Ondate di calore, perché il verde urbano è diventato una tecnologia energetica

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Contenuto tratto dal numero di settembre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

A cura di Massimiliano Atelli

Le ondate di calore sempre più frequenti mettono a dura prova la vivibilità, soprattutto nelle grandi città, e rendono il tema del raffrescamento estivo uno dei principali per i sistemi energetici europei, quale voce stabile di consumo e per gli sbalzi legati ai picchi di domanda. In una parola, la questione è diventata non meno importante del riscaldamento invernale. Anche per l’effetto spirale che, specie nelle città, è in grado di innescare: aumento dei condizionatori installati, picchi di domanda elettrica che mettono sotto pressione le reti ed esasperazione degli effetti, nei grandi agglomerati urbani, con l’effetto isola di calore.

Gli impianti di climatizzazione raffreddano infatti gli edifici, ma rilasciando all’esterno calore, che è reimmesso nell’ambiente soprattutto di notte. Certamente molto può essere fatto giocando d’anticipo, facendo ricorso a involucri efficienti, schermature solari, ventilazione naturale, ma un ruolo essenziale deve averlo una progettazione urbana differente rispetto al passato, anche recente. Nel segno di un nuovo approccio culturale al problema.

Nell’Ue 130 milioni di condizionatori

Intanto è necessario fare chiarezza sul fatto che non si tratta soltanto di vivibilità urbana (che sarebbe ragione già sufficiente a spingere verso quel nuovo approccio). In Europa il numero di condizionatori è più che raddoppiato dal 1990, e, secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2023 le unità installate nell’Unione europea avevano raggiunto quota 130 milioni. Un numero che potrebbe aumentare di quattro volte entro il 2050, con un peso preponderante attribuibile al segmento residenziale.

Aumenta dunque fortemente, e di regola in modo imprevedibile, il fabbisogno energetico, con ciò che ne consegue sui costi per famiglie e imprese. In questo scenario i picchi di domanda – soprattutto in un tempo come quello attuale, di volatilità dei prezzi legata anche a tensioni geopolitiche – possono rendere critiche perfino l’accessibilità economica e la stabilità della fornitura elettrica.

Il verde urbano come tecnologia contro il caldo

Sono necessarie tecnologie efficienti, idonee a temperare la pressione sui sistemi energetici. Ma non sono necessarie soltanto quelle sviluppate dall’uomo: occorrono anche le ‘altre’.

Il verde urbano rappresenta probabilmente la tecnologia ‘altra’ a più basso costo e, allo stesso tempo, a più alta efficienza. Per esempio, è stato stimato che, durante un’ondata di calore in una delle grandi capitali europee, nel 2025, le temperature notturne rilevate in un parco centrale erano fino a sette gradi più basse che nelle aree edificate circostanti. Non è più solo questione per giardinieri: oggi è faccenda anche per ingegneri, economisti e non solo.

Il modello delle superilles di Barcellona

Queste evidenze stanno rendendo la mitigazione del microclima urbano — a iniziare proprio dalle alberature — parte delle strategie di adattamento delle città europee, attraverso la creazione di corridoi verdi per sfruttare al meglio l’ombreggiamento. Celebri, in tal senso, le superilles di Barcellona, isole urbane ripensate per limitare il traffico automobilistico e restituire le strade alle persone, con alberi, aree verdi, zone d’ombra e piazze dove camminare, incontrarsi e vivere in modo differente la città.

Dal Pnrr 330 milioni per 6,6 milioni di alberi

Il ruolo strategico che il verde può svolgere non è passato inosservato. Una delle misure del Pnrr ha messo a disposizione dell’Italia 330 milioni di euro per mettere a dimora 6,6 milioni di nuovi alberi intorno alle 14 città metropolitane, non solo per combattere l’inquinamento, ma anche per contrastare l’effetto isola di calore in estate. È forse ancora presto per fare un bilancio definitivo, ma ci si può intanto affidare ai numeri indicati nella quinta edizione dell’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale realizzato da Legambiente e AzzeroCo2.

Secondo le stime, nel 2024 risultano messi a dimora oltre tre milioni di nuovi alberi, per un totale di quasi quattromila ettari. Un investimento in capitale naturale che, sempre secondo queste stime, genererebbe un ritorno economico di più di 20 milioni di euro all’anno in servizi ecosistemici per ciascuno degli anni di vita delle alberature. Non lasciamo nulla di intentato: nel contrasto ai cambiamenti climatici, per una maggiore qualità della vita negli aggregati urbani e per un minor fabbisogno energetico, occorre far ricorso a tutte le tecnologie, mixandole. Bene le più innovative e recenti, ma senza rinunciare alle ‘vecchie’ ad alta efficienza e a basso costo.

L’articolo Ondate di calore, perché il verde urbano è diventato una tecnologia energetica è tratto da Forbes Italia.

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