Mps, Lovaglio cerca la contromossa: più dividendo e assemblea a rischio rinvio

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Di PNA

Qualche giorno fa, prima che Intesa Sanpaolo rilanciasse l’Opas su Mps, il ceo della banca senese Luigi Lovaglio aveva ammesso di non avere un piano B per difendersi dalle mire di Ca’ de Sass, oltre a quello della doppia Ops lanciata su Banco Bpm e Banca Generali. Ma ora, per Lovaglio, un piano B è più che necessario se non vuole finire per subire una sconfitta cocente, che molti analisti e la stessa Piazza Affari sembrano aver messo già in conto.

Il rilancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps ha già convinto il primo azionista del Monte Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, a impegnarsi a consegnare alla banca guidata da Carlo Messina l’intera partecipazione, pari al 17,5% circa. E diversi sono gli esperti secondo i quali Messina avrebbe la vittoria già in tasca.

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Le due possibili contromosse di Mps

Ma Lovaglio non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca, almeno non ancora, secondo i rumor riportati da alcuni quotidiani, tanto da star valutando almeno due possibili contromosse che Piazza Affari potrebbe conoscere presto. Il Sole 24 Ore ha indicato la possibilità di un CdA straordinario di Mps, forse già giovedì, non facendo mistero dell’urgenza di Lovaglio di capire come muoversi per tentare di convincere i grandi azionisti a non aderire all’Opas di Intesa.

Il banchiere ha bisogno sicuramente di più tempo. Di conseguenza, un’ipotesi potrebbe essere quella di rinviare l’assemblea straordinaria del prossimo 29 ottobre.

Un’altra opzione su cui l’amministratore delegato starebbe riflettendo è l’incremento del dividendo straordinario, per ora pari a 4 miliardi di euro, di cui 1 miliardo cash e 3 miliardi attraverso le azioni Generali.

Il nodo del dividendo straordinario

Il quotidiano di Confindustria ha fatto notare che, al momento, il maxi dividendo non viene considerato un grande premio a favore dei soci di Mps, in quanto visto come “redistribuzione di un valore già presente nel perimetro Mediobanca-Mps, più che come creazione di nuovo valore”.

Aumentare la cedola non sarebbe però facile, sia perché un importo più ricco non dovrebbe mettere a rischio il rispetto dei requisiti patrimoniali stabiliti dalla Bce, sia perché pagare ulteriori azioni Generali significa diminuire l’apporto degli utili del Leone di Trieste a favore di Mps.

Delfin e Caltagirone complicano i piani di Lovaglio

Gli ostacoli si innestano in un contesto che rema decisamente contro il piano di Lovaglio: non solo per l’impegno di Delfin ad aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo, già espresso in modo ufficiale ma, a quanto pare, anche per l’intenzione del secondo maggiore azionista del Monte dei Paschi, Francesco Gaetano Caltagirone, a fare altrettanto.

In numeri, questo significa che il piano di Lovaglio imperniato sulle due Ops promosse su Banco Bpm e Banca Generali avrebbe contro già il 31% del capitale (considerando la partecipazione del 17,5% di Delfin e il 13,5% in possesso di Caltagirone).

L’altro vantaggio dell’offerta di Intesa

Intesa Sanpaolo ha inoltre un altro asso nella manica, messo in evidenza dalla divisione di ricerca di Barclays: nel rilanciare l’Opas, la banca ha precisato che, qualora distribuisse l’acconto sul dividendo 2026 prima del completamento dell’offerta, il rapporto di concambio verrebbe adeguato, riconoscendo agli azionisti Mps anche l’effetto di tale distribuzione e rendendo dunque ancora più appetibile la sua proposta.

Di conseguenza, per Lovaglio, il problema non è solo riuscire a trovare la contromossa, ma individuare una soluzione tale da convincere i restanti azionisti ad appoggiare una soluzione standalone per la banca, che venga rafforzata dalle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali.

Gli analisti vedono poche chance per Mps

Peccato per il ceo che la doppia Ops si è scontrata fin da subito con il grande scetticismo degli analisti. In evidenza dopo il rilancio dell’Opas da parte di Intesa Sanpaolo il commento di Oddo Bhf, che ha sottolineato che la possibile “strategia alternativa” che Mps presenterà ai suoi azionisti sarà “complessa e con una bassa probabilità di successo”.

Ancora più radicata la convinzione degli analisti di Autonomous, secondo i quali il voto dei soci di Mps al piano di Lovaglio, in occasione della prossima assemblea straordinaria “appare ormai altamente improbabile”. Tra l’altro, Autonomous ha sottolineato, attingendo ai rumor secondo cui anche Caltagirone sarebbe pronto a votare contro il piano di Lovaglio che, in uno scenario del genere, la strategia del numero uno di Mps potrebbe passare soltanto se “tutti gli altri azionisti presenti votassero a favore”.

E “anche in questo caso, riteniamo l’ipotesi improbabile”. In più, hanno continuato gli analisti, “si prevede che lo Stato italiano, con una quota di circa il 4,9%, e Banco Bpm, con circa il 3,7%, non parteciperanno all’assemblea”, mentre “anche l’andamento del mercato invia un segnale chiaro: l’offerta di Intesa è quasi interamente scontata nei prezzi, mentre Banco Bpm e Banca Generali trattano rispettivamente a circa -4% e -12% rispetto ai prezzi impliciti delle offerte di Mps (sulla base delle quotazioni di chiusura di venerdì).

Ciò suggerisce che il mercato attribuisce una bassa probabilità di successo a entrambe le offerte guidate da Mps”. La scommessa di Lovaglio è ora convincere il mercato che Mps vale più da sola che dentro Intesa. Ma, per ora, oltre agli analisti, è la stessa Piazza Affari a pensarla diversamente.

L’articolo Mps, Lovaglio cerca la contromossa: più dividendo e assemblea a rischio rinvio è tratto da Forbes Italia.

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