L’azienda svedese che ha raccolto 400 milioni di euro per cambiare le città con monopattini e bici elettriche

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Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dietro una delle più importanti aziende europee della nuova mobilità c’è un infortunio. “Un mio amico si fece male a un piede e cominciò a girare con un monopattino elettrico”, racconta Fredrik Hjelm, amministratore delegato della svedese Voi Technology. “Gli chiesi di provarlo e lo trovai perfetto per i piccoli spostamenti in città”. Qualche mese dopo Hjelm e l’amico infortunato, Douglas Stark, fondavano Voi assieme ad Adam Jafer e Filip Lindvall. Era il 2018, e da allora l’azienda ha gestito più di mezzo miliardo di corse in monopattino e bici elettrica in 13 paesi europei, tra cui l’Italia. “Eravamo convinti che la mobilità dovesse allontanarsi dal modello fondato su auto e mezzi pesanti che ancora domina in tante città”, dice l’ad. L’idea era integrare monopattini e bici elettriche come una sorta di estensione del trasporto pubblico. “Ci piacerebbe che il consumatore avesse un’unica interfaccia per tutte le forme di mobilità, ad esempio per prendere un mezzo pubblico e poi affittare un monopattino per coprire l’ultimo miglio”.

Chi è Fredrik Hjelm

Per Hjelm, 35 anni, non era la prima iniziativa da imprenditore. “A 13-14 anni sapevo che avrei creato una mia azienda”, ricorda. “Mi sembrava che l’imprenditoria significasse libertà: poter fare quello che vuoi, con chi vuoi, con addosso gli abiti che vuoi. Ho cominciato molto presto con piccoli progetti: da piantare alberi nella foresta a costruire siti web”. Nato e cresciuto a Östersund, sei ore e mezza di auto a nord di Stoccolma, figlio di un’infermiera e di un insegnante, aveva davanti gli esempi dello zio, titolare di una società di consulenza informatica, e del nonno, che gestiva una stazione di servizio. Dopo gli studi fece il servizio militare, obbligatorio in Svezia, imparò il russo in un’accademia per interpreti e passò due anni a Mosca. Rimase in Russia a lavorare per un sito di piccoli annunci, equivalente locale di Craigslist, fondato da due svedesi. Poi tornò nel suo paese per fondare Guestit, una piattaforma per la gestione di alloggi e affitti brevi. Nel frattempo lavorò per qualche mese in Boston Consulting Group.

Voi ha chiuso il 2025 con 178,2 milioni di euro di ricavi, in aumento del 34% sul 2024, e un margine operativo lordo di 29,3 milioni, che ne fa una delle poche aziende del settore con bilancio in utile. Hjelm racconta però di avere avuto paura di chiudere “ogni giorno per i primi cinque anni. Avevamo tanti dipendenti, investitori, città partner, ma spesso non sapevamo se i soldi sarebbero bastati per altri tre mesi”. In parte perché la trasformazione delle città non è stata veloce come i fondatori immaginavano, in parte per via della concorrenza: “Siamo partiti in un’epoca di interessi zero in cui si parlava molto di città del futuro. I capitali entravano nel settore da tutte le parti”. Presto Voi si trovò a fare i conti con società “che tra i fondatori avevano ex dirigenti di colossi come Uber, Lyft e Delivery Hero. Anche solo per questo potevano raccogliere più soldi di noi”. Nel lungo periodo, secondo l’ad, l’abitudine alle risorse limitate è diventata però un vantaggio: “Per competere con aziende che avevano più fondi dovevamo essere migliori e decidere su che cosa concentrarci, avere una strategia più ristretta e puntuale. Quando il costo del capitale aumentò, molte società non sopravvissero. Noi eravamo già pronti a lavorare con meno”.

