Laura Mazzotta, founder di AestheMedica: “La medicina estetica del futuro sarà sempre meno invasiva”

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Laura Mazzotta è founder, direttore sanitario e medico operativo sul campo del poliambulatorio AestheMedica, gestito da AestheMedica. In oltre 30 anni di carriera ha visto la medicina estetica passare da disciplina quasi sconosciuta a settore in forte espansione. Nell’intervista racconta la sua idea di leadership, il rapporto di fiducia con i pazienti, l’impatto dei social sulle richieste estetiche e il progetto di cui oggi è più orgogliosa: il master universitario di secondo livello in medicina estetica, accreditato con l’Università di Ferrara, che avrà sede nella sua struttura.



Quando hai capito che la medicina sarebbe stata la tua strada?

Da piccola. Sono nata con questa vocazione.

La prima cosa che fai appena arrivi al lavoro?

Saluto tutti, prendo il caffè, guardo l’agenda e poi si comincia.

Perché hai scelto di dedicarti alla medicina estetica?

Ho pensato che fosse un settore in grande espansione. Parliamo di più di 30 anni fa, quando la medicina estetica non era ancora conosciuta. Ho immaginato che in futuro sarebbe stato un ambito in cui si poteva lavorare molto bene e, effettivamente, penso di aver visto giusto.

La tua professione in tre parole?

Etica, ascolto del paziente e professionalità.

Quanto ha influito la tua specializzazione in igiene e medicina preventiva sul tuo modo di lavorare?

Ha influito molto. Mi ha dato le basi di rigore per tutte le autorizzazioni sanitarie che la nostra disciplina richiede e mi ha aiutata anche nella parte amministrativa e burocratica.

Instagram o LinkedIn?

Entrambi.

Un hobby?

Mia figlia.

Istinto o metodo?

Tutte e due. Usati nella giusta dose, vanno bene entrambi.

Innovazione o tradizione?

Anche qui direi tutte e due. Siamo in un’epoca di grandi innovazioni, in ogni ambito, ma penso che la tradizione serva ancora.

Una qualità indispensabile per lavorare con te?

La lealtà.

Qual è stato il passaggio più importante della tua carriera?

Aver aperto, nel 2024, la nuova sede del poliambulatorio AestheMedica. È una struttura molto grande e completa, di più di 600 metri quadri. Dal punto di vista della carriera, questo è stato il passaggio più importante.

C’è stato un incontro professionale che ha cambiato il tuo percorso?

Più che cambiato, direi rafforzato: l’incontro con il professor Bartoletti, con cui ho fatto il master post-universitario a Roma. È una persona estremamente carismatica, che ha influito molto sullo sviluppo della medicina estetica in Italia.

Qual è la lezione più importante che hai imparato da un errore?

A volte non fidarmi troppo dell’istinto.

Qual è il risultato professionale di cui sei più orgogliosa?

Oggi è l’accreditamento con l’Università di Ferrara per il lancio di un master universitario di secondo livello in medicina estetica. Avrà come sede per i tirocini e i laboratori il mio poliambulatorio, e molti di noi saranno docenti all’interno del master.

Cosa continua a motivarti dopo tanti anni di attività?

L’amore folle che ho per il mio lavoro.

Cosa significa per te essere un leader?

Significa ascoltare, rispettare chi lavora con me e dare l’esempio. Significa anche essere il più possibile inclusiva e far sentire le persone parte di un progetto comune. Per questo ci tengo a portare ogni anno tutte le ragazze in vacanza, per aumentare la coesione del gruppo.

Come convivono il ruolo di medico, di founder e di direttore sanitario?

Devono convivere, anche se a fatica. Con il tempo ho imparato a organizzare i miei ritmi.

Quali valori cerchi di trasmettere ogni giorno al tuo team?

L’ascolto degli altri, dei colleghi e dei pazienti, poi la lealtà e, soprattutto, l’etica e la professionalità.

Come scegli i professionisti con cui collaborare?

Mi affido ad agenzie che si occupano del recruiting. Poi contano soprattutto l’istinto e l’empatia che sento nella persona.

Come manager, quanto è importante saper delegare?

