Il nuovo presente della finanza: private asset e tokenizzazione escono dal laboratorio

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Martedì 27 ottobre, al Duomo Space di Milano, Weltix ha organizzato con Forbes Italia l’evento Il nuovo presente della finanza. Una serata dedicata alla digitalizzazione dell’accesso ai private asset, alla tokenizzazione degli strumenti finanziari e ai nuovi modelli di distribuzione, con gli interventi di Consob, Cassa Depositi e Prestiti, Banche e Wealth Manager.

Un’intervista di apertura, due tavole rotonde e una case history, moderate da Antonio Ravenna, giornalista di Forbes Italia, hanno tenuto banco davanti a una sala piena fino all’ultima sedia.

Weltix: la fintech che parla la lingua degli intermediari

Ha aperto la serata Antonio Chiarello, founder & ceo di Weltix, con una definizione volutamente paradossale: Weltix è una fintech autorizzata e vigilata. Paradossale perché normalmente le fintech forzano le regole grazie alla digitalizzazione, mentre Weltix ha digitalizzato i processi partendo dalle regole.

Le autorizzazioni sono tre:

  • il collocamento di private asset fino a 5 milioni di euro per professionali e retail;
  • il ruolo di responsabile del registro Dlt, che consente di emettere strumenti finanziari tokenizzati;
  • I servizi fiduciari interamente digitalizzati.

Insieme formano un ecosistema digitale integrato per emettere, collocare, gestire fiduciariamente e fiscalmente i private asset. Un nuovo “sistema operativo” al servizio di imprese emittenti e intermediari.

L’origine del progetto viene da oltre vent’anni passati da Chiarello a strutturare prodotti dedicati a clientela Hnwi (High Net Worth Individuals) in Ubs, Marzotto Sim, Antirion Sgr e Neva Sgr. “Il prodotto non è mai stato un problema”, ha spiegato Chiarello. “Il problema reale è la complessità della gestione e distribuzione”. Soprattutto quando si passa da prodotti tradizionali come fondi di investimento alle operazioni su una singola società target: equity, bond, tutto ciò che non è quotato.

Il caso concreto chiarisce la portata dell’innovazione di processo. Grazie alla piattaforma digitale di Weltix, decine di clienti Hnwi di private bank hanno potuto accedere a opportunità di investimento in giganti tech internazionali non quotati, solo operando dallo smartphone.

Un altro caso reso possibile dalla piattaforma digitale di Weltix è stata la gestione fiscale dei piani di incentivazione equity 12.000 dipendenti di EssilorLuxottica: I primi 1.500 dipendenti sono stati attivati nelle prime 24 ore. Per un intermediario tradizionale, ha detto Chiarello, sono numeri “non difficili, sono impossibili”.

La sintesi dell’imprenditore: “La digitalizzazione c’è già, la tokenizzazione degli strumenti finanziari è il prossimo passo, e sta arrivando”. Quanto alle richieste di banche e Sim, la risposta è una parola sola: semplicità per il cliente, ma soprattutto per l’intermediario, che quasi mai è strutturato per prodotti di questo tipo

Private asset: domanda, consulenza e il nodo della liquidità

Il primo panel ha messo a fuoco l’esigenza di mercato e i limiti delle strutture tradizionali: chi compra oggi private asset? In particolare, partecipazioni in aziende non quotate. Cosa chiede il cliente al proprio consulente? E cosa manca perché la distribuzione possa scalare i volumi?

Fabio Sattin, fondatore di Private Equity Partners SGR, ha indicato la sfida centrale. Bisogna conciliare la natura paziente del private equity con l’esigenza degli investitori di avere liquidità in tempi più brevi. Le piattaforme digitali sono parte della soluzione, e servono in fretta: “Se ci chiudiamo e proteggiamo lo status quo il rischio è diventare irrilevanti”.

Maurizio Ceron, head of wealth management & investment solutions di Zurich Bank, ha ricordato le dimensioni del mercato. Il private banking italiano serve circa mille miliardi di patrimoni, ma la penetrazione dei private asset è vicina all’1%. Lo spazio per crescere c’è, a patto di accompagnare il cliente giusto. La responsabilità resta alta: “Trattiamo tutti i giorni la fiducia dei nostri clienti.” Per Ceron la tecnologia diventa decisiva soprattutto nell’ottimizzazione dei processi e nella gestione fiscale: “Abilita e aiuta, non sostituisce il consulente”.

Andrea Caraceni, amministratore delegato di Cfo Sim, ha scelto la metafora più citata della serata. Da una parte c’è il cacciatore nella riserva, che prende ciò che gli passa davanti. Dall’altra il cacciatore libero, che decide prima cosa cercare. “L’accesso al mercato è importante, ma è molto più importante l’allocazione”. Con investimenti cadenzati nel tempo e con una strategia definita, ha osservato, la liquidità si genera anche dall’illiquido.

