Dentro il quartier generale Mercedes di Formula 1: qui la luce diventa una tecnologia per migliorare le prestazioni
Di Dario d’Elia
Nella campagna inglese a nord di Londra, esattamente a Brackley, c’è il quartier generale del Mercedes-Amg Petronas F1 Team. Un’enclave anglo-tedesca fra il circuito di Silverstone; Stratford-upon-Avon, il paese di William Shakespeare; e Bletchley Park, la villa vittoriana dove Alan Turing e la sua squadra hanno violato Enigma. Velocità, verbo e segretezza. Un claim che sembra costruito apposta per chi fabbrica monoposto. Sotto quale luce, ce lo spiega però l’azienda di illuminazione partner che ne ha curato ogni allestimento infrastrutturale.
Signify, il gruppo olandese erede di Philips Lighting e primo produttore mondiale del settore, ci ha portato qui per mostrare il risultato di un lavoro durato anni e finora mai raccontato: la riqualificazione dell’intero complesso e i sistemi di luce che ne governano due nuovi edifici. La visita ha occupato l’intera giornata, tra briefing, tour della fabbrica e colloqui con i responsabili delle due aziende. Quello che ne è uscito assomiglia meno a una sponsorizzazione sportiva e più a un caso industriale.
Una collaborazione nata prima della sponsorizzazione
Il progetto di riqualificazione nasce all’uscita dalla pandemia, quando la squadra rientra in sede dopo mesi di lavoro da remoto. In una riunione di direzione il Team Principal Toto Wolff ha posto l’obiettivo in termini semplici: rendere quel luogo adeguato all’impegno che lo sport richiede. Il piano ottiene le approvazioni del consiglio ed è annunciato a metà 2023.
Le cifre dicono perché non era un esercizio di stile. Il campus era nato per 350 persone e oggi ne conta circa 1.250: dal 2017 il team ha completato oltre 30 interventi su progettazione e produzione senza fermare l’attività, e nel 2022 ha acquistato l’intero sito. La riqualificazione vale più di 81 milioni di euro, quasi 35 dei quali sulla fase che comprende centro benessere, edificio marketing e parcheggio. Qui, ha spiegato Wolff, la forma segue la funzione: l’obiettivo è un villaggio in stile Silicon Valley.
Il punto rilevante è che Signify era già al tavolo, ma come interlocutore tecnico. La partnership commerciale, quella con il logo Philips Hue sulle monoposto e le lounge ospiti, è arrivata dopo, nel luglio 2024: prima il problema di costruire edifici che funzionassero, poi il contratto. Nathalie Quéré, responsabile globale delle sponsorizzazioni di Signify, ha spiegato che l’azienda ha parlato con tutte le scuderie prima di scegliere, e che il criterio non è stato il palmarès ma l’affinità culturale.
I luoghi della segretezza
Mercedes-Amg Petronas è davvero una scuderia tedesca nella Motorsport Valley inglese: in un’area di circa 80 km ci sono infatti le concorrenti Williams, Red Bull, Aston Martin e tante altre. La stella a tre punte capeggia sull’edificio all’ingresso e le cromie non lasciano spazio a fraintendimenti. Le diverse palazzine disposte sui 60mila metri quadrati giocano su nero, argento e ampie superfici vetrate. Persino gli interni richiamano al razionalismo tedesco. L’unica concessione agli spazi più conviviali – che si tratti di accoglienza, ristoro o marketing – è nell’impiego del legno. Il senso è chiaro: ogni dettaglio è funzionale a un obiettivo.
Nella zona delle scocche, della lavorazione del carbonio e della meccanica la luce è quasi da camera settoria. Lo chassis di Antonelli, dopo la vittoria del Gp di Spagna, brillava nei dettagli. Oltre ai parametri tradizionali come lumen o potenza esiste una vera e propria qualità della luce: la stessa resa si percepiva sul fondo della vettura, in un’altra stanza, e nelle sale di preparazione delle fasce di carbonio destinate a una delle cinque autoclavi dell’area. Il tema non è lavorare alla luce o al buio, ma fare in modo che l’ambiente incrementi le prestazioni di ogni attività, qui visive.
La stanza senza finestre
Il primo banco di prova è stato scelto con criterio: la sala di controllo del simulatore. È un ambiente senza finestre dove i tecnici analizzano i dati della vettura, e chi ci lavora segue il fuso orario della gara, non quello di Brackley. Anche durante un weekend europeo, gli specialisti possono restare in turno dalla mezzanotte al mattino successivo.
Signify ha installato NatureConnect, un sistema che riproduce la luce diurna: lucernari artificiali che simulano una vista sul cielo e ricette luminose ad alto contenuto melanopico, calibrate sulla risposta biologica che regola il ritmo circadiano. Nella pratica, come abbiamo potuto constatare, l’ambiente lavora su una luce fredda durante l’operatività e vira verso tonalità calde nella fase di smontaggio, per agevolare il recupero una volta usciti. La luce apparentemente naturale genera anche angoli di ombra, come se rispondesse al moto diurno solare esterno.
