Viaggio a Riviera del Brenta, il distretto da 1,8 miliardi di euro che fa le scarpe al lusso mondiale

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Contenuto tratto dal numero di settembre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

C’è un filo che unisce la Venezia medievale alle passerelle di Milano, Parigi e New York. È il filo della manifattura calzaturiera che nella Serenissima trovò la sua espressione nella Confraternita dei Calegheri, l’antica corporazione dei calzolai. Il suo statuto, riformato nel 1268, è considerato uno dei più antichi documenti delle arti e dei mestieri della Repubblica e il sigillo dei Calegheri è ancora oggi il simbolo di una tradizione secolare.

Con il tempo, il cuore della produzione lasciò calli e campielli per spostarsi sulla terraferma, lungo la Riviera del Brenta. È qui che un sapere artigianale tramandato di generazione in generazione ha trovato il terreno ideale per trasformarsi in un’industria d’eccellenza.

Le scarpe del lusso parlano veneto

Oggi, tra Venezia e Padova, in una manciata di comuni – da Stra a Fiesso d’Artico, da Fossò a Vigonovo – si concentra uno dei distretti calzaturieri più prestigiosi d’Europa. È qui che prendono forma molte delle scarpe femminili più esclusive dei grandi marchi internazionali. Un ecosistema con alta densità di competenze: modellisti, formifici, suolifici, produttori di accessori, laboratori e calzaturifici convivono in pochi chilometri quadrati.

Le radici industriali risalgono alla fine dell’Ottocento, quando a Stra nacque il primo calzaturificio italiano completamente meccanizzato. Da allora il distretto non ha mai smesso di evolvere. Se un tempo era popolato soprattutto da aziende con marchio proprio, negli ultimi 30 anni è diventato il partner manifatturiero privilegiato delle grandi maison del lusso. Molti gruppi internazionali hanno incorporato aziende storiche, investito negli stabilimenti e consolidato una filiera che continua a rappresentare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile.

Il distretto della Riviera del Brenta conta oltre 500 imprese tra calzaturifici, accessoristi, modellisti e aziende commerciali. Produce circa 20 milioni di paia di scarpe ogni anno, quasi il 10% dell’intera produzione nazionale, generando un fatturato di 1,8 miliardi di euro. È il terzo distretto italiano del settore per numero di imprese e addetti e il quarto per fatturato.

La forza della Riviera del Brenta

La struttura produttiva racconta però anche un altro aspetto dell’economia italiana. L’82% delle aziende del distretto fattura meno di cinque milioni di euro: una galassia di piccole e medie imprese altamente specializzate che costituisce l’infrastruttura invisibile del lusso globale. All’estremo opposto, i grandi gruppi internazionali rappresentano una quota minima delle imprese presenti (il 2%), ma generano il 35% del fatturato complessivo. È la fotografia di un modello industriale nel quale il valore nasce dall’incontro tra il capitale dei marchi e il capitale umano di una filiera che nessuno è ancora riuscito a delocalizzare completamente.

Il contesto internazionale rende ancora più evidente il ruolo della Riviera del Brenta. Oggi circa il 90% delle scarpe prodotte nel mondo proviene dall’Asia, con Cina, India e Vietnam a guidare la manifattura globale orientata ai grandi volumi e ai costi contenuti. L’Italia segue una strada diversa. È il primo produttore europeo di calzature, con circa il 32% della produzione continentale, e soprattutto è il leader indiscusso della fascia alta del mercato. Ogni anno realizza circa 118 milioni di paia di scarpe, per l’85% assorbiti dall’export, per un valore di produzione che sfiora i 23 miliardi di euro.

In questo scenario il Veneto occupa una posizione strategica. Figura tra le regioni campionesse per export calzaturiero. Lo deve alla complementarità di tre distretti che rappresentano tre anime diverse della manifattura: Montebelluna per la calzatura sportiva e tecnica, Verona per la produzione tradizionale e la Riviera del Brenta per il lusso, soprattutto femminile.

Una galassia di piccoli giganti

Passeggiando oggi lungo il Brenta si incontrano laboratori artigiani e aziende storiche come la Voltan, attiva dal 1898, fondata da Luigi Voltan, che a 15 anni s’imbarcò per Boston. Negli Stati Uniti scoprì le più moderne tecnologie per la produzione di scarpe e, al momento di tornare a Stra, acquistò e portò con sé macchinari d’avanguardia, dando impulso a una nuova stagione dell’industria calzaturiera locale.

Accanto a Voltan sono cresciuti altri nomi che hanno contribuito a costruire la fama internazionale della Riviera del Brenta: Ballin, nata nel 1945 dall’iniziativa dei fratelli Guido e Giorgio Ballin; Baldan, oggi guidata dalla terza generazione della famiglia fondatrice; Henderson, nata nel 1932 da un’intuizione di Giuseppe Baracco; Kallistè, che fin dal nome (dal greco ‘la più bella’) si appella alla bellezza; Rossimoda, oggi parte del gruppo Lvmh e polo produttivo per maison come Dior e Givenchy.

La storia di quest’ultima è raccontata nel Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi, che espone oltre 1.500 modelli realizzati per alcune delle più prestigiose firme della moda internazionale, da Dior a Fendi, da Yves Saint Laurent a Givenchy. Tra i piccoli giganti del distretto spicca anche Regia Shoes, l’azienda fondata e guidata da Regina Favaron e Fabio Morino, uniti nel lavoro e nella vita, specializzata nella produzione di calzature di alta gamma.

La sfida, adesso, è preservare questo patrimonio. In un settore attraversato dalla concentrazione dei grandi gruppi del lusso, dall’automazione e dalla competizione internazionale, la sopravvivenza del distretto dipenderà dalla capacità delle centinaia di piccole imprese della filiera di continuare a innovare insieme. Perché il vero vantaggio competitivo della Riviera del Brenta non è una singola azienda, ma un ecosistema produttivo che da oltre sette secoli continua a trasformare un sapere artigianale in valore economico globale.

L’articolo Viaggio a Riviera del Brenta, il distretto da 1,8 miliardi di euro che fa le scarpe al lusso mondiale è tratto da Forbes Italia.

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