Tassa sui miliardari in California: i finanziatori del ‘No’

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I voti sono ancora in fase di spoglio in California, dove una proposta di tassa patrimoniale comporterebbe un prelievo speciale solo nei confronti delle persone più ricche dello Stato, ma finora sembra che una campagna d’opposizione storica da 300 milioni di dollari contro l’iniziativa—finanziata principalmente dai miliardari che verrebbero tassati—stia dando i suoi frutti.

I fatti principali

  • Il sessanta percento dei voti della California è stato scrutinato a partire da mercoledì mattina, secondo l’Associated Press, e il 55,6% di questi è stato un “no” per la Proposition 40 (il 44,4% ha votato “sì”).

  • La Proposition 42, una delle misure “pillola avvelenata” che sfidano la tassa e che vieterebbe nuove tasse statali sui beni personali, sta prendendo il largo con il 54% dei voti scrutinati mercoledì che risultano essere dei “sì”.

  • Meno di tre dozzine dei circa 260 miliardari che verrebbero colpiti dalla tassa patrimoniale in California, la Proposition 40, hanno contribuito individualmente con 293 milioni di dollari per impedire che la proposta diventasse legge a metà ottobre, secondo il Los Angeles Times.

  • Il cofondatore di Google Sergey Brin, trasferitosi per la prima volta in California nel 1993, ha speso 102 milioni di dollari (meno dell’1% del suo carico fiscale stimato) come contributore di gran lunga principale, e l’ex ceo di Google Eric Schmidt si è piazzato al secondo posto con 40,2 milioni di dollari.

  • Il presidente di Kleiner Perkins John Doerr ha donato 40 milioni di dollari e il cofondatore e ceo di Stripe Patrick Collison ha speso 33 milioni di dollari per opporsi alla Prop. 40, secondo il Times.

  • I miliardari Chris Larsen, Vinod Khosla, Michael Moritz, Kavitark Ram Shriram, Frank Slootman e Stewart Resnick hanno donato ciascuno tra i 4,5 e i 17,5 milioni di dollari.

  • Altri miliardari hanno contribuito in diversi modi, come donando al comitato di azione politica della California Business Roundtable, tra cui Peter Thiel, la moglie di Marco DeGeorge, Kim, e Douglas Leone.

  • Dave Regan, capo del sindacato degli operatori sanitari che sostiene la tassa, ha recentemente dichiarato al New York Times Magazine che si aspettava che gli oppositori bruciassero almeno 400 milioni di dollari prima delle elezioni.

  • Il promotore della Proposition 40, il più grande sindacato di operatori sanitari della California, ha raccolto circa 32 milioni di dollari per fare campagna a favore della tassa—circa il 10% delle risorse finanziarie dell’opposizione.

La frase chiave

“Sono fuggito dal socialismo con la mia famiglia nel 1979 e conosco la società devastante e oppressiva che ha creato nell’Unione Sovietica. Non voglio che la California finisca nello stesso modo”, ha dichiarato il miliardario cofondatore di Google ed ex residente in California Sergey Brin in una rara dichiarazione al New York Times all’inizio di quest’anno.

Il dato eclatante

Oltre 1 milione di dollari. È quanto ha speso la campagna contraria alla Proposition 40 al giorno nella prima metà di settembre, secondo quanto riportato da The Guardian.

Contesto chiave

La Proposition 40 tasserebbe le persone con un patrimonio netto superiore a 1 miliardo di dollari sulle plusvalenze non realizzate e sugli asset. Si applicherebbe ai miliardari residenti in California al 1° gennaio 2026 e, complessivamente, tali persone dovrebbero almeno 107 miliardi di dollari in tasse, secondo un’analisi degli economisti Jasper Boll, Emmanuel Saez e Gabriel Zucman citata dal Los Angeles Times. La scheda elettorale della California includeva anche due misure “pillola avvelenata” che annullerebbero la Proposition 40 anche se questa dovesse passare. La prima, la Proposition 41, introdurrebbe requisiti di revisione contabile e vieterebbe deroghe ai limiti di spesa statale sui proventi raccolti da nuove tasse, mentre la seconda, la Proposition 42, vieterebbe le tasse patrimoniali su chiunque, a prescindere dal patrimonio netto. Verrà approvata la misura che otterrà il maggior numero di voti favorevoli (“sì”).

Il fatto sorprendente

Insieme, Brin, Jensen Huang, Larry Page e Mark Zuckerberg dovrebbero il 40% degli oltre 107 miliardi di dollari stimati di tasse pagate in base alla proposta. Brin ha guidato l’attacco contro di essa, ma Huang ha dichiarato di essere “perfettamente d’accordo” con la tassa e né Page né Zuckerberg sono stati segnalati per aver versato contributi finanziari contro la misura.

L’esodo dei miliardari

La tassa ha contribuito a quello che è diventato noto come l’“esodo dei ricchi” dalla California e gli oppositori, tra cui Newsom, hanno sottolineato che la California fa forte affidamento sui contribuenti a più alto reddito per l’imposta statale sul reddito e che la fuga dei miliardari dallo Stato prosciugherà le entrate fiscali di fascia alta, costringendo i contribuenti della classe media a sostenere il peso del bilancio statale. Page e Brin di Google hanno chiuso o trasferito decine di società a responsabilità limitata fuori dalla California e Brin si è assicurato proprietà in Florida e Nevada. I miliardari Mark Zuckerberg, Peter Thiel, Don Hankey, Travis Kalanick e Andy Fang hanno tutti acquistato nuove residenze fuori dallo Stato o hanno annunciato l’intenzione di trasferirsi.

L’opinione contraria

Altri miliardari, anche tra coloro che sono stati apertamente critici verso la tassa proposta, hanno dichiarato che rimarranno nello Stato. Il ceo di Nvidia Jensen Huang, la settima persona più ricca del mondo con un patrimonio netto di 186,2 miliardi di dollari, ha dichiarato di essere “perfettamente d’accordo” con la tassa proposta. Il cofondatore di Mercor Brendan Foody ha definito alcune parti della proposta “folli”, ma ha affermato che non potrà lasciare la California per motivi di lavoro. Khosla, il cofondatore di LinkedIn Reid Hoffman e il cofondatore di Anthropic Dario Amodei hanno definito la proposta rispettivamente “orrenda”, “progettata male” o “molto stupida”, ma non hanno annunciato piani di trasferimento.

L’articolo Tassa sui miliardari in California: i finanziatori del ‘No’ è tratto da Forbes Italia.

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