La reazione più citata è quella del pilota George Russell, che ha dichiarato di aver pensato fosse luce naturale vera. Bradley Lord, vice team principal, porta un esempio più prosaico: rientrato da un weekend a Shanghai si è accorto di sentirsi insolitamente lucido, e ha ricondotto la differenza alla lampada Signify sotto cui aveva lavorato. Stessa logica per le stanze dei piloti in trasferta e i kit luce che viaggiano con la squadra: a Singapore o a Las Vegas si tratta di far coincidere il picco di prestazione con orari che il corpo rifiuterebbe.
Le tecnologie, edificio per edificio
I due nuovi edifici, avendo funzioni diverse, impiegano impianti specifici. The Hub raccoglie ristorante, palestra e area benessere. Il Marketing Gateway ospita gli uffici del reparto marketing, e di fronte c’è il Nürburgring: a Brackley ogni edificio porta il nome di un circuito, e quello tedesco è dove la storia delle Frecce d’Argento è cominciata negli anni ’30.
Sul Gateway domina Signify Interact, che governa i corpi illuminanti dei tre piani, l’illuminazione di emergenza, la gestione energetica e quella degli asset. Le aree più riservate, dalla sala del consiglio all’ufficio di Wolff, sono invece su Dynalite, per un controllo più granulare degli scenari.
Darren Smith, specification leader di Signify per Regno Unito e Irlanda, ha spiegato che nei corpi illuminanti è integrata una rete wireless: ad ogni movimento rilevato il sistema registra occupazione e consumo, e restituisce tutto in una dashboard che il team gestisce in autonomia. Una mappa di calore della palestra ha mostrato persone che si allenano alle 2:30 del mattino. Durante il cantiere un corridoio si spegneva per assenza di movimento rilevato, e Signify ha corretto il comportamento dai propri uffici. Il risultato, per Smith, è un gemello digitale dell’edificio, utile anche in prospettiva manutentiva.
C’è poi la parte visibile, i corpi illuminanti stampati in 3D della linea myCreation. Secondo Smith, lo studio DK Architects voleva pezzi di forte impatto estetico per il bistrot, e la stampa additiva li ha ottenuti con materiale di recupero: un paraurti e alzacristalli riconvertiti in lampade. Signify dichiara che tra il 65% e il 75% dei materiali dell’intera gamma proviene da fonti recuperate, riciclate o biologiche.
I numeri dietro la sostenibilità
Il 30 giugno 2026 il team ha pubblicato il suo primo Climate Transition Action Plan: net zero su tutti gli scope entro il 2040, meno 42% entro il 2030 rispetto al 2022. Signify vi è citata tra i partner che hanno contribuito, il riscontro più solido sulla natura dell’accordo: non solo hospitality e logo sulle fiancate, ma un ruolo dentro la pianificazione climatica di un’altra azienda. Il sito è alimentato al 100% con elettricità rinnovabile e detiene le tre stelle del programma ambientale della Fia.
I nuovi edifici sono progettati per essere net zero in esercizio, con obiettivi che vanno oltre l’energia: 30% di materiali da fornitura locale, consumo d’acqua dimezzato per persona, oltre il 60% di riciclo dei rifiuti d’ufficio.
Dal lato Signify conta un dato solo, perché spiega dove si concentra il lavoro: oltre il 90% delle emissioni dell’azienda ricade nella fase d’uso dei prodotti. Da qui l’ossessione per l’efficienza, con il led del 2021 che consuma dal 50% al 60% in meno rispetto alla prima generazione e l’illuminazione connessa che arriva al 70-80% di risparmio.
Quello che ancora non si può misurare
La luce spiega i risultati in pista? La risposta di Lord è stata più onesta di quanto ci si potesse attendere in un evento organizzato dallo sponsor: ha parlato di correlazione tra la partnership e le prestazioni della squadra, escludendo di poter dimostrare un nesso causale, e ha ammesso di non sapere cosa facciano le altre scuderie.
Smith è andato oltre, e il suo è il passaggio più interessante per chi deve valutare investimenti simili fuori dal motorsport. Misurare l’effetto di NatureConnect richiede tre parametri – comfort visivo, risposta biologica e componente emotiva – ma manca un rilevamento fatto prima che le persone si trasferissero nei nuovi edifici. Senza un prima non esiste un dopo: l’azienda dichiara l’intenzione di costruire quel riferimento, non di averlo già.
Sul contributo al piano climatico del team, l’azienda precisa di non di aver ancora definito la metodologia di misurazione. È un limite dichiarato, e vale più di molte slide. Lo stesso Lord ha posto il principio che governa il progetto: una soluzione più sostenibile non viene accettata se peggiora la prestazione. Il criterio di acquisto non è ambientale ma prestazionale.
Resta l’indicatore più concreto sul valore percepito internamente: dopo l’installazione nella sala del simulatore, Russell ha chiesto di estendere NatureConnect ad altre aree. Il sistema è stato esteso ai due nuovi edifici del campus e se ne stanno valutando altre. Non è un dato di performance, ma in un’organizzazione che misura tutto in millesimi non è il genere di richiesta che si fa per cortesia verso un partner commerciale.
L’articolo Dentro il quartier generale Mercedes di Formula 1: qui la luce diventa una tecnologia per migliorare le prestazioni è tratto da Forbes Italia.
