Mps, Intesa alza l’offerta e conquista Delfin: la partita con Lovaglio entra nel vivo
Di PNA
La battaglia per Mps si fa più serrata, con Intesa Sanpaolo che, al termine di una riunione straordinaria del CdA, ha annunciato il rilancio dell’Opas sulla banca senese.
E un primo grande effetto del rilancio non si è fatto attendere: Delfin, holding della famiglia Del Vecchio e prima azionista del Monte, ha deciso di aderire all’offerta di Intesa, complicando il piano di Luigi Lovaglio di convincere i soci di Rocca Salimbeni ad accettare le due Ops promosse su Banco Bpm e Banca Generali, concepite proprio per sfuggire all’assedio di Intesa. La svolta è arrivata nella serata di sabato 3 ottobre 2026, quando la banca guidata dall’ad Carlo Messina ha comunicato di avere aumentato di 25 centesimi per azione la componente in contanti dell’Opas su Mps.
L’offerta sale a 31,4 miliardi
Il nuovo corrispettivo per gli azionisti del Monte dei Paschi di Siena che decideranno di aderire all’Opas risulta così costituito: 1,25 euro per azione in denaro, in rialzo rispetto al precedente 1 euro, e una componente in azioni pari a 1,6 nuove azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione Mps.
Il rapporto di cambio, ha precisato l’offerente, verrebbe tuttavia adeguato in aumento nel caso in cui Intesa staccasse un acconto sul dividendo per il 2026 prima della data di pagamento del corrispettivo dell’Opas.
Il rilancio implica che, in caso di adesione totalitaria all’offerta da parte degli azionisti di Mps, il valore complessivo offerto ammonterà a 31,4 miliardi, di cui 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi in contanti.
Delfin porta il 17,6% all’offerta
Per quanto riguarda Delfin, l’annuncio è stato dato dalla stessa Intesa Sanpaolo che, con un comunicato diramato nella giornata di ieri, ha reso noto che la holding lussemburghese si è impegnata a portare in adesione l’intera partecipazione detenuta in Mps, pari al 17,6% del capitale di Rocca Salimbeni. Un problema per il piano di Luigi Lovaglio, teso a blindare l’indipendenza del Monte.
A Piazza Affari il mercato sembra guardare con crescente favore allo scenario di vittoria di Carlo Messina, mentre si fa spasmodica l’attesa per l’assemblea straordinaria del 29 ottobre, per la natura referendaria che, a dispetto di quanto detto da Lovaglio, Intesa ha riconosciuto all’assise.
Il 29 ottobre diventa decisivo
Qualche giorno fa l’ad di Mps aveva escluso che l’assemblea si trasformasse in un “referendum” tra l’offerta di Intesa e le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali.
Ma, nell’annunciare il rilancio, Intesa Sanpaolo ha reso decisivo l’esito dell’assemblea chiarendo che, se Mps dovesse approvare una o entrambe le Ops su Banco Bpm e Banca Generali, invocherà il mancato avveramento delle condizioni di efficacia dell’Opas, che diventerebbe così definitivamente inefficace.
Nell’alzare la posta su Mps, Intesa Sanpaolo ha lanciato praticamente un ultimatum agli azionisti del Monte: il 29 ottobre, di fatto, il referendum ci sarà.
Intesa respinge l’ipotesi dello “spezzatino”
Ca’ de Sass ha inoltre respinto il timore di uno “spezzatino” di Mps, sostenendo che le attività rilevate, insieme a Mediobanca, contribuirebbero a rafforzare un gruppo di scala europea, mentre l’accordo con Unipol consentirebbe di combinare 635 filiali Mps e Bper e portare la rete a oltre 2.600 sportelli a marchio Mps, contro i circa 1.260 attuali.
Intesa ha inoltre attaccato la strategia di Lovaglio incentrata sulle due Ops, definendole caratterizzate da un “alto rischio di esecuzione” e “a sconto per gli azionisti delle società target”.
L’avvertimento della banca guidata da Carlo Messina è stato chiaro. Con le due Ops, Rocca Salimbeni si troverebbe ad affrontare l’“integrazione simultanea di quattro entità distinte (Mps, Banco Bpm, Banca Generali e Mediobanca con le rispettive società controllate)”, caratterizzate da esigenze di business e profili di rischio differenti.
Il progetto di Intesa per il nuovo gruppo
Il successo della sua offerta, invece, darebbe vita “al secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona per capitalizzazione, con oltre 27 milioni di clienti e circa 1.700 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela su base pro-forma 2025, attese crescere a circa 2.000 miliardi entro il 2029”.
La banca ha auspicato anche che, nell’assemblea straordinaria del 29 ottobre, gli azionisti di Mps non approvino le operazioni di fusione e scissione tra la banca senese e Mediobanca.
Secondo Ca’ de Sass, la fusione dovrebbe avvenire solo dopo il completamento della sua Opas, per una ragione ben precisa: “Minimizzare il rischio di ripercussioni negative nelle attività di integrazione informatica e operativa dei sistemi e di evitare il rischio di duplicazione di costi”. A questo punto, la parola passa agli azionisti di Mps, ora più che mai concentrati a capire come votare nell’ormai imminente assemblea straordinaria della fine di ottobre, a fronte di un’offerta di Intesa Sanpaolo che si è fatta più attraente.
L’articolo Mps, Intesa alza l’offerta e conquista Delfin: la partita con Lovaglio entra nel vivo è tratto da Forbes Italia.
