Banco Bpm: utile record a 1,5 miliardi, maxicedola e apertura a Crédit Agricole
Banco Bpm ha annunciato i conti dei nove mesi del 2026, riservando diverse sorprese positive ai suoi azionisti. Ma le azioni non solo non brindano, ma puntano verso il basso, risentendo del sentiment negativo di Piazza Affari, dove il Ftse Mib ha aperto subito in calo, contagiato dai sell che si sono abbattuti sull’azionario mondiale.
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Risultati di bilancio: utile record a 1,51 miliardi e commissioni nette in crescita
I risultati di bilancio di Banco Bpm si sono confermati solidi: nel periodo compreso tra i mesi di gennaio e settembre, la banca guidata dal ceo Giuseppe Castagna ha incassato un utile record di 1,51 miliardi, in rialzo del 2,6% escludendo l’effetto dell’acquisizione di Anima.
In crescita anche i ricavi, saliti a 4,7 miliardi di euro circa, sostenuti in particolare dal balzo delle commissioni nette (+9,6% a 2,070 miliardi). Il margine di interesse è sceso invece dell’1,3%, attorno a 2,3 miliardi.
Meno brillante il trend dell’utile netto del terzo trimestre che, risentendo anche dei fattori di stagionalità connessi al trend delle commissioni, si è attestato a 452,5 milioni, in rialzo dello 0,5% su base annua ma in flessione rispetto ai 580,6 milioni del secondo trimestre dell’anno. L’utile ha battuto comunque le previsioni degli analisti, che avevano stimato un valore di 432 milioni.
Politica di remunerazione: dividendo 2026 oltre 1 euro e piano da 7 miliardi
Lato dividendi, Banco Bpm ha fatto la gioia degli azionisti, annunciando la revisione al rialzo della guidance sul dividendo per azione del 2026 a “oltre 1 euro” – corrispondente a un dividend yield pari al 7,5% – rispetto alle previsioni precedenti, che avevano indicato un valore “maggiore o uguale a 1 euro”.
La banca ha confermato inoltre una remunerazione di 7 miliardi di euro circa cumulati nel periodo compreso tra il 2024 e il 2027, rispetto agli oltre 6 miliardi previsti dal piano, di cui 4 miliardi circa distribuiti nel biennio 2026-2027, pari al 20% circa dell’attuale capitalizzazione di mercato.
La cifra include il primo programma di buyback, il cui ammontare sarà definito a seguito dell’approvazione della Bce. Ancora, il cda ha deliberato la distribuzione di un acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2026 di circa 750 milioni, pari a 0,50 euro per azione. La cedola, che conferma la crescita della distribuzione degli utili (l’acconto sul dividendo era stato pari a 0,46 euro per azione nel 2025), sarà staccata il prossimo 23 novembre.
Il risiko bancario dopo l’assemblea Mps e la bocciatura del piano Lovaglio
Oltre che sui numeri, il mercato si è concentrato sui commenti rilasciati dal ceo di Banco Bpm Castagna. Commenti che non hanno riguardato soltanto i conti, ma anche le possibili operazioni di m&a che potrebbero vedere Piazza Meda protagonista: non più, però, almeno sulla base del piano di Luigi Lovaglio appena bocciato dai soci di Mps, nelle vesti di possibile preda della banca senese. L’ipotesi è stata stracciata dall’esito dell’assemblea del Monte dei Paschi di fine ottobre, che ha stroncato il piano difensivo anti-Intesa che era stato congegnato da Lovaglio, basato sulle Ops su Banco Bpm e su Banca Generali.
L’apertura a Crédit Agricole Italia e la tutela degli azionisti
Di Piazza Meda si era parlato nelle ultime settimane, piuttosto, in relazione a una sua possibile combinazione con la controllata italiana del suo principale azionista, Credìt Agricole, che detiene una quota pari al 29,3%.
Castagna ha affrontato il dossier, precisando di non avere ricevuto finora “alcun tipo di proposta” dalla Banque Verte. Il manager ha confermato in ogni caso l’apertura a una possibile operazione di m&qa con Crédit Agricole Italia, parlando di “un’opportunità che esamineremo senza alcun problema” anche se, “francamente, non siamo noi che faremo la prima mossa. Dipende da loro decidere la migliore strada per andare avanti, se decideranno di procedere”.
Al Banco spetterà piuttosto assicurarsi che la transazione sia “conveniente” per i suoi azionisti dal momento che, se è vero che “c’è un azionista industriale molto importante”, ovvero Crédit Agricole, c’è anche l’altro 70% del capitale di Banco Bpm che “deve essere soddisfatto” di una eventuale operazione.
Il ruolo strategico di Anima e gli accordi con Intesa Sanpaolo e Bper
Castagna ha ribadito poi il ruolo cruciale di Anima, “fondamentale del nostro approccio strategico sul mercato”, chiarendo che Bpm farà di tutto per garantire che rimanga all’interno del gruppo, e scansando così i timori sulle potenziali conseguenze di un’aggregazione con gli azionisti francesi: “Non vedo alcun problema nemmeno in una potenziale fusione con l’Agricole, perché le attività italiane verrebbero gestite nell’ambito di tale operazione insieme a tutte le altre fabbriche prodotto”, ha rassicurato.
Secondo il manager, inoltre, l’eventuale successo dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps non dovrebbe mettere i bastoni tra le ruote al contratto di distribuzione tra Anima e il Monte. Nel ricordare che la scadenza è fissata al 2030, il banchiere non si è detto preoccupato “sulla continuazione del rapporto con l’attuale rete e con la possibile nuova rete del Monte dei Paschi” anche se, riguardo agli sportelli di Mps, – considerando che nella grande partita di Intesa gioca un ruolo importante anche Bper – si dovrà vedere “dove finiranno”.
Secondo Castagna non ci sarà comunque alcun problema: “Sono sicuro che avremo la possibilità di gestire la cosa in modo amichevole nell’ambito del contratto sia con Intesa Sanpaolo che con Bper”.
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L’articolo Banco Bpm: utile record a 1,5 miliardi, maxicedola e apertura a Crédit Agricole è tratto da Forbes Italia.
