologna e Napoli hanno evitato provvedimenti grazie ai surplus maturati nei precedenti periodi di monitoraggio. Diversa è la situazione di Aston Villa, Chelsea e Fiorentina, cui è stato contestato lo squad cost ratio. Anche in questo caso la Uefa ha adottato una logica progressiva: una parte della sanzione è immediata, mentre la quota più consistente resta sospesa e dipende dalla capacità del club di migliorare la propria situazione economica negli esercizi successivi.
Le financial sustainability regulations introducono, insomma, una sorta di vigilanza prudenziale che accompagna le società lungo un percorso di riequilibrio, spostando il baricentro del controllo dalla repressione delle violazioni alla prevenzione del rischio economico e alla tutela della stabilità finanziaria del calcio europeo.
L’articolo Come è cambiato il Fair play finanziario e cosa rischiano ora i club europei è tratto da Forbes Italia.
