Tax&Legal: intelligenza artificiale e copyright, rischi e tutele per le aziende
Nel 2025 l’Italia è stata il primo paese d’Europa a dotarsi di una legge quadro sull’intelligenza artificiale, che regola anche il rapporto tra AI e diritto d’autore.
Ma che cosa comporta per le imprese? Quali sono i rischi e come ci si tutela?
Ne parlano, nel primo episodio del podcast di Forbes Italia Tax & Legal, Massimiliano Mostardini, partner fondatore della sede italiana dello studio internazionale Bird&Bird, e Daniele De Angelis, counsel dello stesso studio, intervistati dal giornalista Antonio Ravenna, coordinatore del progetto.
Se la mia azienda usa l’intelligenza artificiale per realizzare logo e brand identity, come posso utilizzarli e soprattutto tutelarli?
Massimiliano Mostardini: Parto da una premessa. Già tanti anni fa si parlava di disruptive technologies, a volte forse a sproposito. L’intelligenza artificiale invece è davvero disruptive: incide in modo pieno e assoluto sulla nostra vita professionale e ormai anche sociale. C’è chi la vede come un rischio, chi come un’opportunità, chi sta nel mezzo, e un po’ di paura fa, non possiamo negarlo. Ma abbiamo anche degli ammortizzatori, degli elementi che contengono un’esplosione troppo esagerata dell’AI. Il principale è il diritto, cioè la legge, che riesce a moderare certe storture che l’intelligenza artificiale può produrre, anche involontariamente. Se una società chiede all’AI di realizzare un marchio o una brand identity, i rischi legali si affrontano con gli ammortizzatori che abbiamo già. Non farei nemmeno riferimento alle nuove regole sull’AI o sul quantum computing: molto si risolve con gli istituti e le norme che conosciamo, in questo caso con il codice della proprietà industriale. Il marchio sarà valido o non valido, tutelabile o non tutelabile, copierà altri marchi o no, e lo si valuta con le leggi esistenti. Il mio consiglio pratico è di formulare prompt neutri e non imitativi, magari fornendo dei concept. Se chiedo “fammi un marchio simile a quello della Coca-Cola”, è probabile che l’AI lo faccia davvero, e allora può esserci un’interferenza con un marchio altrui e un rischio di contraffazione. Dopo la generazione, poi, serve un controllo ex post: ricerche di anteriorità per verificare se ciò che l’AI ha prodotto è lecito o se crea contraffazione di marchi altrui. Quindi prompt giusti ex ante e verifica ex post.
Se realizzo immagini che diventano la base di prodotti in vendita sul mio e-commerce, rischio che qualcuno mi contesti di aver usato le sue opere nel training del modello?
Massimiliano Mostardini: Rispondo allo stesso modo, perché qui parliamo di una nuova forma di prodotto. Prima dell’AI si avevano creativi interni all’azienda oppure ci si affidava ad agenzie esterne di creativi e di design. Oggi ci si affida anche all’intelligenza artificiale, e non la tratterei in modo molto diverso da come si trattano i creativi interni ed esterni. In tutti i casi bisogna verificare se la forma realizzata interferisce con forme precedenti e se viola, per esempio, le norme su disegni e modelli industriali. La tutela passa dagli stessi istituti del diritto. Se la forma ne copia un’altra, ci può essere un’imitazione servile, quindi concorrenza sleale, oppure una violazione di disegni e modelli, se il titolare della forma precedente ha deciso di tutelarla.
Il settore musicale è stato rivoluzionato dall’AI: secondo Deezer il 18 per cento degli upload giornalieri nel 2025 è stato interamente generato dall’intelligenza artificiale. Gli artisti possono tutelare le proprie opere?
