Blue Marina Awards a Porto Cervo: il porto turistico diventa piattaforma di innovazione

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Per lungo tempo il porto turistico è stato considerato soprattutto un’infrastruttura al servizio della navigazione: un luogo di ormeggio, assistenza tecnica e accoglienza, valutato in base alla qualità dei servizi e alla capacità di attrarre armatori e imbarcazioni. Oggi questa definizione appare sempre più limitata. Nei marina si concentrano questioni che riguardano l’intera economia del mare: consumi energetici, gestione dell’acqua, digitalizzazione, sicurezza ambientale, manutenzione, recupero dei materiali e relazione con le destinazioni costiere.

Porti che generano futuro

È in questa prospettiva che si è svolta a Porto Cervo, al Pevero Golf Club, la sesta tappa dei Blue Marina Awards 2026, ospitata da Porto Cervo Marina e Smeralda Holding. Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori della portualità turistica, ricerca scientifica e imprese, con un obiettivo preciso: individuare le condizioni per trasformare la sostenibilità da dichiarazione d’intenti in un insieme di decisioni operative, investimenti e risultati verificabili.

Il filo conduttore dell’incontro è il superamento di una visione circoscritta alla singola infrastruttura. Il marina può diventare una piattaforma di innovazione per la nautica e, contemporaneamente, un punto di connessione tra filiere industriali, servizi, istituzioni e territorio. Una trasformazione che interessa in modo particolare le destinazioni turistiche nelle quali il porto contribuisce alla competitività dell’offerta, alla creazione di occupazione e alla capacità di attrarre investimenti.

Il marina come infrastruttura economica del territorio

Ad aprire i lavori sono stati Davide Cerea, per Porto Cervo Marina e Smeralda Holding, e Walter Vassallo, fondatore dei Blue Marina Awards. Il punto di partenza è il cambiamento delle aspettative nei confronti dei porti turistici, chiamati a conciliare qualità dell’accoglienza, efficienza gestionale e responsabilità ambientale.

“Un marina oggi deve essere capace di guardare oltre l’ormeggio. Significa lavorare sulla qualità dei servizi, sull’ambiente, sull’innovazione e sul rapporto con il territorio. Porto Cervo vuole continuare a essere un luogo nel quale queste trasformazioni possano essere sperimentate concretamente”, ha dichiarato Cerea.

La relazione con il territorio

Il riferimento a Porto Cervo introduce una questione che riguarda l’intero comparto: quanto può incidere la gestione di un porto sulla qualità complessiva di una destinazione? Il marina non è un sistema isolato. Le sue attività coinvolgono manutentori, fornitori, servizi tecnici, operatori turistici e imprese locali; allo stesso tempo, dipendono dalla qualità dell’ambiente marino e costiero, dalla disponibilità delle infrastrutture e dall’efficienza dei collegamenti.

La competitività, quindi, non si esaurisce nella capacità di offrire un posto barca. Richiede una gestione integrata delle risorse e una relazione strutturata con il territorio, in grado di produrre benefici che vadano oltre il perimetro portuale.

È un tema centrale anche per Luciano Serra, presidente di Assonat-Confcommercio, partner istituzionale dei Blue Marina Awards. “La transizione diventa sostenibile anche sul piano economico quando le buone pratiche riescono a trasformarsi in modelli concreti, accessibili e replicabili. Per questo sono fondamentali collaborazione, strumenti adeguati e capacità di misurare i risultati. Il confronto promosso attraverso i Blue Marina Awards offre un’occasione per mettere in rete esperienze e soluzioni che possono contribuire alla crescita e alla qualificazione dell’intero sistema della portualità turistica italiana”

Sviluppo e tutela

Il passaggio dalla sperimentazione alla replicabilità è decisivo. Una soluzione efficace in un porto deve poter essere valutata anche in relazione alle caratteristiche di altre infrastrutture, ai loro volumi di attività, ai costi di implementazione e ai risultati ambientali ottenuti. È in questo processo che le esperienze individuali possono contribuire a elevare gli standard del settore.

Gianni Sale, presidente di Assonautica Centro Nord Sardegna, ha richiamato la dimensione territoriale di questa trasformazione. Un marina genera effetti economici che si estendono ben oltre i propri confini, coinvolgendo turismo, servizi, imprese e occupazione. La collaborazione tra portualità, istituzioni e sistema produttivo diventa pertanto una leva per rafforzare la competitività delle destinazioni costiere.

