Il nuovo miliardario tedesco della robotica punta tutto sulle palestre per robot umanoidi

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“Voglio che un giorno Neura diventi il maggiore contribuente fiscale d’Europa”, afferma con entusiasmo David Reger, 38 anni, imprenditore nel settore della robotica.

La sua ambiziosa startup, Neura Robotics, è stata fondata nel 2019 a Metzingen, in Germania, una cittadina a circa 30 chilometri a sud di Stoccarda. È una regione che ha dato i natali a colossi dell’automotive come Mercedes-Benz, Porsche e Bosch. Neura costruisce robot cognitivi, o “pensanti”, compresi gli umanoidi, oltre ai sistemi operativi che li fanno funzionare. A giugno, Neura ha raccolto fino a 1,4 miliardi di dollari in un round di finanziamento guidato da Tether, la controversa società dietro la più grande stablecoin al mondo, una criptovaluta ancorata al dollaro statunitense. Hanno investito anche Nvidia, Amazon, Qualcomm, Bosch, Schaeffler e la Banca europea per gli investimenti.

Secondo persone a conoscenza dell’operazione, il round ha attribuito a Neura una valutazione di circa 7 miliardi di dollari, collocandola tra le startup di robotica di maggior valore in Europa. La società afferma che la maggior parte del capitale è già stata trasferita, mentre una quota minore resta subordinata al raggiungimento di determinati obiettivi di performance. Reger ne possiede circa il 20%, una partecipazione che vale quasi 1,5 miliardi di dollari.

Uno dei maggiori sostenitori di Neura è Stephen J. George, la cui società di investimento InterAlpen Partners, con sede a Omaha, ha effettuato il suo primo investimento nell’azienda nel 2023, per un valore di 16 milioni di dollari. Ex banchiere di Goldman Sachs, George ha precedentemente guidato Capricorn Investment Group, il family office del miliardario di eBay Jeff Skoll. “Neura è l’incontro tra Apple e Mercedes-Benz”, afferma George, facendo riferimento alla casa automobilistica che ha sede a mezz’ora di distanza.

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Le palestre per robot e il progetto Neuraverse

L’elemento meno convenzionale della strategia di Neura è quello che Reger chiama “palestre per robot”, strutture in cui i clienti possono affittare postazioni di addestramento dedicate, dotate di ambienti di simulazione e tecnologie di tracciamento, per insegnare ai robot acquistati da Neura a svolgere compiti specifici. Tutto ciò che un robot apprende può poi essere archiviato su Neuraverse, la piattaforma cloud di Neura, e trasferito alle altre macchine possedute dal cliente. Reger vuole inoltre consentire alle aziende di scambiarsi o concedere in affitto queste competenze.

Naturalmente, molte delle grandi ambizioni di Neura devono ancora concretizzarsi. La maggior parte dei ricavi effettivi, che l’azienda ha rifiutato di rendere noti, proviene ancora dai più tradizionali robot collaborativi, noti come cobot, tra cui bracci meccanici, carrelli mobili e combinazioni dei due. L’ultimo bilancio disponibile di Neura nel registro delle imprese tedesco risale al 2022, quando la società aveva registrato una perdita di quasi 7 milioni di dollari.

Un portavoce dell’azienda afferma che il portafoglio ordini supera oggi 1,1 miliardi di dollari, per metà relativi alla flotta di cobot già esistente. Neura sostiene inoltre di avere una pipeline commerciale da 11 miliardi di dollari, “composta da accordi firmati con diversi livelli di impegno”. Secondo il portavoce, circa l’80% di questa pipeline di lungo periodo riguarda gli umanoidi, le palestre per robot e Neuraverse.

Sul proprio sito, Neura presenta il suo robot umanoide 4NE1 con lo slogan “Il tuo compagno di squadra umanoide di nuova generazione”. Il cyborg bianco e nero, sul quale la startup punta gran parte del proprio futuro, è alto circa 180 centimetri, pesa 80 chilogrammi e sembra uscito direttamente dal casting di un thriller fantascientifico distopico.

I produttori cinesi di robot hanno già spedito 19.100 umanoidi, pari al 97% di tutti quelli venduti nel mondo nella prima metà dell’anno. Figure, il produttore di umanoidi della Silicon Valley, è stato valutato 39 miliardi di dollari lo scorso anno, più di cinque volte il valore attuale di Neura. Reger, nato in Germania, continua però a credere che la sua azienda possa riportare l’Europa in una competizione tecnologica alla quale ha finora assistito soprattutto da spettatrice.