Il valore del controllo

Alla permanenza sul mercato e alla redditività, secondo l’azienda, ha contribuito un modello economico diverso da quello di molti concorrenti, che prevede il controllo su tutta la catena del valore. Voi dichiara di progettare i veicoli e di non ingaggiare lavoratori a cottimo per la ricarica e il posizionamento, ma di avere assunto specialisti. “Nel breve termine questo rende le cose più difficili, ma nel lungo periodo significa influire su più cose e poterle migliorare”, dice Hjelm. Tra i vantaggi, la società cita una migliore manutenzione, tassi di riparazione più bassi e una qualità più alta dei mezzi, fattori che allungano la vita dei veicoli e aumentano i ricavi per unità. 

Voi riferisce di avere raccolto circa 400 milioni di dollari da investitori. Due anni fa ha emesso obbligazioni quotate sui mercati pubblici, mossa che ha comportato obblighi di rendicontazione simili a quelli delle società presenti in Borsa. “All’inizio eravamo spaventati: nel mondo delle startup c’è l’idea di dover mantenere i segreti, di non divulgare niente perché qualcuno potrebbe copiarlo o usarlo contro di te”, dice Hjelm. “In realtà la trasparenza crea fiducia e credibilità. Se ti comporti da adulto, entri nelle conversazioni con altri adulti”. Anche per questo si parla da tempo di una possibile quotazione, sulla scia di quella della californiana Lime, sostenuta da Uber, che è approdata al Nasdaq pochi mesi fa e a metà settembre valeva 2 miliardi di dollari. Hjelm, però, è cauto: “Non siamo costretti a raccogliere soldi con un’Ipo, visto che siamo già in attivo, anche se prima o poi sarà un passo naturale”.

A maggio l’ad ha smentito voci secondo cui Uber avrebbe comprato Voi per 1,2 miliardi di dollari. “Stiamo costruendo qualcosa di molto più grande di quanto questa indiscrezione implichi”, ha scritto su X. Nei piani c’è un’espansione fuori dall’Europa, ma Hjelm assicura che il continente resterà il cuore della strategia ancora a lungo. Sottolinea che la micromobilità è tra i pochi settori innovativi in cui l’Europa è leader a livello globale, ed è convinto che il primato sia destinato a durare. “Pensiamo a come sono costruite le nostre città: sono state edificate in gran parte secoli fa, sono piccole e dense”, spiega. “Quelle asiatiche e americane sono più ampie, pensate per le auto”.

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Che cosa succede in Italia

È un discorso che si applica bene all’Italia, dove Voi, che ha nel cda l’ex Amazon Diego Piacentini, è presente a Torino, Genova, Reggio Emilia e Napoli. Anche per questo Hjelm considera il nostro Paese un mercato dalle grandi potenzialità. L’Istat ha calcolato che lo scorso anno gli spostamenti con biciclette e mezzi di micromobilità hanno superato per la prima volta il 5% del totale, ma secondo dati Isfort (Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti) l’80% dei tragitti in auto è inferiore ai dieci chilometri e si usa ancora la macchina per il 27% degli spostamenti sotto i due chilometri. Se l’adozione non è più massiccia, secondo l’ad, è “per via dei tempi per stabilire le regole della micromobilità a livello nazionale, regionale e cittadino”.

Di recente, in Italia sono arrivate anche restrizioni all’uso dei monopattini. Il Codice della strada ha introdotto, per esempio, l’obbligo di indossare il casco, quello di targa e di assicurazione. Da inizio settembre sono previste nuove multe, come quelle per intralcio ai pedoni o circolazione sul marciapiede. Anche alcune amministrazioni locali hanno introdotto limiti. Il caso più noto è quello di Firenze, che ha chiuso ai monopattini a noleggio dal 1 aprile, scelta già compiuta da città europee come Parigi, Madrid e Praga.

