Solo il 16,8% delle giovani donne ha una laurea Stem: perché il divario non finisce all’università
Maire – BRANDVOICE | paid program
In Italia solo il 16,8% delle giovani donne tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea Stem, un dato che si traduce in una minore presenza femminile nei ruoli tecnici più richiesti dal mercato. Non si tratta solo di un tema culturale, ma è anche una responsabilità strategica.
La diversità è considerata da Maire una ricchezza e una leva di innovazione: con 85 nazionalità rappresentate in circa 50 Paesi, il gruppo si è dato l’obiettivo di portare al 50% la quota di donne tra le nuove assunzioni entro il 2032. Per la società innovare non significa soltanto sviluppare tecnologie per la transizione energetica, ma anche costruire ambienti in cui ogni talento possa emergere e contribuire pienamente.

Il gruppo Maire, guidato dal presidente e fondatore Fabrizio Di Amato, fornisce soluzioni tecnologiche sostenibili e realizza grandi progetti industriali nel settore chimico ed energetico, nonché nei fertilizzanti, per supportare i clienti nelle proprie strategie di decarbonizzazione. Ma non si tratta solo di sviluppare la forza lavoro locale e l’approvvigionamento di beni e servizi nei Paesi in cui opera, il gruppo intende stimolare lo sviluppo socioeconomico, selezionando la propria catena di fornitura secondo pratiche sostenibili in materia di diritti umani, sicurezza, clima e ambiente.
Il tema dell’inclusione, del merito e di come vengono raccontate le donne in ambito Stem è centrale nell’impegno di Maire. Attraverso i secoli, nella scienza è come se le donne non ci fossero state o come se fossero state anomalie straordinarie. Questo ha prodotto due effetti significativi a lungo termine: l’assenza di genealogia, ovvero senza una storia visibile e condivisa, ogni donna che entra nelle Stem parte da zero, senza riferimenti e senza continuità; e la narrazione dell’eccezionalità: se le uniche donne raccontate sono geni, pioniere o eroine, la competenza ordinaria, che costruisce la maggior parte delle carriere, non trova spazio. C’è quindi difficoltà a rappresentare la normalità delle donne nelle Stem: si passa dall’invisibilità totale alla celebrazione dell’eccezionalità, senza mai sostare nella quotidianità.
La necessità del progetto di ricerca “Variabili Nascoste”
Nasce da qui “Variabili Nascoste | Hidden Variables”, un progetto di ricerca qualitativa promosso da Maire e sviluppato con l’agenzia creativa Imille che indaga i fattori culturali, linguistici e simbolici che influenzano l’accesso e la permanenza delle donne nei percorsi Stem: percezioni, linguaggi, aspettative implicite e micro-esperienze che sfuggono ai dati quantitativi. L’obiettivo non è offrire risposte immediate, ma porre domande significative su ciò che rende un percorso realmente accessibile e sostenibile nel tempo.
La ricerca “Variabili Nascoste | Hidden Variables” si inserisce in un impegno più ampio, formalizzato nella Policy DE&I adottata dal Consiglio di Amministrazione il 30 giugno 2025 e declinato in un Piano Strategico dedicato, coordinato dalla Funzione Group Compliance, Ethics, Diversity & Inclusion.
La metodologia con la quale è stata realizzata questa ricerca si basa su due azioni fondamentali:
- Analisi dei discorsi digitali: ascolto e analisi qualitativa dei contenuti pubblicati negli ultimi dodici mesi (articoli, report, thread e conversazioni social) sul tema donne e Stem in Italia, per comprendere linguaggi ricorrenti e reazioni.
- Interviste qualitative in profondità: sono stati coinvolti profili diversi lungo tutto il percorso: 4 studentesse di fisica, chimica e ingegneria, 7 professioniste del Gruppo Maire e 2 divulgatrici (Ines El Gataa e Diletta Huyskes).
L’individuazione di quattro variabili nascoste
L’analisi dei contenuti mostra una distanza tra ciò che viene raccontato e ciò che viene vissuto. Dalla ricerca emergono quattro aree narrative principali, che strutturano gran parte del racconto pubblico attuale e che influenzano il modo in cui le persone si collocano rispetto ai percorsi Stem.

