Porti turistici, la sfida della competitività: i Blue Marina Awards chiudono l’anno alla Camera
La competitività della nautica italiana passa anche dai porti. Non soltanto dalle infrastrutture in grado di accogliere grandi yacht, ma dalla qualità dei servizi, dall’efficienza gestionale, dalla sostenibilità ambientale e dalla capacità di offrire un’esperienza coerente con le aspettative di una clientela internazionale. È su questo terreno che si gioca una parte della crescita dell’economia del mare, in un mercato nel quale la qualità dell’approdo può incidere sulla scelta di una destinazione, sulla permanenza delle imbarcazioni e sulla ricaduta economica sul territorio.
La quinta edizione dei Blue Marina Awards ha portato questi temi alla Camera dei Deputati, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, per la cerimonia conclusiva del 2026. Un appuntamento che rappresenta anche l’ultima tappa dell’anno per il settore, con un confronto tra istituzioni, operatori e organizzazioni della filiera sulle condizioni necessarie a rafforzare il sistema della portualità turistica italiana.
Sono 22 le strutture che hanno ottenuto il riconoscimento nell’edizione 2026, in un percorso che, in cinque anni, ha coinvolto complessivamente 269 porti e approdi turistici. Numeri che restituiscono la dimensione di un progetto nato non soltanto per valorizzare le realtà più virtuose, ma anche per costruire una base di conoscenze utile a comprendere le performance del comparto e orientare le decisioni future.
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Dalla qualità dichiarata alla qualità misurabile
Il valore dei Blue Marina Awards risiede soprattutto nel metodo di valutazione. Il modello prende in esame oltre 40 indicatori di performance, distribuiti in sei ambiti: sostenibilità ambientale, energia e clima, innovazione e digitalizzazione, turismo e accoglienza, inclusività e accessibilità, sicurezza e gestione del rischio.
Le verifiche sono affidate a Rina, ente terzo di certificazione, attraverso un processo basato su evidenze documentali e parametri oggettivi. Non una graduatoria costruita su valutazioni discrezionali, dunque, ma un sistema di assessment che permette di confrontare le prestazioni con standard definiti e aggiornati nel tempo. La distinzione è rilevante per un settore nel quale le infrastrutture presentano caratteristiche molto diverse per dimensioni, servizi, localizzazione e tipologia di clientela. Il modello suddivide infatti le strutture tra porti e approdi turistici, distinguendo inoltre la vocazione diportistica da quella superyacht.
“Quando abbiamo dato vita ai Blue Marina Awards, l’obiettivo non era semplicemente premiare i porti turistici migliori, ma contribuire a far crescere la qualità dell’intero sistema”, ha dichiarato Walter Vassallo, fondatore dei Blue Marina Awards. “Dopo cinque edizioni possiamo contare su un patrimonio informativo. Ma il dato più importante non è quante strutture abbiamo coinvolto: è ciò che abbiamo imparato analizzandone le performance”.
Il principio alla base dell’iniziativa è che misurare le prestazioni consenta di individuare le criticità, definire le priorità e indirizzare gli investimenti. Un approccio che assume un significato particolare in una fase in cui la competitività delle infrastrutture turistiche dipende sempre più dalla capacità di integrare servizi, tecnologie, gestione energetica e attenzione all’ambiente.
Il nodo degli investimenti e della semplificazione
Accanto agli aspetti ambientali e organizzativi, il confronto istituzionale ha riportato al centro una questione strutturale: le condizioni normative entro cui operano i gestori dei porti turistici. Alla cerimonia ha partecipato l’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, capo del Dipartimento per le Politiche del mare e delegato del ministro Nello Musumeci.
Nel suo intervento ha richiamato la necessità di semplificare le procedure e aggiornare il Dpr 509, il regolamento che disciplina il procedimento di concessione di beni del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto. Il tema riguarda direttamente la capacità degli operatori di programmare gli interventi, pianificare lo sviluppo delle infrastrutture e sostenere investimenti con orizzonti temporali adeguati.
La modernizzazione dei porti, infatti, non dipende soltanto dalla disponibilità di capitali o dall’adozione di nuove tecnologie: richiede anche certezza delle regole, tempi amministrativi compatibili con i progetti e un quadro che permetta agli operatori di valutare il ritorno degli investimenti. Luciano Serra, presidente di Assonat-Confcommercio, partner istituzionale dei Blue Marina Awards dalla prima edizione, ha sottolineato come la competitività della portualità turistica italiana dipenda dalla qualità dei servizi, ma anche da procedure più semplici e tempi certi. L’obiettivo è creare le condizioni perché gli operatori possano continuare a investire nello sviluppo delle infrastrutture e nell’innalzamento degli standard.
Nel suo videomessaggio, Luca Squeri, segretario della X Commissione Attività produttive della Camera, ha richiamato il contributo della portualità turistica alla creazione di valore, occupazione e sviluppo dei territori. Il confronto ha coinvolto anche l’ammiraglio Vincenzo Leone, in rappresentanza del comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, e Andrea Leonardi, consigliere nazionale delegato della Federazione Italiana Vela. È emersa una visione del porto turistico che va oltre la funzione strettamente infrastrutturale: un presidio economico e territoriale, con un ruolo nella diffusione della cultura del mare, nello sport e nella valorizzazione delle destinazioni costiere.
