Mps, l’assemblea boccia il piano di Lovaglio

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Il piano di difesa approntato dal ceo di Mps Luigi Lovaglio per salvare la banca senese dall’assedio di Intesa Sanpaolo, incentrato sulle due ops su Banco Bpm e Banca Generali, è stato bocciato. Bocciata dagli azionisti del Monte anche la proposta di fusione tra Mps e Mediobanca.

Lovaglio: “La partita non è finita”

Ma attenzione: se è vero che l’assemblea straordinaria ha stroncato la sua strategia, Lovaglio ha fatto capire, di nuovo, che la partita contro Intesa Sanpaolo non si è certo conclusa. Prima che arrivasse la notizia delle bocciature delle due ops, il banchiere considerato artefice del risanamento della banca senese ha chiarito infatti agli azionisti che quello di oggi, giovedì 29 ottobre 2026, non sarebbe stato un verdetto. Il voto, aveva precisato, “non è il verdetto definitivo sul futuro di Mps”.

Non è finita insomma qui. Tra le ragioni, Lovaglio ha citato il percorso ancora lungo che l’opas di Intesa Sanpaolo deve fare, e che include tra le altre cose l’approvazione dell’Antitrust. In ogni caso, “finché non parte l’Opas, finché non ci sono le condizioni, la partita non è finita”.

Nell’anticipare la sconfitta di oggi, il ceo di Mps ha lasciato dunque intendere che la sua strategia avrà perso anche una battaglia importante, ma che la guerra, o meglio la partita, così come l’ha definita lui, andrà avanti. Dunque, forte del suo spirito pragmatico, Lovaglio ha detto che Mps “deve continuare a fare risultati, proteggere clienti e dipendenti massimizzare il valore per tutti gli azionisti”. Non sarà insomma certo il no di oggi a sconvolgere gli obiettivi dell’ad.

Affluenza sotto il 70% e sconfitta annunciata

La sconfitta di Lovaglio era stata ampiamente prevista dal mercato e dagli analisti, ma il banchiere ha lottato fino all’ultimo. Fin da subito i numeri non sono stati dalla sua parte, visto che all’assemblea ordinaria e straordinaria di oggi del Monte si è presentato solo il 65,86% del capitale sociale di Rocca Salimbeni. I pronostici delle ultime 24 ore avevano già indicato che, con una presenza degli azionisti inferiore al 70% del capitale, la missione di Lovaglio di fare approvare il suo piano sarebbe stata impossibile. E di fatto a fioccare, invece dei sì sperati, sono state le bocciature.

Bocciata la fusione con Mediobanca

In primis, l’assemblea ha bocciato la proposta di fusione con Mediobanca, e anche a larga maggioranza: i voti contrari alla proposta di Lovaglio sono stati il 63,65%, a fronte del voto favorevole del 32,91% e dell’astensione del 3,42% dei presenti.

Non sono servite a nulla le rassicurazioni arrivate da Lovaglio sull’intenzione di garantire l’indipendenza di Piazzetta Cuccia, l’istituto che il Monte dei Paschi di Siena è riuscito a espugnare con l’ops andata a segno l’anno scorso. Così come non è bastato l’appello lanciato da Lovaglio ai fondi, nella speranza di riuscire a ottenere almeno il loro consenso alla fusione. Operazione che, ha ricordato il manager, aveva ottenuto dal “mercato” e nello specifico proprio dai “fondi e dagli altri investitori istituzionali una valutazione positiva”. Niente da fare. L’appello di Lovaglio è caduto nel vuoto.

Il cambio di rotta di Intesa Sanpaolo

Fino all’ultimo Lovaglio ha indicato l’importanza del piano di fusione con Mediobanca, ammettendo di essere rimasto colpito dal cambio di rotta di Intesa Sanpaolo. Nell’ammettere che “conoscevamo le posizioni di alcuni azionisti rilevanti e sapevamo che l’aritmetica della fusione sarebbe stata difficile”, il banchiere ha evidenziato che “ci ha sorpreso, invece, il cambio di rotta di Intesa Sanpaolo, inizialmente favorevole alla fusione e successivamente orientata ad auspicarne la mancata approvazione”. Un dietrofront improvviso che ha portato Lovaglio a sottolineare che, “quando un attore così rilevante cambia posizione in modo cosi netto, il contesto dell’assemblea cambia di conseguenza”.

No alle ops su Banco Bpm e Banca Generali

Una bocciatura ancora più significativa da parte degli azionisti è stata data alla proposta dell’ops su Banco Bpm, con il presidente del Monte Cesare Bisoni che ha affermato che l’offerta è stata sostenuta soltanto dal 6,47% del capitale presente, mentre i no sono stati pari al 91,1%. Bisoni aveva fatto sentire la sua voce anche prima, sottolineando smentendo i rumor su possibili dimissioni di Lovaglio: ‘La prima persona che dovrebbe essere informato sono io ma è pura invenzione giornalistica”.

Dopo qualche minuto è arrivata anche la notizia della bocciatura della proposta avente per oggetto l’ops su Banca Generali, con voti contrari ammontati al 90,9% del capitale presente, a fronte di voti favorevoli pari ad appena il 6,66% del capitale presente e il 2,4% gli astenuti.

L’esito dell’assemblea di oggi è stato sicuramente un rospo difficile da mandare giù, per Lovaglio. Ma a fronte di chi dice che oggi è consumato lo scontro finale, il manager ha chiarito, di nuovo. Non è finita qui.

L’articolo Mps, l’assemblea boccia il piano di Lovaglio è tratto da Forbes Italia.

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