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Dalla California alla Germania: le origini di David Reger

La sua motivazione risale a San Francisco, nel 2009. Fu allora che la famiglia lo incoraggiò a dedicarsi al lavoro sociale prima di iniziare una carriera. Così, a 21 anni, subito dopo la crisi finanziaria, si trasferì in California e iniziò a lavorare come responsabile della gestione dei casi di persone senza dimora. Aveva intenzione di restare negli Stati Uniti, ma ciò che vide durante il lavoro lo spinse a tornare a casa dopo un anno e mezzo, con una nuova consapevolezza del valore del sistema di protezione sociale tedesco.

Quel sistema dipende dai lavoratori, e la Germania ne sta perdendo. Con il pensionamento della generazione dei baby boomer, si prevede che la forza lavoro del Paese si ridurrà di circa 4,3 milioni di persone entro il 2036, secondo il German Economic Institute. I robot dovranno colmare parte di questo vuoto. E se la Germania dovrà dipendere da loro, sostiene Reger, dovrebbe costruirli autonomamente.

Con il Paese attualmente dipendente dall’estero per risorse fondamentali, dal petrolio ai semiconduttori, Reger punta a un riequilibrio nelle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. “L’Europa non può preservare la propria prosperità, i propri sistemi sociali e la propria rilevanza nel mondo se ci limitiamo a consumare la prossima generazione di tecnologie prodotte altrove”, afferma. “Dobbiamo tornare a creare qui un enorme valore. L’intelligenza artificiale fisica ci offre questa opportunità”.

Dall’apprendistato in fabbrica alla fondazione di Neura

Nato nel 1988, Reger è cresciuto vicino a Rottweil, nel sud-ovest della Germania, ed è il maggiore di 11 fratelli. Suo padre lavora presso un fornitore automobilistico della zona, mentre sua madre è casalinga. Da ragazzo, Reger trascorreva i sabati nello stabilimento a pulire i macchinari. Rinunciò all’università per seguire un apprendistato di tre anni e mezzo come costruttore di stampi, imparando a realizzare le attrezzature utilizzate per produrre componenti industriali.

Non aveva mai toccato un robot quando Mabi, un produttore svizzero di macchinari a conduzione familiare, lo assunse nel 2011, offrendogli la possibilità di scegliere tra robotica e stampa 3D. Reger scelse i robot, pensando che un giorno avrebbero potuto occuparsi anche della stampa. “Non sapevo assolutamente nulla di robot”, racconta. “Fingevo di saperne qualcosa”. Studiava da autodidatta la sera, guardando video su YouTube. Nel giro di un anno, racconta, il suo piccolo team era già in grado di dimostrare come utilizzare un grande braccio robotico industriale ad Automatica, l’importante fiera dell’automazione di Monaco.

Nel 2018, dopo sette anni in Mabi, Reger presentò al consiglio di amministrazione un’idea più ambiziosa. All’epoca, la maggior parte dei robot industriali lavorava dietro recinzioni di sicurezza, ripetendo continuamente lo stesso compito. Lui voleva macchine alle quali fosse possibile insegnare nuove mansioni, conservando ciò che apprendevano su una piattaforma software condivisa, in modo che gli ingegneri non dovessero riprogettare ogni volta l’automazione. Il consiglio apprezzò l’idea, ma gli disse che era in anticipo di cinque o sei anni. Reger pensava invece che aspettare lo avrebbe fatto arrivare troppo tardi.

Decise quindi di collaborare con Han’s Robot, produttore di cobot di Shenzhen sostenuto dal colosso dell’automazione Han’s Laser Technology, per fondare una società di robotica collaborativa con sede in Germania, Han’s Robot Germany.

Reclutò circa una dozzina di scienziati e ingegneri specializzati in robotica, compresi alcuni colleghi di Mabi, con competenze nell’intelligenza artificiale, nell’hardware, nel software e nei sistemi di sensori. La società cinese acquisì una partecipazione del 70% nella nuova impresa, che combinava l’hardware robotico di Han’s con le competenze del team tedesco nello sviluppo di software, sensori e macchine adattate alle esigenze specifiche dei clienti. In seguito, la società fu ribattezzata Neura.