Daniele De Angelis: La risposta è sicuramente positiva. Prima di rispondere ricordo le parole di Victoria Oakley, ceo di Ifpi, l’organizzazione mondiale che rappresenta gli interessi dell’industria discografica: lo sviluppo di sistemi di AI generativa che ingeriscono musica protetta da copyright per addestrare i propri modelli, senza autorizzazione dei titolari dei diritti, costituisce “una minaccia reale e presente all’arte umana”. Nel frattempo il legislatore si è attrezzato per dare risposte concrete, soprattutto con il regolamento sull’intelligenza artificiale, ma restano validi i nostri principi generali, e quello che regola il mercato è il non appropriarsi del lavoro altrui. Vale sempre, a maggior ragione quando l’attività creativa passa attraverso sistemi di AI. Qui apro una parentesi: si parla di AI generativa, ma la generazione è sempre un discorso di derivazione. Questi sistemi non partono mai da un foglio bianco, utilizzano materiali a disposizione del pubblico. Il produttore discografico, che è l’ultimo soggetto a operare sul mercato, e anche l’autore, cioè il compositore e l’autore del testo e delle musiche, possono quindi aggiungere alla tutela di legge i cosiddetti sistemi tecnologici di protezione, che rendono più effettiva ed efficace la tutela data dal diritto. Ci sono stati casi decisi di recente in cui un watermark ha consentito di proteggere il materiale ricorrendo al diritto dei marchi. In una causa davanti a un giudice inglese non era possibile dimostrare la violazione del diritto d’autore, cioè l’utilizzo del materiale per addestrare il sistema. Però l’output riproduceva il watermark, e quindi il marchio, e per questo è stata riconosciuta la violazione del marchio.
Quale margine di manovra hanno le aziende che vogliono addestrare le proprie AI su materiali disponibili online?
Daniele De Angelis: La nostra legge, recentissima e forse la prima in Europa a trattare il tema dell’AI, ha ricondotto l’addestramento del sistema nell’ambito del text and data mining. Quando i sistemi di AI recuperano il materiale che servirà a generare un determinato output, devono operare in modo da evitare la violazione dei diritti, soprattutto dei diritti d’autore. Il titolare del diritto può esercitare il cosiddetto opt-out, dichiarando in modo specifico, e comprensibile dai software che recuperano queste informazioni, che questa attività non è consentita. Chi utilizza materiali generati da un sistema di AI deve quindi cautelarsi e capire se quel sistema è stato concepito per leggere in modo efficace le riserve di opt-out, per evitare di violare diritti esistenti.
Se non uso un’AI mia ma una di quelle disponibili e qualcuno mi contesta che il contenuto prodotto viola il copyright di terzi, chi ne risponde: io o il provider?
Daniele De Angelis: Bisogna distinguere due situazioni. Il provider che ha fornito lo strumento deve averlo progettato in modo che sia in grado di capire se il titolare del diritto ha esercitato la riserva, cioè se ha dichiarato di non volere che il suo materiale protetto sia usato per l’addestramento o per la produzione di output. Il fornitore del sistema è quindi responsabile nella misura in cui il suo sistema non è in grado di leggere le dichiarazioni di riserva. Anche l’utilizzatore è responsabile, nella misura in cui prende l’output senza fare le verifiche che giustamente ha ricordato Massimiliano e lo usa tale e quale. Come dicevo, i sistemi di AI non creano da un foglio bianco ma derivano, e l’output è sempre una derivazione.
In conclusione, che cosa devo fare per tutelare la mia azienda se uso l’intelligenza artificiale per creare contenuti?
Daniele De Angelis: I sistemi di AI sono un enorme aiuto, un ausilio all’attività creativa, come dice la legge dell’ottobre 2025. Il nostro legislatore ha un atteggiamento molto diverso da quello che si è verificato e si sta verificando negli Stati Uniti, dove l’approccio è estremamente dogmatico sulla sicurezza dell’output: l’output non può essere tutelato perché non è antropocentrico, cioè non è un processo creativo e l’essere umano non ha un controllo totale su di esso. In Italia, invece, bisogna guardare il caso concreto, e l’output è proteggibile se il sistema di AI ha rappresentato un ausilio all’attività creativa della persona fisica. Questo vale anche per l’output generato e poi rielaborato ulteriormente. Per rendere l’output eventualmente proteggibile occorre dimostrare che c’è stato un processo creativo umano, cioè un livello di interazione tale da poter dire che l’output è pur sempre il risultato della propria attività creativa.
L’articolo Tax&Legal: intelligenza artificiale e copyright, rischi e tutele per le aziende è tratto da Forbes Italia.
