Il design secondo Deanna Comellini: materia, natura e intuizione senza schemi

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Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Con Deanna Comellini, fondatrice del brand G.T.Design, capita di iniziare le interviste con una lunga conversazione sulle piante. Il piccolo balcone dello showroom di via Cino del Duca, in pieno Quadrilatero, a ogni Design Week si veste di una composizione vegetale diversa. L’anno scorso era un tripudio di aromatiche del Mediterraneo, quest’anno un intreccio di edera, ginestre, spiraea e rhyncospermum. Una sinfonia di verde e di profumo che è specchio dell’approccio creativo di Comellini: organico, istintivo, mosso da un’intuizione pulsante e misteriosa.

Un immaginario che nasce dall’intuizione

Proprio da questa intuizione nascono le sue creazioni. Tappeti dalle forme sinuose che evocano mondi naturali e umani. All’ultimo Fuorisalone, la mostra Active Imagination ha racchiuso le ultime novità. Protagonisti sono I Gemelli, due tappeti che rappresentano presenze complementari, quasi figure antropomorfe. O forse no. “I Gemelli sono, prima di tutto, un dialogo”, dice Comellini. “Nel mio lavoro c’è sempre un confronto tra materie diverse, tra superfici che reagiscono alla luce in modo differente. In questo caso, da un lato c’è una materia più profonda, più assorbente; dall’altro una più luminosa, più vibrante. È come se si guardassero, come se si rispondessero”.

Il processo che genera le sue opere sfugge a ogni logica progettuale convenzionale. “Le forme dei miei tappeti lavorano dentro di me per molto tempo, poi all’improvviso emergono: uno schizzo, quasi istintivo, e capisci che è quello giusto”. Nell’epoca dell’IA, Comellini rivendica con fierezza l’umanità dei suoi tappeti, che nascono come risultato di un accumulo silenzioso di esperienze, immagini e memorie. “Il mio immaginario è fatto di stratificazioni. Ci sono, per esempio, gli echi del Settecento e dell’Inghilterra, i ricordi personali. E poi c’è il Giappone: ne I Gemelli potresti vedere una figura in kimono, di spalle, oppure un anello che avevo da giovane con una forma morbida, in tre tonalità d’oro. Tutto questo si deposita e, a un certo punto, prende forma”.

Anche i nomi dei due tappeti nascono dal profondo: “Isabella e Otto sono emersi così, senza un motivo razionale. Solo dopo ho iniziato a interrogarmi sul perché”. Il processo creativo, del resto, rimane per lei un territorio enigmatico: “Non è lineare, è qualcosa di profondamente intuitivo, quasi misterioso. Come una rosa: ognuna di loro è diversa, ha un profumo unico”.

La natura come principio del design

E nel citare un’altra suggestione botanica, risulta evidente come la natura sia il punto di partenza di tutto, l’ispirazione primaria, la fonte. “Tutto nasce da lì”, spiega mostrando le foto del suo giardino di casa. “L’ho costruito negli anni, pianta dopo pianta. È un’esperienza fisica, quotidiana. Anche questo è design”. A seguire la stessa filosofia è anche l’approccio alla materia. “Cerco sempre materiali che possano tradurre un’idea non solo tecnicamente, ma anche sensorialmente, come la lana Merino, il Tencel”.

Accanto alla ricerca materica, si afferma una riflessione sulla forma stessa del tappeto. “Il rettangolo è una convenzione, non una necessità. In natura non esistono angoli retti”. Nei nuovi lavori emergono proporzioni diverse, talvolta vicine alla sezione aurea, capaci di modificare la percezione dello spazio in modo sottile ma decisivo. “Un tappeto non è semplicemente un oggetto funzionale: è qualcosa che genera armonia”.

Tra sostenibilità, materia e trasformazione

Questa idea si ritrova anche in Imago, capsule collection della linea UltraNative ispirata ai quattro elementi naturali. Qui la forma si fa più esplicitamente organica, fluida, mentre il materiale scelto segue il desiderio di circolarità: l’Econyl, nylon rigenerato ottenuto dal recupero di reti da pesca e rifiuti tessili. “È una fibra estremamente performante”, spiega Comellini, “ma mi interessa soprattutto quando sostenibilità e qualità estetica riescono a coincidere”.

In Imago, il tappeto diventa simbolo di una trasformazione continua, del ciclo della vita e della natura. A completare il ventaglio delle novità sono poi le evoluzioni di collezioni esistenti – come In-Canto, che si arricchisce di nuove tonalità e di una versione con angoli smussati – e la nuova finitura Iceberg per Paglietta Cotta, un azzurro chiarissimo che sembra trattenere la luce.

L’anima invisibile degli oggetti

Ma al di là delle singole collezioni, ciò che emerge è la visione animista e spirituale di Comellini. “Per me ogni oggetto ha un’energia”, afferma. “Non riesco a concepire qualcosa che sia semplicemente decorativo o neutro”. Un approccio che trova una risonanza particolare nella cultura giapponese, dove, racconta, i clienti chiedono il significato dei nomi, cercano l’anima degli oggetti. In questo senso, il lavoro di Comellini si muove proprio su questo crinale sottile tra visibile e invisibile, tra forma e memoria. “Ogni progetto è una trasformazione di qualcosa che esiste già: un ricordo, una materia, un’idea”. Nulla nasce da zero, ma ogni volta prende una forma nuova, inattesa. Come una pianta che cresce, stagione dopo stagione, nel giardino di Deanna Comellini.

L’articolo Il design secondo Deanna Comellini: materia, natura e intuizione senza schemi è tratto da Forbes Italia.

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