Nel giugno 2023, Reger organizzò l’acquisto della partecipazione di Han’s da parte di un gruppo di investitori europei per 11 milioni di dollari. A quel punto, ChatGpt aveva reso l’intelligenza artificiale il settore più ricercato dagli investitori, che cercavano modi per applicarla al mondo fisico. Un mese dopo l’uscita dei soci cinesi, Neura annunciò un nuovo aumento di capitale da 55 milioni di dollari, sottoscritto da un gruppo di investitori europei, a una valutazione non comunicata.

Il rapporto con la Cina e la crescita dei robot industriali

Perché la cinese Han’s avrebbe dovuto vendere la propria partecipazione a un prezzo apparentemente così scontato? Forse perché Neura continuava ad acquistare gran parte dei propri robot industriali collaborativi e dei relativi componenti da Han’s Robot, nel frattempo ribattezzata Huayan Robotics.

Secondo un prospetto di quotazione depositato da Huayan nel marzo 2026, a settembre 2025 Neura era anche il suo maggiore cliente e, a sua volta, forniva a Huayan riduttori ad alte prestazioni, ossia ingranaggi di precisione che consentono il movimento delle articolazioni dei robot. Huayan li integrava nei robot prodotti per Neura ed era libera di utilizzarli anche nelle macchine destinate ad altri clienti. Nonostante lo stretto rapporto, Reger insiste sul fatto che “né Han’s Robot né Han’s Laser conservano partecipazioni azionarie o diritti sulla proprietà intellettuale di Neura”.

Finora, Neura ha prosperato soprattutto vendendo bracci robotici, proposti dai rivenditori europei a prezzi compresi tra circa 18.500 e 44.000 dollari, robot su ruote che trasportano componenti all’interno delle fabbriche, venduti a circa 50.000 dollari, e macchine che combinano entrambe le funzioni.

Reger resta vago sul numero di macchine vendute dal 2021, anno in cui Neura ha lanciato il suo primo robot. Stima che siano tra 5.000 e 8.000 e afferma che molte vengono commercializzate con i marchi di altri produttori di robot, partner dell’azienda. Tra questi figurano le giapponesi Kawasaki Heavy Industries e Omron Robotics, oltre alla taiwanese Delta Electronics, che ha investito in Neura nel 2024 attraverso la propria controllata olandese.

Perché un produttore di robot dovrebbe vendere la tecnologia di qualcun altro? Quando sono iniziate le partnership, risponde Reger, non esisteva nulla di paragonabile sul mercato. Neura “possiede l’intera architettura delle componenti fondamentali”, afferma, compresi motori, encoder e sensori per il rilevamento dei rischi.

Possedere, però, non significa necessariamente produrre. Alcuni componenti degli umanoidi di Neura provengono da fornitori tedeschi come Bosch e Schaeffler, che fornisce all’azienda gli attuatori, ovvero i “muscoli dei robot”. Questi dispositivi consentono il movimento delle articolazioni degli umanoidi e possono rappresentare fino alla metà del costo dei componenti di un robot.

Nvidia, Amazon, Qualcomm e Tether: i partner tecnologici

Tra gli altri partner della startup figurano Nvidia, che fornisce la tecnologia di simulazione e la potenza di calcolo alla base dell’intelligenza artificiale di Neura; Amazon, per la piattaforma cloud Neuraverse; e Qualcomm, i cui processori vengono integrati nel “cervello e nel sistema nervoso” dei robot.

Tether, la cui stablecoin Usdt ancorata al dollaro è ampiamente utilizzata per gli scambi e i pagamenti nei mercati emergenti, ma è diventata anche uno strumento diffuso per le attività finanziarie illecite, vuole integrare il proprio software di portafoglio digitale nei robot di Neura. In futuro, i robot potrebbero essere in grado di effettuare transazioni tra loro.

“Le macchine autonome devono essere in grado di elaborare informazioni localmente, prendere decisioni ed effettuare transazioni senza dipendere da intermediari centralizzati”, afferma Paolo Ardoino, amministratore delegato miliardario di Tether. Reger condivide questa visione. “In futuro ogni robot avrà il proprio portafoglio digitale”, sostiene.

Un mercato potenziale enorme, ma una produzione ancora limitata

La domanda di robot umanoidi potrebbe essere immensa. Reger sostiene che nell’ultimo anno 12.000 aziende abbiano contattato Neura, soprattutto per i suoi umanoidi. Stima però che attualmente l’azienda abbia la capacità di produrre robot sufficienti per circa 100 clienti.

