Lazio, il venture capital diventa filiera
In Italia la parola “rischio”, nel nome stesso del venture capital, ha a lungo fatto da freno. Il Lazio ha scelto di rovesciare la prospettiva: non capitale di rischio, ma capitale che genera innovazione e rende più competitivo un intero sistema produttivo. Il 22 e 23 ottobre, nella sede di Lazio Innova, la Regione ha riunito istituzioni, investitori, gestori di fondi, acceleratori e startup per “Venture Capital: una scelta vincente per il Paese – Focus Lazio”, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da Lazio Innova.
Una filiera da 140 milioni
Il cuore della strategia è una dotazione di circa 140 milioni di euro, cofinanziata dal Programma regionale Fesr Lazio 2021-2027: il doppio dei 70 milioni investiti nella programmazione precedente, già una cifra record. L’obiettivo è far crescere 240 startup e imprese, accompagnandole dalla ricerca scientifica all’accelerazione fino al mercato.
La vicepresidente Roberta Angelilli, assessore allo sviluppo economico, commercio, artigianato, industria e internazionalizzazione della Regione Lazio, lo ha riassunto così: “Abbiamo costruito una filiera di strumenti che accompagna i progetti dalla ricerca al mercato, sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove imprese e favorisce l’ingresso di capitali privati. Vogliamo rendere il Lazio un territorio sempre più attrattivo per chi investe, innova e crea lavoro, mettendo in connessione università, imprese e investitori”.
A reggere il disegno sono quattro strumenti complementari. Tt Lazio sostiene il trasferimento tecnologico, anche attraverso gli investimenti diretti del fondo Tt Venture Lazio. Venture Tech Lazio ha avviato nove programmi di accelerazione dedicati alle fasi pre-seed e seed. Lazio Venture 2 ha dato vita a sei fondi gestiti da operatori professionali vigilati, cinque dedicati al territorio regionale e uno parallelo. A chiudere il cerchio sarà Innova Venture 2, che con la call in uscita entro fine novembre porterà coinvestimenti diretti in startup e piccole imprese innovative. Dietro c’è un’idea di “triplice addizionalità”: finanziaria, perché mobilita capitali aggiuntivi; operativa, perché rafforza gestori, acceleratori e competenze; strategica, perché orienta le risorse verso le fasi iniziali, il deep tech e il trasferimento tecnologico.
Sul senso dell’operazione è intervenuto anche Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova: “Abbiamo costruito una piattaforma integrata che interviene lungo tutte le fasi del percorso imprenditoriale, dal trasferimento tecnologico all’accelerazione, fino agli investimenti diretti e indiretti nelle startup. La complementarità tra gli strumenti e il lavoro congiunto degli operatori consente di rafforzare il mercato, mobilitare risorse private e sviluppare competenze, attività di scouting e professionalità sul territorio”.
Un’intuizione in anticipo sui tempi
Aprendo i lavori, Angelilli ha rivendicato la lungimiranza della scelta: “Il Lazio ha creduto negli investimenti sul venture capital in tempi non sospetti, quando veniva letto nel senso peggiore, come capitale di rischio”. Da circa dieci anni, ha ricordato, la Regione lo considera invece uno strumento per l’innovazione e la competitività, e questo le ha dato la leadership in Italia e un posto di rilievo in Europa.
A confermarlo, la missione di aprile a San Francisco: nella Silicon Valley, davanti ai professori di un’università, ha presentato la strategia laziale. I numeri americani sono incomparabili, ma i complimenti sono arrivati lo stesso, perché un investimento così in Europa è ancora raro. Il tema, ha aggiunto, riguarda l’intero continente: lo stesso rapporto Draghi lo indica come asse della competitività, in un campo in cui l’Europa resta indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. Angelilli ha anche lavorato, come relatrice al Comitato delle regioni, a strumenti normativi pensati per startup, scale-up e Pmi innovative.
