La cybersecurity entra nei board: il piano per reagire agli attacchi senza bloccare il business

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Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Le aziende sono sempre più sotto attacco. Agli effetti dell’instabilità geopolitica, alle conseguenze dei cambiamenti climatici e agli elevati costi energetici che mettono in ginocchio molte realtà si sono aggiunti i rischi, ormai quotidiani, di attacchi informatici.

Così la cybersecurity è sempre più parte integrante delle decisioni nei board aziendali. Per Alessio Aceti, ceo di Hwg Sababa, azienda che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito cybersecurity, “l’approccio corretto è quello dell’analisi del rischio combinata con la continuità operativa.

Prima ancora di parlare di tecnologie, un’azienda dovrebbe interrogarsi sugli impatti: cosa succede se un determinato processo si ferma? Per quanto tempo possiamo permetterci di rimanere fermi? Quali servizi devono essere ripristinati per primi? Quali dati, se sottratti o pubblicati, potrebbero generare il danno maggiore? È da queste domande che nasce un vero piano di gestione degli incidenti. E un buon piano non può limitarsi alle procedure tecniche: deve definire chiaramente la governance, i ruoli decisionali e la comunicazione interna ed esterna, verso clienti, fornitori, istituzioni e media”.

Conseguenze degli attacchi e Business Impact Analysis: il modello Akito

Un attacco informatico e il conseguente blocco dell’operatività nell’immediato impattano su produzione, erogazione dei servizi e capacità dell’azienda di rispettare gli impegni assunti con clienti e partner. Ci sono poi conseguenze con effetti a lungo termine: perdita di produttività, impiego straordinario di risorse, rinvio di attività strategiche e tempo sottratto alla gestione ordinaria. Senza contare il danno reputazionale, la perdita di fiducia, le opportunità commerciali mancate e le possibili conseguenze legali e regolamentari. “Bisogna essere preparati, avere un piano conosciuto dall’organizzazione, aggiornarlo costantemente e, soprattutto, testarlo”, ribadisce Aceti. E qui il consulente giusto può fare la differenza.

“È fondamentale partire da una business impact analysis, collegando ogni asset alle attività che sostiene”, sottolinea Fabio Naccazzani, ceo di Akito, azienda che dal 2025 è entrata a far parte del gruppo Hwg Sababa. “Negli ambienti ibridi e multi-cloud, dove entrano in gioco identità, piattaforme SaaS e fornitori esterni, questa complessità aumenta ulteriormente. L’approccio Akito va oltre. Non si limita a individuare le vulnerabilità, ma aiuta le aziende a capire quali contano davvero e cosa fare dopo. Le contestualizziamo rispetto al rischio reale per il business, definiamo le priorità e accompagniamo il cliente fino alla remediation, trasformando un dato tecnico in un processo continuo di riduzione del rischio”.

Business Continuity, Direttiva Nis2 e Threat Intelligence

Resistere, reagire e ripristinare l’operatività sono elementi importanti quanto la capacità di prevenire un attacco. Attraverso la business continuity e grazie a una visione chiara di attività e processi vitali, si ha subito consapevolezza di cosa deve essere protetto e garantito per primo.

“Questo significa, innanzitutto, partire dalla governance e dalla definizione delle responsabilità, un principio oggi ulteriormente rafforzato dalla direttiva Nis2”, aggiunge Aceti. “Una volta individuate le attività critiche, è necessario comprendere da cosa dipende la loro continuità: persone, infrastrutture, applicazioni, fornitori e dati. Solo attraverso questa visione d’insieme è possibile stabilire priorità e definire indicatori realmente utili, come rto (recovery time objective) e rpo (recovery point objective), per misurare la capacità dell’azienda di reagire a un’interruzione e ripristinare le proprie attività essenziali”.

Per comprendere il contesto di minaccia in cui opera l’azienda entra poi in campo la cyber threat intelligence.  “Serve non soltanto a sapere che esistono nuove vulnerabilità o nuovi gruppi criminali, ma a capire quali attori possono essere realmente interessati alla nostra organizzazione, con quali motivazioni, quali tecniche utilizzano e quali asset potrebbero prendere di mira”, puntualizza Aceti.

L’impatto dell’IA sulla cybersecurity: tra difesa e nuove minacce

C’è poi da segnalare l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale nell’ambito delle minacce informatiche. “Dal lato della difesa, può aumentare enormemente la capacità di correlare segnali, individuare anomalie, automatizzare le attività più ripetitive e supportare gli analisti nella gestione degli incidenti. Ma l’IA sta accelerando anche il lato offensivo: phishing e social engineering più credibili, automazione della ricognizione, generazione di contenuti sintetici e abbassamento della soglia tecnica necessaria per condurre alcune tipologie di attacco”. Negli ultimi dieci anni il modo di affrontare il rischio informatico è cambiato profondamente.

“Siamo passati dalla protezione di un perimetro relativamente definito alla gestione di un ecosistema composto da cloud, SaaS, identità digitali, supply chain, fornitori e intelligenza artificiale. In questo scenario, possiamo considerare la cyber resilience un investimento nella continuità del business, più che un costo o una semplice assicurazione”, è l’analisi di Aceti.

Dalla prevenzione alla remediation: governare l’architettura di sicurezza

Insomma, non si può prescindere dalla prevenzione, ma affiancandola con capacità di detection, risposta e recovery. “Si parte dall’analisi delle esigenze e del livello di maturità dell’organizzazione. Attraverso assessment, gestione dell’esposizione e prioritizzazione delle vulnerabilità, individuiamo gli interventi realmente necessari”, aggiunge Naccazzani.

“Le competenze di Hwg Sababa rafforzano questo percorso con capacità specialistiche e operative lungo l’intero ciclo di gestione dell’incidente”. Un processo che non richiede, nell’immediato, l’acquisto di nuove tecnologie. “La conoscenza trasversale delle diverse tecnologie ci permette di individuare le soluzioni più adatte alle reali esigenze dell’organizzazione, integrarle tra loro e gestirle nel tempo, anche attraverso i nostri servizi gestiti. Il valore sta proprio nella capacità di costruire e governare un’architettura di sicurezza coerente, evitando una frammentazione di strumenti e competenze. Cyber resilience significa, in definitiva, investire in modo più consapevole, coerente e misurabile”. 

L’articolo La cybersecurity entra nei board: il piano per reagire agli attacchi senza bloccare il business è tratto da Forbes Italia.

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