Il primo asse del racconto pubblico è fortemente quantitativo e riguarda i numeri: insiste su percentuali e gap, rendendo la disparità misurabile ma distante dall’esperienza individuale. La variabile nascosta: in assenza di una narrazione esperienziale, molte donne non si riconoscono in quei numeri. La distanza produce silenzio e riduce il senso di appartenenza.
Una seconda area molto presente riguarda il frame correttivo: circa il 30-35% delle espressioni ricorrenti è costruito attorno a verbi e formule di intervento, ovvero “colmare, ridurre, incentivare, aumentare la presenza, supportare le donne”. Questo linguaggio correttivo sposta implicitamente sulla singola persona la responsabilità del cambiamento. Viene registrato quindi uno sforzo costante di auto-regolazione (come calibrare linguaggio, carattere, postura) interiorizzato come requisito per “stare dentro” il contesto.
Nel racconto pubblico, le donne nelle Stem sono associate a storie di successo straordinario: i contenuti celebrativi e le iniziative dedicate rafforzano un modello di eccellenza elevata e visibile, mentre la normalità professionale resta invisibile. Per questo, molte donne non si sentono abbastanza per occupare quello spazio simbolico: ne derivano ridimensionamento delle ambizioni e competizione interna.
Infine, la fatica della permanenza emerge poco e in modo marginale, e viene vista come esperienza privata: l’isolamento non è riconosciuto come problema strutturale. La variabile nascosta si traduce in fatica cumulativa (essere le poche, gestire la maternità, reggere ambienti poco flessibili) che si traduce in compromessi, rallentamenti o abbandono. È una fatica di adattamento legata al fatto che ci sono costanti barriere invisibili che non vengono nemmeno percepite come tali perché gli spazi sono strutturati su un modello di tipo maschile.
Dalle interviste condotte emerge come il legame e l’incontro tra generazioni diventa un motore capace di scardinare il pregiudizio sistemico e l’isolamento professionale. È centrale valorizzare diverse forme di leadership e professionalità, e uscire dalla narrazione della “supereroina” solitaria, ma dare spazio alla dimensione collettiva e alla rete di legittimazione condivisa. Infine, è fondamentale creare degli strumenti reali per gestire la complessità: politiche aziendali flessibili, infrastrutture di supporto, e una cultura del lavoro che parli di genitorialità e non di maternità.
La nascita della Fondazione Maire – ETS
Fabrizio Di Amato, presidente di Maire e Fondazione Maire, ha commentato: “Prima di cercare risposte abbiamo scelto di ascoltare. Quando si parla di Stem al femminile i dati fotografano un divario, ma non spiegano che cosa accade prima delle scelte e durante i percorsi: è lì che agiscono le variabili nascoste. Un’impresa che opera in 50 Paesi con 85 nazionalità al proprio interno non può permettersi di lasciare invisibile una parte del proprio talento. Una meritocrazia autentica si misura sulla capacità di riconoscerlo ovunque si trovi, e di rendere i percorsi professionali realmente sostenibili nel tempo”.
Se “Variabili Nascoste” mette a fuoco ciò che rende un percorso Stem accessibile e sostenibile nel tempo, la risposta operativa del Gruppo passa da numerose attività di orientamento che vengono promosse per attrarre ragazze verso le discipline Stem e verso il settore dell’ingegneria, nonché dalla propria fondazione corporate, Fondazione Maire – ETS. La sua missione è formare gli “ingegneri umanisti” del domani, capaci di unire competenze tecniche, visione multidisciplinare e sensibilità sociale e ambientale, contrastando la povertà educativa e promuovendo l’accesso equo alle opportunità formative, con già circa 2.000 ore l’anno di formazione erogate ai giovani sui temi della transizione energetica.
È il terreno indicato dalla ricerca: costruire quella continuità e quella rete di legittimazione condivisa la cui assenza pesa sulle scelte delle ragazze. Per questo la Fondazione lavora insieme a scuole, università e istituzioni: dall’orientamento nel momento in cui la scelta si forma fino alle borse di studio e ai progetti di ricerca che danno continuità oltre il diploma. L’obiettivo è che scegliere una materia Stem smetta di essere un’eccezione da celebrare e diventi una possibilità ordinaria, riconoscibile e supportata.
L’articolo Solo il 16,8% delle giovani donne ha una laurea Stem: perché il divario non finisce all’università è tratto da Forbes Italia.