Lo sguardo su Bruxelles
Il Lazio guarda già alla prossima programmazione europea e ha aperto molti tavoli a Bruxelles. Il bilancio 2028-2034 sarà di circa 2mila miliardi di euro, con oltre 410 miliardi per la competitività e, per la prima volta, 5 miliardi al fondo europeo per startup e scale-up. “Il Lazio vorrà essere protagonista della prossima programmazione europea”, ha assicurato, chiedendo un bilancio flessibile, semplice e accessibile anche alle piccole imprese innovative.
Il nodo, per Angelilli, è la velocità. La competitività europea si gioca su sovranità tecnologica, gestione dei dati e intelligenza artificiale, e servono processi, credito e autorizzazioni più snelli: mentre in Europa i tempi si misurano in mesi, a volte in anni, i grandi player mondiali decidono oggi e sono operativi domani. “La sfida è ora”, ha detto, precisando che non sono frasi di circostanza. Da qui anche l’auspicio che le due giornate siano un grande brainstorming di idee, di nuove progettualità e di nuovi entusiasmi.
La strategia regionale, ha precisato, non si ferma ai fondi: prevede anche incubazione, assistenza tecnica e formazione. “Non dobbiamo mai lasciare sola una startup ad alto valore potenziale” che rischia di inciampare nelle tappe burocratiche, ha avvertito. Nell’intervista ha indicato la rotta: “investimenti ad alto valore tecnologico per effettuare un trasferimento tecnologico dalla ricerca all’innovazione applicata alle imprese e all’industria”, cioè passare “dalla ricerca teorica all’innovazione pratica, che è la ricetta della competitività”.
Il giudizio del mercato
Dal mondo finanziario sono arrivati attestati di stima. Michele Vietti, presidente di Anfir, l’Associazione delle finanziarie regionali italiane, ha espresso “un sincero apprezzamento per quello che Lazio Innova sta facendo sul fronte del venture capital”, definendola “la finanziaria all’avanguardia” in questo campo, con fondi che hanno trovato una risposta molto positiva sul mercato. Il motivo è nella natura stessa di questi soggetti: “Le finanziarie regionali sono degli investitori pazienti perché non guardano al ritorno immediato ma all’orizzonte medio-lungo, pensando al ritorno economico-sociale dei territori”. Per questo, ha spiegato Vietti, possono accompagnare le imprese innovative nelle prime fasi, non solo erogando risorse ma fino alla pianificazione dell’exit, in un ruolo di ponte tra capitale pubblico e imprese private che solo loro possono svolgere in modo così qualificato.
Luigi Capello, partner di Z_One Fund, ha sottolineato che “il Fondo Parallelo è uno strumento molto importante perché aiuta a investire in modo più consapevole nelle startup del Lazio” e che Lazio Innova ha “creato una filiera finanziaria”. Per lui conta meno il numero dei fondi: “Quello che è importante non è un solo fondo, o due, o cinque, ma avere un programma dalla nascita della startup allo sviluppo”.
Poi arriveranno i grandi capitali, e l’auspicio è che a quel punto l’impresa nata nel Lazio abbia “tanti dipendenti” e abbia creato grande valore.
I primi numeri
I riscontri sembrano dare ragione alla Regione. Lazio Venture 2 ha raccolto 15 proposte per oltre 230 milioni di euro e a luglio 2026 ha avviato sei fondi per circa 130 milioni tra risorse pubbliche e private, tutti già al primo closing. Venture Tech Lazio ha ricevuto 13 proposte per oltre 40 milioni e a settembre ha fatto partire nove programmi di venture acceleration, per oltre 32 milioni. La prima edizione di Tt Lazio ha attirato 142 candidature, e a inizio ottobre è partito il percorso per le prime 50 proposte selezionate.
Una nuova call è attesa ad inizio 2027.
L’articolo Lazio, il venture capital diventa filiera è tratto da Forbes Italia.