Il tema dello sviluppo deve però procedere insieme a quello della tutela. Il capitano di vascello Amedeo Nacarlo, intervenuto in rappresentanza del direttore marittimo del Nord Sardegna Gianluca D’Agostino, ha contribuito al confronto sul ruolo delle regole nella protezione dell’ambiente marino, con particolare attenzione alla prevenzione degli scarichi. La sfida consiste nel tradurre le disposizioni in procedure quotidiane e comportamenti condivisi da gestori, operatori e diportisti.

Formazione e cultura del mare

Anche l’amministrazione comunale di Arzachena ha partecipato al dialogo sul rapporto tra porto turistico, strategia economica e sviluppo della destinazione. La collaborazione tra amministrazioni, marina e imprese è essenziale per integrare le esigenze dell’accoglienza nautica con quelle della comunità e del territorio.

Una prospettiva nella quale formazione e cultura del mare assumono un ruolo altrettanto importante. Corrado Fara, presidente della III Zona Fiv Sardegna, ha sottolineato la responsabilità educativa della Federazione Italiana Vela: “La Federazione Italiana Vela oggi porta con sé la responsabilità di contribuire anche alle tematiche sociali. La cultura marinaresca e quella ambientale sono tra le priorità delle azioni che stiamo portando avanti”.

Il messaggio che emerge dal confronto è che la sostenibilità della portualità turistica non può dipendere soltanto da interventi tecnici. Richiede anche competenze, consapevolezza e partecipazione degli utenti, perché una parte rilevante dell’impatto ambientale si determina attraverso comportamenti e procedure ripetuti ogni giorno.

Transizione energetica: misurare prima di investire

La gestione dell’energia rappresenta uno degli ambiti nei quali il marina può intervenire direttamente sui propri consumi e sull’efficienza operativa. Ma l’adozione di nuove tecnologie richiede valutazioni che tengano insieme prestazioni, costi, infrastrutture disponibili e impatti ambientali lungo il ciclo di vita.

Francesco Martellini, del Consiglio nazionale di Amici della Terra, ha insistito proprio sulla necessità di evitare approcci standardizzati: “Non tutte le tecnologie sono sostenibili in ogni contesto, lo diventano quando producono un miglioramento misurabile con costi e impatti proporzionati. In un marina l’efficienza non riguarda soltanto l’energia, ma più in generale la gestione delle risorse e il rapporto con l’ecosistema costiero. I benefici ambientali possono coesistere con minori costi di gestione e servizi migliori e più accessibili”.

Dalla tecnologia al risultato

Il ragionamento sposta l’attenzione dalla tecnologia in sé al risultato che è in grado di produrre. Un investimento energetico, per esempio, deve essere valutato in funzione dei consumi effettivi, delle modalità di utilizzo delle infrastrutture e della possibilità di ridurre gli sprechi. Lo stesso vale per l’acqua e per tutte le risorse necessarie al funzionamento del porto.

Sul versante operativo è intervenuta Emma Sarti, di Porto Cervo Marina e Smeralda Holding, portando nel confronto l’esperienza della gestione quotidiana del marina. La prospettiva gestionale è fondamentale perché permette di collegare le strategie ambientali alle necessità concrete di un’infrastruttura che deve garantire continuità dei servizi, qualità dell’accoglienza e affidabilità operativa.

Laura Andaloro, del Cnr, ha invece affrontato opportunità e limiti dei nuovi vettori energetici per la nautica e la portualità. La decarbonizzazione del settore richiede infatti di considerare tecnologie e soluzioni differenti, valutandone l’applicabilità in relazione alle caratteristiche delle imbarcazioni e alle infrastrutture necessarie.

Per i marina, la transizione energetica non coincide quindi con una singola soluzione. È un percorso che comprende l’efficientamento dei consumi, l’evoluzione degli impianti, la disponibilità di nuovi vettori e la capacità di verificare nel tempo i benefici ottenuti. La sostenibilità diventa un parametro gestionale quando entra nei processi decisionali e può essere confrontata con dati oggettivi.

Intelligenza artificiale e dati: il porto diventa un presidio ambientale

La trasformazione digitale apre una seconda direttrice di sviluppo. Intelligenza artificiale, robotica, sensori e piattaforme software possono contribuire a migliorare il monitoraggio delle infrastrutture, la gestione delle risorse e la capacità di riconoscere tempestivamente eventuali criticità ambientali.

Il confronto ha coinvolto Gianfranco Bacchi, 122esimo comandante dell’Amerigo Vespucci, Joyeeta Das, ceo e fondatrice di Samudra Oceans, Fabio Legni, ceo di Poseidon Software, e Jan Pachner, presidente di One Ocean Foundation.

I rispettivi ambiti di competenza hanno portato al centro una questione comune: la disponibilità di informazioni è utile soltanto quando permette di prendere decisioni migliori. La raccolta dei dati, da sola, non garantisce un miglioramento della gestione. Occorre che le informazioni siano utilizzabili, comparabili e integrate nei processi operativi.

