Così la famiglia Corò ha trasformato una bottega veneta in un hub di arredamento

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Contenuto tratto dal numero di settembre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Sulla Riviera del Brenta, dove un tempo scorreva l’autostrada d’acqua tra Venezia e Padova, la famiglia Corò ha costruito qualcosa che va oltre l’arredamento: un patrimonio fatto di ville storiche, mestiere artigiano e relazioni che durano da tre generazioni.

La storia ebbe inizio nel 1947, quando Umberto Corò, appena quattordicenne, iniziò a lavorare il legno con la pazienza di chi impara un mestiere con le mani prima che con la teoria. Nel 1959 arrivò la prima licenza commerciale e nacque il Mobilificio Corò. Al suo fianco c’era la moglie Giustina, parte fondamentale di un percorso destinato a diventare una storia di famiglia.

L’evoluzione

Nel 1982 il testimone passò al figlio Maurizio, allora ventenne. “Rappresento la seconda generazione, quella che ha dovuto imparare a leggere i cambiamenti del mercato”, racconta. Furono gli anni in cui la grande distribuzione arrivò in Italia e trasformò il mercato, spingendo l’azienda a reinventarsi.

Il Mobilificio Corò fu così portato a evolversi da realtà dedicata all’arredo a showroom di nicchia, fino a trasformarsi in una location capace di accogliere eventi e nuove esperienze. In questo percorso Maurizio fu affiancato dalla moglie Paola, che lo sostenne nella gestione dell’attività e nel quotidiano sviluppo dell’azienda.

Oggi la terza generazione è rappresentata da Riccardo, in azienda da tre anni dopo un percorso nel design e nella moda. “Ho unito i puntini: avevamo gli spazi, avevamo i collegamenti e ho deciso di tornare per portare quello che sapevo fare meglio”, spiega. Un’imprenditore che ha scelto di tornare a casa sentendolo non come una rinuncia, ma come un’occasione per dimostrare tutto quello che ha imparato.

La strategia

A distinguere la famiglia, secondo Maurizio e Riccardo, è un approccio al cliente quasi anacronistico, ma di grande autenticità. “Ho sempre portato avanti l’onestà e il rispetto: ogni giorno ho voluto dare il meglio per ricevere il meglio”, racconta Maurizio. Riccardo usa un linguaggio più contemporaneo: “L’empatia con il cliente è il nostro modo di essere. La soddisfazione della persona che abbiamo davanti è il miglior successo che possiamo avere”.

Il primo investimento immobiliare della famiglia è stato Villa Contarini Donà, a Marano di Mira (Ve), acquistata negli anni Sessanta: ottomila metri quadri di ambienti e ottantamila di parco, oggi sede storica dell’attività di arredamento e del nuovo studio di progettazione.

Nel 1982 è arrivata Villa Valier Bembo, affacciata sul naviglio del Brenta. Per 30 anni è stata negozio di arredamento, restaurata a fine anni Novanta con un intervento “assolutamente conservativo”, sottolinea Riccardo, per preservarne affreschi e atmosfera cinquecentesca. Oggi è location per eventi privati e aziendali, ambito che la famiglia sta sviluppando anche con la collaborazione di Arianna Pischiutta, event manager che segue l’organizzazione delle esperienze ospitate in villa. “Chi ci sceglie ci affida uno dei giorni più importanti della propria vita: una responsabilità che accogliamo con grande rispetto e che ci impegna a renderlo davvero unico, proprio come merita”, spiega Riccardo.

Le nuove strade

In questi spazi è nato quest’anno Ca’ Riviera, il progetto ideato da Riccardo insieme a Leonardo Tiezzi: la scelta di aggiungere alle due ville un ulteriore layer, quello dell’arte, dando vita a un incubatore per artisti e gallerie che, in occasione della Biennale d’Arte 2026, ha contaminato gli spazi con mostre e residenze d’artista, aprendo la storia di famiglia a un pubblico internazionale.

Nonostante le nuove strade intraprese, il cuore resta l’arredamento. “Siamo passati da una bottega artigiana a un vero studio di progettazione: molta più consulenza, ogni cosa su misura e cucita addosso al cliente”, racconta Riccardo. Artigiani locali e architetti collaborano oggi a progetti di arredo di fascia medio-alta, sempre più personalizzati, mentre il posizionamento del marchio viene rivisto in ogni aspetto, dallo showroom alla comunicazione online.

A rendere unica la proposta è la coincidenza tra spazio e prodotto: mobili contemporanei esposti dentro ville del Cinquecento, showroom che non hanno bisogno di scenografie, perché la scenografia è la storia stessa dei luoghi. Una scelta che la famiglia porta avanti da sempre, restando proprietaria diretta degli immobili e, soprattutto, del proprio destino imprenditoriale. “Porto avanti questa realtà restando vicino alle persone, perché l’empatia è il valore che guida ogni mia scelta”, dice Maurizio. “Allo stesso tempo, sento la responsabilità di rinnovarci continuamente, per dare nuova vita a queste ville e farle crescere nel tempo”. 

L’articolo Così la famiglia Corò ha trasformato una bottega veneta in un hub di arredamento è tratto da Forbes Italia.

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