Sostenibilità ed Esg come fattori competitivi
Per i porti turistici, la sostenibilità non è più soltanto una questione di immagine. La gestione efficiente delle risorse, l’attenzione ai consumi energetici, la tutela degli ecosistemi costieri e la sicurezza costituiscono ambiti nei quali si misura la capacità di una struttura di mantenere nel tempo la propria competitività. Il sistema dei Blue Marina Awards include questi aspetti nella valutazione delle performance, insieme alla digitalizzazione, alla qualità dell’accoglienza e all’accessibilità. Una combinazione di fattori che interessa tanto la gestione quotidiana quanto il posizionamento commerciale delle infrastrutture.
Luigi Bottos, head esg di Rina, ha evidenziato il valore del patrimonio quantitativo e qualitativo raccolto attraverso verifiche indipendenti. Informazioni che possono supportare gli operatori nella definizione delle strategie aziendali e offrire alle istituzioni elementi utili per orientare politiche e investimenti. Anche la collaborazione con Amici della Terra, che ha organizzato congiuntamente la giornata conclusiva, si inserisce in questa prospettiva. Per la presidente Monica Tommasi, la sostenibilità deve tradursi in risultati misurabili e in un utilizzo efficiente delle risorse, così da individuare interventi capaci di produrre miglioramenti effettivi. Il punto, per il comparto, è passare dalla sostenibilità come dichiarazione di principio a una gestione verificabile, in cui le iniziative ambientali e organizzative possano essere valutate attraverso risultati concreti.
I 22 porti premiati nel 2026
I riconoscimenti sono stati assegnati a quattro categorie, per tenere conto delle differenti caratteristiche delle strutture e della loro vocazione prevalente. Tra i porti turistici a vocazione diportistica figurano Bisceglie Approdi, Camerota Yachting Service, Capo d’Orlando Marina, D-Marin Punta Faro, Marina del Fezzano, Marina di Puntaldia, Porto di Santa Teresa Gallura, Porto Turistico di Andora, Porto Turistico Marina di Pescara, Porto Turistico Marina Sveva, Porto Turistico Marina Uno e Shipyard & Marina Sant’Andrea.
Per i porti turistici con vocazione superyacht hanno ottenuto il marchio Base Nautica Flavio Gioia, Marina di Porto Cervo, Porto di Tropea e Venezia Certosa Marina.
Nella categoria degli approdi turistici a vocazione diportistica sono stati premiati Baia Levante, Cala dei Sardi, Porto di Alghero, Porto di Sperlonga e Yachting Santa Margherita Procida. Marina Carmelo – Vibo Yacht Assistance è invece l’approdo riconosciuto nella categoria superyacht.
La suddivisione permette di valorizzare modelli gestionali differenti, evitando di applicare un unico parametro a infrastrutture che rispondono a esigenze operative e mercati diversi.
Il riconoscimento certifica gli standard raggiunti nell’edizione di riferimento, ma non costituisce un risultato acquisito definitivamente. Il sistema prevede infatti un aggiornamento periodico degli indicatori e un nuovo confronto con i requisiti richiesti, in linea con l’evoluzione del mercato, delle tecnologie e delle aspettative dei clienti.
Anche le strutture che non conseguono il marchio ricevono un assessment individuale, utile a individuare punti di forza e aree di miglioramento. È un elemento importante per la diffusione delle buone pratiche: l’obiettivo non è limitarsi a riconoscere le eccellenze, ma favorire una crescita più ampia degli standard.
Una leva per il turismo costiero
Il porto turistico è sempre più parte integrante dell’offerta di una destinazione. I servizi a terra, l’accessibilità, la sicurezza e la qualità dell’accoglienza contribuiscono a definire l’esperienza del diportista, mentre la capacità di dialogare con ristorazione, ospitalità, commercio e attività locali può amplificare il valore generato sul territorio.
Per le strutture orientate al segmento superyacht, il tema assume una dimensione ulteriore: la qualità dell’infrastruttura deve accompagnarsi a servizi adeguati alle esigenze di armatori, equipaggi e ospiti, all’interno di un mercato internazionale nel quale l’affidabilità operativa e la qualità complessiva dell’esperienza sono elementi determinanti. La competitività, tuttavia, non si esaurisce nella fascia alta del mercato. Anche i porti dedicati alla nautica da diporto possono rafforzare la propria attrattività attraverso servizi più efficienti, una migliore gestione delle risorse e un rapporto più strutturato con le destinazioni di riferimento.
La conclusione dei Blue Marina Awards 2026 alla Camera dei Deputati lascia quindi al settore una questione che va oltre la premiazione: come trasformare la qualità delle singole strutture in un vantaggio competitivo per l’intero sistema della portualità turistica italiana.
Il patrimonio di valutazioni raccolto in cinque edizioni può contribuire a individuare le priorità. La sfida successiva riguarda la capacità di tradurre queste evidenze in investimenti, innovazione e politiche coerenti, affinché i porti turistici diventino sempre più infrastrutture strategiche per l’economia del mare e per il posizionamento internazionale delle destinazioni italiane.
L’articolo Porti turistici, la sfida della competitività: i Blue Marina Awards chiudono l’anno alla Camera è tratto da Forbes Italia.