Sandro Berra, private banker di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, ha portato l’esperienza di un team arrivato, in alcuni casi, a circa il 20% di economia reale nei portafogli. Il primo ostacolo, per lui, è culturale: “Manca cultura finanziaria, nei consulenti e soprattutto nei clienti”.

La case history: Fndx e il club che diventa infrastruttura

Fabio Nalucci, founder & ceo di Fndx, ha raccontato il percorso dell’imprenditore seriale diventato investitore. Dopo due exit, verso Ibm e Accenture, ha cominciato a investire in modo autonomo nell’asset class che conosceva meglio. Poi sono arrivati manager e imprenditori che volevano co-investire con lui. Da lì è nata l’esigenza di un contesto regolamentato e digitale, per aprire il club anche a investitori con cui non c’era una conoscenza diretta, con tutte le tutele del caso.

La scelta è stata separare i ruoli. Nalucci, tramite la sua società, presenta le opportunità, Weltix, a valle della propria istruttoria, colloca e gestisce le operations tramite la propria piattaforma autorizzata. È la combinazione di collocamento e fiduciaria al servizio di un club di investimento. In piattaforma oggi c’è un progetto che punta ad aggregare aziende della termoidraulica, che ha già raccolto diversi milioni.

Tokenizzazione degli strumenti finanziari: dalla sperimentazione alla ripetibilità

Il secondo panel è entrato nel cuore regolatorio e tecnologico del tema.

Tecla Rodi, senior advisor di Consob, ha distinto due piani. Da una parte il piano nazionale: il Decreto Fintech ha funzionato, perché ha risolto l’incertezza giuridica, anche se l’operatività cresce più lentamente del previsto. Dall’altra, il piano europeo, dove il Pilot Regime sconta il problema di soglie ancora limitate, l’assenza di una soluzione definitiva per i pagamenti in fase di regolamento, e problemi di interoperabilità.

Con l’eliminazione del limite temporale del regime, il mercato potrà passare dal test giuridico e tecnologico a quello economico. Quanto alla promessa di disintermediazione, Rodi l’ha ridimensionata: “Spariscono alcune figure, ne compaiono di nuove, ma non spariscono i centri di imputazione”.

Davide Paglia, head of payment systems di Cdp, ha ripercorso il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti. Il percorso è costellato dal primo digital bond da 25 milioni nel 2024, dal co-investimento nei minibond digitali strutturati da UniCredit, con Weltix come Responsabile del Registro DLT, e da una nuova operazione conclusa proprio il giorno dell’evento. È il minibond tokenizzato da 10 milioni di euro emesso da SITE S.p.A., il più grande realizzato finora in Italia. Il titolo è stato strutturato da BPER Banca e sottoscritto in parti uguali dalla stessa BPER e CDP. Weltix ha agito come Responsabile del Registro DLT e BlockInvest ha fornito la piattaforma per l’emissione e la sottoscrizione on-chain su blockchain pubblica. “Lo scenario e il mercato stanno cambiando”, ha commentato Paglia.

Lorenzo Rigatti, ceo e founder di Blockinvest, ha portato la prospettiva di chi costruisce l’infrastruttura, a partire dagli smart contract, “che non sono né smart né contract”. La difficoltà vera è collegare logiche nuove a sistemi legacy costruiti, in alcuni casi, decenni fa. “Passare dalla prima operazione a scalare è un altro sport.” Nel suo scenario il wallet diventerà il nuovo conto titoli, un grande business per gli intermediari.

Edoardo Reggiani, chief strategy officer di Weltix, ha spiegato la scelta di entrare nel segmento. Il punto è avere strumenti finanziari che “nascono digitali”, non copie di un pezzo di carta. Per descrivere la portata del cambiamento ha usato il paragone tra fax ed email. La prima email non era poi così diversa da un fax. Quarant’anni dopo, il fax non lo manda più nessuno mentre le mail le utilizzano gli agenti AI. Il prossimo passo concreto, per Reggiani, è eliminare le asimmetrie normative e fiscali che oggi penalizzano i titoli tokenizzati nativi rispetto a quelli dei depositari centrali tradizionali.

Il mercato da costruire

In chiusura Chiarello è tornato sul palco per tirare le fila. Per lui le posizioni diverse emerse nel secondo panel sono il segnale più chiaro: il mercato non è ancora definito, si sta costruendo adesso. Weltix in quel cantiere c’è già, con un modello che lavora con gli intermediari, e vuole essere infrastruttura di mercato. Lo dimostrano le 9 operazioni realizzate finora, dalla structured note e dal minibond tokenizzati con UniCredit fino al minibond con Bper.

Il nuovo presente della finanza ha già un registro. E le prime righe portano la firma di Weltix.


Le interviste dei protagonisti:









 

L’articolo Il nuovo presente della finanza: private asset e tokenizzazione escono dal laboratorio è tratto da Forbes Italia.

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