“Le aziende sono disposte a pagare da 300.000 a 550.000 dollari anche solo per una bella dimostrazione”, afferma Reger, riferendosi al costo di un singolo robot umanoide, pari a 110.000 dollari per l’ultimo modello di Neura, più le tariffe annuali associate all’addestramento, all’implementazione e alla manutenzione.

Gestire programmi pilota con robot umanoidi per i clienti richiede molte risorse. In genere, Neura deve inviare i propri ingegneri negli stabilimenti di altre aziende, rallentando così i progressi interni nello sviluppo della tecnologia degli umanoidi. Per questo Reger ha deciso che Neura avrebbe costruito strutture, o palestre, in cui le aziende potessero affittare spazi e far addestrare i robot direttamente ai propri dipendenti.

A differenza dei grandi modelli linguistici, che apprendono principalmente dalle informazioni disponibili online, i robot devono imparare a interagire con il mondo fisico. Per raccogliere un componente automobilistico, per esempio, un robot deve imparare dove posizionare il braccio, con quanta forza afferrare l’oggetto e come collocarlo nel punto corretto. Questo richiede dimostrazioni e pratica ripetuta, spiega l’investitore George.

Come funzionano le palestre per robot

Le palestre per robot di Neura sono costose. L’azienda e i suoi partner hanno stanziato 19 milioni di dollari per una struttura presso l’aeroporto di Monaco. E questa cifra non comprende nemmeno i costi del personale. La palestra è già operativa e i clienti stanno già prenotando postazioni di addestramento, in alcuni casi fino a 20, per almeno un anno, racconta Reger. L’affitto varia in base alle attrezzature e agli accordi sulla condivisione dei dati, ma può raggiungere decine di migliaia di dollari.

Anche le università fanno parte del piano di Reger. Gli istituti di ricerca soffrono di carenza di finanziamenti e perdono i migliori dottori di ricerca, attratti dalle startup, afferma. Una palestra per robot all’interno di un campus darebbe loro accesso a macchine che altrimenti avrebbero difficoltà a permettersi, fornendo al tempo stesso a Neura ricercatori in grado di contribuire all’addestramento dei robot.

L’Università Tecnica di Monaco è partner della struttura aeroportuale, mentre un sito di 3.000 metri quadrati è in fase di sviluppo nel campus di ricerca Melaten della Rwth Aachen University. Neura prevede di avere cinque palestre operative entro la fine dell’anno: tre in Germania, una in Cina e una negli Stati Uniti. Altre dieci sono in fase di sviluppo. I progetti americani comprendono strutture a Detroit e San Diego.

I dati raccolti durante l’addestramento possono essere conservati nei cosiddetti “brain account” di Neuraverse, consentendo alle aziende di trasferire ciò che i loro robot hanno imparato ad altre macchine della propria flotta o, in futuro, di vendere queste competenze ad altre imprese. “In definitiva, il nostro obiettivo è che, una volta appresa una competenza, non sia necessario riprogettarla per ogni singolo robot”, afferma Reger.

Le palestre per robot di Neura dovranno però affrontare la concorrenza. Schaeffler, investitore e fornitore dell’azienda, gestisce una propria palestra per umanoidi a Erlangen, in Germania, dove sta addestrando il robot umanoide Aeon di Hexagon per il lavoro in fabbrica. Ha inoltre investito 10 milioni di dollari in Agility Robotics, un altro concorrente di Neura, e utilizza alcuni dei suoi umanoidi Digit per movimentare materiali negli stabilimenti statunitensi.

Le difficoltà degli umanoidi: dai prototipi agli incidenti sul palco

I robot di Neura e le capacità promesse sono impressionanti, ma sul piano delle funzionalità effettive i suoi umanoidi stanno ancora muovendo i primi passi. Alla presentazione ufficiale di 4NE1 durante Automatica, nel giugno 2025, Reger poté mostrare soltanto un prototipo immobile. Un portavoce dell’azienda spiegò che la chiusura imprevista di un’autostrada aveva ritardato l’arrivo del robot funzionante.

Un anno dopo, alla fiera tecnologica Computex di Taipei, nel giugno 2026, una versione più recente dello stesso robot riuscì a salire sul palco trasportando un vassoio con componenti hardware di Qualcomm, salvo poi cadere all’indietro pochi istanti dopo. Qualcomm attribuì l’incidente a un problema di comunicazione, spiegando che aveva attivato la sequenza integrata di “caduta controllata” del robot, progettata per proteggere le persone e le apparecchiature nelle vicinanze. L’ultimo umanoide di Neura, Gen 3.5, costa circa 110.000 dollari o, secondo il sito dell’azienda, 62.000 dollari se si acquistano almeno 20 robot.