Il monitoraggio

Nel caso di un marina, il monitoraggio può riguardare le infrastrutture, i consumi e le condizioni ambientali. Le tecnologie digitali possono aiutare a individuare anomalie, riconoscere tendenze e programmare interventi in modo più tempestivo. La capacità di osservare ciò che accade nel porto e nelle acque circostanti diventa così una componente della gestione del rischio e della tutela degli ecosistemi.

Il passaggio più significativo è quello da una logica prevalentemente reattiva a una gestione maggiormente orientata alla prevenzione. Conoscere meglio le condizioni operative e ambientali permette di intervenire prima che una criticità diventi un problema più ampio, riducendo potenzialmente costi e impatti.

Perché questo modello funzioni, tuttavia, la tecnologia deve essere accompagnata da competenze, procedure e obiettivi chiari. L’innovazione digitale non è un elemento accessorio, ma uno strumento che deve dimostrare la propria utilità nella gestione quotidiana e nella qualità delle decisioni.

Circular yachting: la sostenibilità comincia dalla progettazione

Uno dei nodi più complessi per l’industria nautica riguarda i materiali impiegati nella costruzione e nella manutenzione delle imbarcazioni, in particolare quando il recupero a fine vita presenta difficoltà tecniche ed economiche. È su questo terreno che il concetto di circular yachting assume una dimensione concreta: non soltanto gestire meglio i rifiuti, ma ripensare il processo che li genera.

La circolarità coinvolge la selezione dei materiali, la progettazione, la durata dei componenti, le operazioni di manutenzione, la tracciabilità delle filiere e la possibilità di recuperare risorse da reintrodurre nei cicli produttivi.

Maurizio Giani, direttore marketing di Herambiente, ha illustrato il contributo del recupero industriale e della valorizzazione dei materiali, richiamando la necessità di integrare innovazione tecnologica, collaborazione tra filiere e sensibilizzazione.

“L’economia circolare diventa davvero efficace quando riesce a coniugare innovazione industriale, collaborazione tra filiere e coinvolgimento delle persone. Per questo Herambiente sviluppa progetti che consentono di rigenerare scarti industriali e reintrodurli nei processi produttivi, come avviene grazie all’impianto Fib3r per la fibra di carbonio, offrendo soluzioni concrete anche al mondo della nautica. Parallelamente, attraverso Scart raccontiamo il valore del recupero con il linguaggio universale dell’arte, trasformando lo scarto in uno strumento di sensibilizzazione. Solo unendo tecnologia, cultura e responsabilità condivisa possiamo accelerare la transizione verso un modello di sviluppo realmente sostenibile”.

Le applicazioni industriali

Il riferimento all’impianto Fib3r porta il discorso sul terreno delle applicazioni industriali. La fibra di carbonio è un materiale importante per la nautica ad alte prestazioni, ma il suo recupero richiede processi capaci di affrontare le caratteristiche dei compositi. La possibilità di valorizzare questi materiali può contribuire a sviluppare nuove relazioni tra industria del riciclo e cantieristica, purché le soluzioni siano compatibili con le esigenze tecniche e produttive del settore.

Scart affronta invece il tema attraverso la comunicazione e il linguaggio artistico, mostrando come il recupero possa diventare anche uno strumento culturale. Due dimensioni complementari: da un lato la ricerca di processi industriali efficaci, dall’altro la costruzione di una maggiore consapevolezza sul valore delle risorse.

La diffusione commerciale

Il passaggio dalla sperimentazione alla diffusione commerciale è stato approfondito da Mario Mariani, ceo e fondatore di The Net Value, che ha evidenziato l’importanza di creare connessioni tra startup, imprese, ricerca e territorio.

“La circular economy funziona quando si passa dall’idea alla sperimentazione. Con Bios stiamo mettendo insieme startup, imprese, ricerca e territorio per testare soluzioni su casi d’uso reali e accompagnarle verso il mercato. È un modello che può essere trasferito anche alla nautica: i marina possono diventare luoghi di sperimentazione concreta per nuove soluzioni circolari applicate alla Blue Economy”.

Il marina può così assumere una funzione ulteriore rispetto a quella di utilizzatore di tecnologie: diventare un ambiente in cui testare soluzioni, verificare le condizioni di applicazione e mettere in relazione chi sviluppa un prodotto con chi dovrà utilizzarlo. La disponibilità di casi d’uso reali può facilitare il passaggio dalla ricerca a modelli replicabili, riducendo la distanza tra innovazione e mercato.