Il caso Firenze

Andrea Giorgio, assessore del Comune di Firenze con delega alla mobilità, spiega che è stato “impossibile” garantire che tutti gli utenti rispettassero l’obbligo del casco: “Durante la sperimentazione, gli operatori non sono stati in grado di assicurare la presenza effettiva del casco a bordo di ogni veicolo, e un servizio senza stazioni fisse di prelievo e riconsegna rende molto problematico garantire il rispetto di questo obbligo”. Il risultato era una “potenziale violazione sistematica” non accettabile “per la sicurezza urbana e per quella stradale”, a cui si sono aggiunte “le criticità legate all’uso scorretto da parte degli utenti: dal trasporto di due persone al mancato rispetto dei sensi di marcia, fino, soprattutto, alla sosta irregolare, con tutto quello che ne consegue anche a livello di vivibilità di piazze e strade”. Tra le questioni di sicurezza, Giorgio cita anche “un approccio ludico all’utilizzo del monopattino”.

Dalla fine della sperimentazione, dice l’assessore, Firenze ha registrato un netto calo dei monopattini in circolazione, “con benefici evidenti sul fronte della sicurezza della circolazione e di sosta. Restano quelli privati, ma il numero è contenuto, anche a seguito delle novità introdotte sull’assicurazione obbligatoria. Il risultato, quindi, è più sicurezza, più decoro e maggiore vivibilità”.

Non solo giovani

Secondo Hjelm, prendere di mira i monopattini sarebbe una specie di moda, “perché sono gli ultimi arrivati e sono associati al mondo tecnologico”. Per il 2025 l’Istat ha registrato un aumento del numero di incidenti che hanno coinvolto monopattini (4.130) e bici elettriche (2.311), con un incremento dei morti. “Se però guardiamo al rapporto tra numero di corse e incidenti su tutti i mercati, vediamo un calo generale, perché gli utenti si abituano e i prodotti migliorano”, replica Hjelm. “Gli incidenti tra biciclette e monopattini, tra l’altro, di solito non sono gravi. Il pericolo nasce quando sono coinvolti i mezzi più pesanti”.

Nonostante le questioni regolatorie e di sicurezza, la mobilità alternativa cresce, e non solo tra i giovani. Circa il 50% degli utenti di Voi ha più di 35 anni, il 10% supera i 55. In totale, l’azienda calcola di avere sostituito, con i suoi mezzi, più di 60 milioni di viaggi con auto private. Un argomento su cui la sensibilità sembra però regredita negli ultimi anni, in un’Europa che ritratta molti punti del Green Deal. “Non credo che per noi sia un problema”,  dice però Hjelm. “L’argomento climatico è solo uno dei tanti a favore della micromobilità. Anche se oggi pesa un po’ meno, rimangono quelli della libertà, della comodità, della velocità, della convenienza economica”.

Non solo Voi

Mentre cerca di ampliare la rete di Voi, Hjelm si dedica anche ad altro. Lo scorso anno ha lanciato una startup, chiamata Pit, assieme a Jafer, altro cofondatore di Voi, e a ex ingegneri di altre due importanti aziende tecnologiche svedesi, la società di pagamenti Klarna e la fintech iZettle (comprata da PayPal). Pit è un’azienda di intelligenza artificiale che impara come funziona un’impresa e genera automaticamente strumenti per rendere più efficiente il lavoro. A maggio ha raccolto 16 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato da Andreessen Horowitz. “Molti investitori di Voi hanno puntato anche su Pit”, dice Hjelm, convinto che le due aziende possano aiutarsi a vicenda. “Voi ha accesso all’ingegneria di Pit, Pit ha in Voi uno dei primi clienti. E poi siamo a Stoccolma, una città con grande densità di aziende tecnologiche mature, come Spotify e Klarna, e di giovani aziende di intelligenza artificiale. Ci sono tante contaminazioni e sinergie che possono fare bene a tutto l’ecosistema”.  

L’articolo L’azienda svedese che ha raccolto 400 milioni di euro per cambiare le città con monopattini e bici elettriche è tratto da Forbes Italia.

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