Risiko bancario, Lovaglio non si arrende: “La partita Mps-Intesa Sanpaolo non è affatto chiusa”

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Il destino di Mps non è stato ancora scritto e, finché l’assemblea straordinaria del Monte non voterà il piano del ceo Luigi Lovaglio, la partita che si sta giocando contro Intesa Sanpaolo non potrà considerarsi chiusa.

È quanto ha detto lo stesso Lovaglio nella giornata di ieri ai microfoni di Tgr Toscana. Il ceo ha anche ribadito che un eventuale successo dell’Opas di Intesa su Mps finirebbe per smembrare la banca senese, a dispetto delle rassicurazioni che sono arrivate di nuovo, negli ultimi giorni, da Carlo Messina. A Piazza Affari e soprattutto a Siena monta intanto la fibrillazione per l’assise di giovedì prossimo, 29 ottobre, in cui gli azionisti di Mps decideranno se dare o meno il loro placet alla strategia di Lovaglio, incentrata sulle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e sulla fusione tra Rocca Salimbeni e Mediobanca.

Una fusione che Messina ha consigliato agli azionisti del Monte di non approvare. Non solo: Messina ha anche lanciato un aut aut, affermando che un eventuale voto favorevole dei soci di Mps alle due Ops proposte da Lovaglio su Bpm e Banca Generali farebbe decadere la sua offerta, e attribuendo così all’assemblea straordinaria di Mps il significato di un referendum.

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Lo scontro tra Lovaglio e Messina verso l’assemblea del 29 ottobre

Lovaglio ha però respinto l’idea che, dopo il rilancio dell’Opas, Intesa Sanpaolo abbia ormai la vittoria in tasca. Niente di tutto questo: l’ultima parola non è stata ancora detta e il ceo del Monte lo ha rimarcato, rilanciando aspre critiche contro la strategia di Messina.

Intanto, ha ricordato, “Intesa ha scelto la strada di trasformare l’assemblea di Mps in un referendum sull’operazione e finché l’assemblea non vota la partita non si può considerare chiusa”. L’ad ha poi aggiunto che, “se usiamo una metafora calcistica, c’è una squadra in campo, che è Intesa, e una chiusa nello spogliatoio, che è Mps, in attesa che il voto favorevole dell’assemblea le consenta di scendere in campo e giocare la partita”.

Tuttavia la contraddizione, secondo il banchiere, è che “Intesa ha detto che, se l’assemblea decide di aprire la porta, allora esce dal campo, e questo è il gesto di chi non vuole che la partita si giochi davvero”. Insomma, Messina vuole giocare davvero, si è chiesto e ha chiesto Lovaglio, oppure no? Il riferimento è stato proprio alla decisione del numero uno di Intesa di far decadere l’efficacia dell’Opas nel caso in cui gli azionisti di Mps dovessero votare a favore della strategia di Lovaglio.

Il rinvio del CdA di Intesa Sanpaolo

Intanto, proprio oggi Intesa ha annunciato il rinvio dal 30 ottobre al 3 novembre della riunione del cda per l’approvazione dei conti del terzo trimestre e dei primi nove mesi del 2026. In quella occasione, il consiglio delibererà anche sulla distribuzione dell’acconto sul dividendo, il cui stacco è previsto per il 23 novembre.

Il piano Mediobanca e il timore dello smembramento di Rocca Salimbeni

Tornando a Mps, Lovaglio si è mostrato fiducioso su voto favorevole alla sua proposta di una fusione con Mediobanca: “Mi aspetto un voto favorevole e ho fiducia che chi ha sostenuto il nostro progetto sin dall’inizio e chi ha a cuore la creazione di valore per il nostro gruppo voterà coerentemente a favore”. Di nuovo, il banchiere ha spiegato cosa significherebbe per Mps e per l’intera città di Siena una vittoria dell’Opas di Messina. Ricordando che “l’Antitrust deve decidere quanti e quali filiali resteranno a Intesa”, Lovaglio ha ribadito quanto detto diverse volte: “Esiste una operazione che disaggrega Mps, senza sapere cosa rimane e cosa si perde”.

La mobilitazione di Siena e il presidio dei sindacati

Lovaglio ha aggiunto di avere “apprezzato il sostegno delle istituzioni locali” che, di fatto, hanno insistito più volte sulla necessità di tutelare l’indipendenza del Monte dei Paschi di Siena, in quanto espressione del patrimonio identitario di Siena.

Tra l’altro, preoccupati per le conseguenze del risiko bancario sul futuro di Mps, i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno promosso un sit-in proprio per il prossimo 29 ottobre, giorno dell’assemblea straordinaria di Mps, davanti alla sede della banca in viale Mazzini, a Siena. Il nome dell’iniziativa dice tutto: “Monte dei Paschi è Siena!”.

La posizione dei grandi soci: Delfin, Caltagirone ed Edizione

Lovaglio continua dunque ad avere dalla propria parte gli enti locali e i sindacati, impegnati a blindare l’indipendenza del Monte. Ma i venti contrari alla sua strategia sono diversi: Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, si è impegnata ad aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo, mentre Francesco Gaetano Caltagirone, titolare di circa il 13,5%, ha annunciato il voto contrario al piano di Lovaglio.

Anche Edizione, holding della famiglia Benetton, ha manifestato l’intenzione di aderire all’offerta di Intesa. La resa dei conti sta arrivando. E una cosa è certa: Lovaglio non ha alcuna intenzione di issare bandiera bianca.

L’articolo Risiko bancario, Lovaglio non si arrende: “La partita Mps-Intesa Sanpaolo non è affatto chiusa” è tratto da Forbes Italia.

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