Neura si rifiuta di comunicare quanti umanoidi abbia effettivamente costruito e messo in funzione, ma Reger afferma che la sua startup sarà in grado di consegnare 5 milioni di robot cognitivi entro il 2030, compresi gli umanoidi.

La Cina domina il mercato mondiale dei robot umanoidi

L’International Federation of Robotics ha registrato appena 7.000 robot umanoidi a grandezza naturale venduti nel mondo lo scorso anno. Molti sono stati acquistati non per lavorare, ma per generare dati di addestramento destinati ai modelli di intelligenza artificiale. La Cina è in testa alla corsa agli umanoidi. AgiBot, con sede a Shanghai, ha rappresentato il 44% delle spedizioni mondiali di umanoidi nella prima metà del 2026, pari a circa 8.400 robot, secondo la società di ricerche di mercato Smart Analytics Global.

Al secondo posto c’è Unitree, con sede a Hangzhou, che vende il suo modello base G1, un umanoide essenziale capace di camminare ma privo di mani con movimenti precisi e che non può essere programmato dal proprietario, a 13.500 dollari, circa un ottavo del prezzo del 4NE1. Nel 2025, Unitree ha registrato ricavi per 253 milioni di dollari e spedito più di 5.500 umanoidi, anche se la società di ricerca SemiAnalysis stima che soltanto circa 250 dei suoi robot umanoidi stiano svolgendo un lavoro effettivo.

Dopo la quotazione di Unitree a Shanghai, nell’agosto 2026, gli investitori hanno attribuito brevemente alla società una valutazione di 66 miliardi di dollari. Da allora, la sua capitalizzazione di mercato è precipitata a 24 miliardi, mentre il divario tra l’entusiasmo per i robot umanoidi e il loro effettivo utilizzo commerciale è diventato sempre più difficile da ignorare.

Anche i produttori americani di umanoidi hanno ancora molto da dimostrare. Figure, con sede a San Jose, in California, ha costruito circa 1.000 umanoidi, ma non è chiaro quanti siano stati effettivamente impiegati e dove. Tesla sta attualmente costruendo diverse centinaia di robot umanoidi Optimus alla settimana, ma le macchine non sono ancora in grado di svolgere in modo affidabile un’ampia gamma di compiti, secondo un recente articolo di The Information.

Le barriere commerciali degli Stati Uniti e i piani per Detroit

Un serio ostacolo che Neura dovrà affrontare nel prossimo futuro è rappresentato dalle barriere commerciali internazionali. A luglio, la Federal Communications Commission statunitense ha aggiunto i “dispositivi robotici avanzati” di produzione estera alla propria Covered List, un elenco di apparecchiature considerate rischiose per la sicurezza nazionale e quindi escluse dall’autorizzazione della Fcc necessaria per essere commercializzate negli Stati Uniti.

La categoria comprende umanoidi, robot quadrupedi e robot mobili autonomi. Sono invece esenti i bracci industriali fissi, che rappresentano una parte consistente dell’attività di Neura, e i modelli già autorizzati. Un produttore straniero può comunque introdurre un nuovo robot sul mercato se ottiene un’”approvazione condizionata”, concessa dopo che il Dipartimento della Guerra ha esaminato i processi produttivi e la catena di approvvigionamento.

Neura ha dichiarato a Forbes che sta “sviluppando capacità produttive a Detroit per robot su ruote e umanoidi, con l’obiettivo del 2027”, ma fino ad allora avrà bisogno di questa autorizzazione per le sue nuove macchine.

L’ambizione di Reger: creare un’industria più grande dell’automotive

Senza dubbio, l’ambizione più grande di Reger riguarda il suo Paese. Da oltre un secolo, il mondo guida veicoli costruiti in questa regione della Germania. Ora vuole che sia qui che vengano costruite le macchine destinate a svolgere il lavoro del mondo.

“L’Europa ha il talento ingegneristico, le conoscenze industriali, la capacità manifatturiera e migliaia di aziende che comprendono il mondo fisico”, afferma. “Se combiniamo tutto questo con l’intelligenza artificiale e ci muoviamo abbastanza velocemente, credo che possiamo creare un’industria destinata a diventare più grande di quella automobilistica“.

L’articolo Il nuovo miliardario tedesco della robotica punta tutto sulle palestre per robot umanoidi è tratto da Forbes Italia.

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