La manutenzione quotidiana e il valore delle piccole scelte

L’economia circolare non riguarda soltanto i grandi investimenti industriali. Nei porti turistici, migliaia di operazioni di pulizia e manutenzione si ripetono nel corso della stagione, con un impatto complessivo che dipende anche dalla scelta dei prodotti e dalle procedure adottate.

Stefania Riboldi, di Nuncas Marine, ha richiamato l’attenzione proprio su questo aspetto: “La sostenibilità si costruisce anche attraverso gesti apparentemente piccoli, ma ripetuti migliaia di volte. Ridurre l’impatto dei prodotti utilizzati nella manutenzione significa intervenire direttamente sulla relazione tra imbarcazione e ambiente marino. I marina possono accelerare molto questa evoluzione”.

Il tema evidenzia una caratteristica spesso trascurata della transizione: l’effetto cumulativo delle attività ordinarie. La selezione dei prodotti, le modalità di utilizzo e la formazione degli operatori possono contribuire a ridurre gli impatti associati alla manutenzione, soprattutto quando le buone pratiche vengono adottate su scala sistematica.

Altri due contributi hanno riguardato il recupero delle reti da pesca e la progettazione delle imbarcazioni. Vox Maris e BioDesign Foundation hanno portato l’attenzione sulla raccolta e sulla rigenerazione delle reti a fine vita, mentre Cantiere del Pardo e Grand Soleil hanno affrontato il tema dei materiali, della progettazione orientata alla riciclabilità e del fine vita delle imbarcazioni.

La circolarità richiede infatti di considerare l’intero ciclo di vita del prodotto. Intervenire soltanto quando un materiale è diventato un rifiuto significa affrontare il problema nella sua fase finale; ripensare la progettazione permette invece di valutare in anticipo durata, manutenzione, separabilità dei componenti e possibilità di recupero.

È una trasformazione che coinvolge l’intera filiera nautica e che richiede collaborazione tra produttori, cantieri, fornitori, gestori dei marina e operatori della manutenzione. Nessun singolo soggetto può risolvere da solo le criticità del fine vita: occorrono processi condivisi e sbocchi industriali per i materiali recuperati.

Dai riconoscimenti alla misurazione dei risultati

La necessità di rendere confrontabili le esperienze è alla base dell’evoluzione dei Blue Marina Awards, il cui sistema di valutazione si fonda su kpi, evidenze oggettive e verifiche. Il progetto punta ad ampliare la propria funzione: dal riconoscimento delle eccellenze a uno strumento di osservazione dell’evoluzione della portualità turistica.

“Un marchio di riconoscimento fotografa un risultato. Il passaggio successivo è capire come evolve il settore”, ha dichiarato Walter Vassallo, fondatore dei Blue Marina Awards. “Misurare significa poter confrontare, individuare le esperienze che funzionano e trasformarle in conoscenza utile. Porto Cervo ha dimostrato che mettere insieme marina, istituzioni, ricerca e imprese non serve semplicemente a raccontare la transizione: serve ad accelerarla”.

Il valore degli indicatori non consiste soltanto nel classificare le prestazioni, ma nella possibilità di individuare margini di miglioramento e verificare l’efficacia delle misure adottate. La misurazione può diventare uno strumento di gestione, aiutando i porti a comprendere dove concentrare gli investimenti e quali pratiche possano essere trasferite in altri contesti.

Il marina del futuro

La tappa di Porto Cervo ha riunito temi che spesso vengono affrontati separatamente: energia, digitalizzazione, tutela del mare, recupero dei materiali e sviluppo territoriale. La loro connessione rappresenta uno degli elementi più rilevanti della nuova visione dei marina. La sostenibilità ambientale, infatti, non è separata dalla competitività economica: può incidere sull’efficienza delle infrastrutture, sulla qualità dei servizi, sulla resilienza delle destinazioni e sulla capacità di attrarre competenze e investimenti.

Il percorso dei Blue Marina Awards proseguirà il 21 ottobre 2026 a Roma, presso il Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, con l’appuntamento conclusivo dell’edizione e il conferimento dei riconoscimenti alla portualità turistica.

Da Porto Cervo emerge una prospettiva che riguarda l’intero sistema della nautica: il marina del futuro non sarà definito soltanto dalla qualità dell’ormeggio, ma dalla capacità di integrare infrastrutture, dati, ricerca, filiere industriali e tutela degli ecosistemi. La sfida sarà trasformare questa integrazione in risultati misurabili, investimenti sostenibili e modelli operativi che possano essere adottati ben oltre i confini del singolo porto.

L’articolo Blue Marina Awards a Porto Cervo: il porto turistico diventa piattaforma di innovazione è tratto da Forbes Italia.

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