L’Italia torna sotto pressione: il costo della vita pesa sulla reputazione del Paese

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La reputazione dell’Italia torna sotto pressione. A ottobre 2026, lo Score Paese dell’AI Reputation Index (Airi) scende a 68,8 punti su 100, perdendo 2,8 punti rispetto ai 71,6 registrati a settembre. È la flessione mensile più marcata da maggio, secondo il report elaborato da Cogit AI per Forbes Italia, che analizza la reputazione di aziende, manager, brand e del Sistema Paese.

A pesare sono soprattutto l’aumento dei prezzi e il peggioramento della fiducia di consumatori e imprese. Il dato evidenzia una distanza crescente tra le performance dei settori più dinamici dell’economia italiana e la percezione delle condizioni economiche generali. Innovazione e finanza continuano infatti a registrare risultati positivi, senza riuscire a compensare le difficoltà legate al costo della vita.

La reputazione dell’Italia torna sotto quota 70

Dopo aver raggiunto il massimo di 72,8 punti ad agosto, l’indice Airi aveva iniziato a rallentare a settembre, scendendo a 71,6. Il risultato di ottobre interrompe definitivamente la fase di crescita avviata nei mesi precedenti e riporta il Paese nella categoria “Sotto pressione”, già registrata a maggio e giugno.

L’analisi dei fattori che compongono il modello evidenzia andamenti differenti. Innovazione & Tech raggiunge 8,9 punti su 10, sostenuta anche dalla raccolta di capitali delle startup italiane: a settembre sono stati registrati 24 aumenti di capitale per 388,55 milioni di euro, che portano il totale dei primi nove mesi del 2026 a oltre 1,11 miliardi.

Sul fronte opposto, la stabilità dei prezzi ottiene appena 4,8 punti. Il report segnala un indice nazionale dei prezzi al consumo al 4,2%, con incrementi del 25,9% per gli energetici regolamentati e del 22,2% per quelli non regolamentati. Anche la fiducia si indebolisce, fermandosi a 5,4 punti: l’indicatore dei consumatori passa da 94,5 a 91,2, mentre quello delle imprese scende da 97 a 95,9.

Intesa Sanpaolo, UniCredit ed Eni guidano la classifica delle aziende

Nonostante il peggioramento dello scenario generale, il settore finanziario conserva la leadership nella classifica reputazionale delle imprese italiane. Intesa Sanpaolo si conferma al primo posto con 92,7 punti, seguita da UniCredit a 90,9.

Al terzo posto si colloca Eni, con 88,4 punti, sostenuta dalla centralità del settore energetico e dall’andamento positivo del titolo, che secondo il dossier ha registrato un rialzo del 6,37%. Seguono Ferrari, quarta con 83,9 punti, e Mediobanca, quinta con 81,4. La seconda metà della classifica comprende Enel (75,6), Poste Italiane (72), Nexi (68,6), Brunello Cucinelli (66,2) e Stellantis (57,4). Proprio Stellantis rappresenta una delle situazioni più delicate sul piano reputazionale. Secondo l’analisi di Cogit AI, le difficoltà del comparto automobilistico e i segnali provenienti dal mercato contribuiscono ad amplificare le fragilità già presenti.

Carlo Messina è il manager con la reputazione più alta

La classifica dedicata alla leadership conferma il predominio dei principali gruppi bancari ed energetici. Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, guida con 94 punti, davanti ad Andrea Orcel di UniCredit, che raggiunge 91,6, e Claudio Descalzi di Eni, a 91,2. Fuori dal podio si posizionano Pier Silvio Berlusconi, alla guida di Mfe, con 85,2 punti, e Renato Mazzoncini di A2A, con 80,8. Seguono Flavio Cattaneo di Enel (75,3), Matteo Del Fante di Poste Italiane (75,1), Luca de Meo (74,4), Alessandro Benetton di Mundys (73,9) e Urbano Cairo di Rcs (72,8).

Il risultato evidenzia il peso della capacità dei manager di presidiare temi di rilevanza economica e industriale. La reputazione della leadership, secondo il report, non dipende esclusivamente dalle performance finanziarie delle aziende, ma anche dalla loro presenza nel dibattito pubblico.

Startup e innovazione davanti a tutti, automotive in difficoltà

Il barometro settoriale mostra una forte differenza tra i comparti dell’economia italiana. Innovazione e startup guidano la classifica con 89,4 punti, seguite da bancario e finanza a quota 87. Al terzo posto si collocano sport e cultura, con 82,5 punti, mentre energia e utility raggiungono 75. In fondo alla graduatoria si trova l’automotive, fermo a 67 punti, unico settore al di sotto dello Score Paese.

La distanza tra il comparto più forte e quello più debole raggiunge così 22,4 punti, segnalando una crescente polarizzazione reputazionale tra le attività legate alla tecnologia e quelle industriali tradizionali. Tra i brand emergenti si distingue Exein, società specializzata nella cybersecurity, protagonista di un round da 270 milioni di dollari. Seguono Aptadir Therapeutics, attiva nelle biotecnologie, con un finanziamento da 40 milioni di euro, e hlpy, impegnata nella mobilità sostenibile.

Nella selezione figurano anche Medical Microinstruments, Dialybrid, Tundr, Complaion, Cato, Foorban e Lexroom. Per queste realtà, sottolinea il dossier, la sfida sarà trasformare i capitali raccolti e la visibilità ottenuta in risultati commerciali e industriali verificabili.

Le prospettive per dicembre: lo score potrebbe scendere a 67,5

Le proiezioni elaborate da Cogit AI indicano un possibile ulteriore peggioramento della reputazione italiana nei prossimi mesi. Nello scenario base, lo Score Paese potrebbe scendere a 68 punti a novembre e a 67,5 a dicembre, proseguendo la tendenza negativa registrata a ottobre.

Lo scenario positivo prevede invece un recupero a 69,4 punti a novembre e a 70,1 a dicembre, riportando l’Italia nella fascia di stabilità. Quest’ultima ipotesi resta però subordinata a due condizioni: il rallentamento dell’inflazione energetica e il miglioramento della fiducia di famiglie e imprese. La distanza tra i due scenari di dicembre è di 2,6 punti. Secondo il report, il principale elemento da osservare sarà la capacità di trasferire i risultati positivi dei comparti più competitivi in benefici percepibili dall’economia nel suo complesso.

L’AI Reputation Index, elaborato da Cogit AI per Forbes Italia, è un indicatore composito su scala 0-100 che considera sentiment, volume delle conversazioni, engagement, velocità di diffusione, fiducia e stabilità. I punteggi rappresentano misure reputazionali e non costituiscono rating finanziari o raccomandazioni d’investimento.

L’articolo L’Italia torna sotto pressione: il costo della vita pesa sulla reputazione del Paese è tratto da Forbes Italia.

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