È importantissimo, anche se non è facile. Chi è abituato ad avere un po’ la mania del controllo fa fatica, ma è una capacità che si impara.

Nelle decisioni ti affidi maggiormente ai dati, all’esperienza o all’intuito?

Direi che tutte e tre le cose hanno un’importanza notevole.

Come ci si mantiene autorevoli senza perdere empatia?

È sempre una linea molto sottile tra essere empatici ed essere autorevoli. Secondo me dipende da come si pongono le cose al paziente o ai collaboratori. Con il giusto modo e il giusto atteggiamento si riesce a essere entrambe le cose.

Da quale visione è nato il progetto di AestheMedica?

Dalla mia testa folle!

Che cosa distingue AestheMedica dalle altre realtà del settore?

Oggi, l’accreditamento con l’università.

Come si costruisce un rapporto di fiducia tra medico e paziente?

Con l’ascolto, con l’empatia e con una grande professionalità, che il paziente deve percepire in modo quasi tangibile. Conta anche la struttura in cui viene accolto: se già di per sé trasmette garanzie dal punto di vista sanitario, penso che abbiamo fatto molto.

Quanto è importante per un professionista saper dire di no a una richiesta?

È fondamentale. Molto spesso le richieste vanno oltre ciò che è realmente realizzabile, soprattutto oggi che siamo bombardati dai social con immagini irrealistiche e modificate dai filtri. Bisogna avere ben presente cosa si può realizzare e cosa no e, quando qualcosa non è possibile, dirlo al paziente con la massima onestà.

Qual è il pregiudizio più diffuso sulla medicina estetica?

Che si cambino i connotati, cosa assolutamente non vera. Oggi la medicina estetica va verso la massima naturalezza: gli interventi ci sono, ma non devono vedersi.

Dove finisce il desiderio di migliorarsi e dove inizia il rischio di inseguire modelli irrealistici?

Ci riallacciamo alla domanda precedente: l’esposizione continua a figure e bellezze irrealistiche alimenta molto questa tendenza. Secondo me è compito del medico spiegare fin dove si può arrivare, dove è lecito ed etico spingersi e dove bisogna fermarsi.

I social stanno modificando le richieste dei pazienti?

Assolutamente sì.

Quali saranno le innovazioni che cambieranno maggiormente la medicina estetica nei prossimi anni?

Le tecnologie. Ho molta fiducia nei laser e in tutte le nuove tecnologie che stanno arrivando poco a poco. La medicina estetica del futuro sarà sempre meno invasiva, con risultati sempre migliori e tempi di recupero dopo il trattamento sempre più brevi.

Quando è nata l’idea di creare un master universitario di secondo livello in medicina estetica?

È un’idea che ho da tanti anni, in cui ho sempre creduto e che speravo di realizzare. Chi esce dalla laurea in medicina e chirurgia può già praticare la medicina estetica senza alcuna formazione specifica. Esistono master privati, ma un master sotto l’egida dell’università dà una professionalità e una competenza importanti.

Qual è stata la sfida più impegnativa nel trasformare questa idea in un progetto concreto?

Ottenere l’accreditamento con l’università, che non è sempre facile.

Quale vuoto formativo vorresti colmare con il master?

Proprio quello di cui parlavo: i giovani medici appena laureati si avvicinano alla medicina estetica senza avere le nozioni fondamentali che servono prima di mettere le mani sul viso e sul corpo dei pazienti.

Che cosa significa per te assumere il ruolo di direttrice scientifica?

Significa assicurarmi che tutte le nozioni, pratiche e teoriche, vengano fornite agli studenti in modo solidissimo.

Cosa può imparare un giovane medico accanto al paziente che nessun manuale può insegnare?

L’approccio e il metodo con cui ci si confronta con il paziente, e poi l’ascolto, la gentilezza e l’etica.

Come avete scelto i professionisti e i docenti coinvolti nel percorso?

In base ai curriculum, all’esperienza e alla professionalità, ma anche alla capacità di relazionarsi con i pazienti e di insegnare.

L’articolo Laura Mazzotta, founder di AestheMedica: “La medicina estetica del futuro sarà sempre meno invasiva” è tratto da Forbes Italia.

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